Operaclick ricorda Rosetta Noli

in ricordo di Rosetta Noli

Rosetta non amava molto comparire, anzi, per nulla. Era sempre una lotta farla uscire a ringraziare il pubblico al termine dei raffinati concerti che organizzava per la sua scuola (testimonianza diretta la mia, perché molti di questi si svolsero ad Alassio, mio paese natale): non voleva privare di nulla i suoi ragazzi, per i quali provava un affetto davvero materno.
Mi sembra di sentirla già rimproverarmi, sarò dunque breve e concisa come a lei sarebbe piaciuto .

Soprano di fama internazionale, anche se nota a molti come la zia del tenore genovese Ottavio Garaventa, Rosetta Noli era infinitamente più di questo.
Nata a Genova nel 1922, debuttò nel 1948 come Nedda in “Pagliacci”, iniziando un’intensa carriera che la portó  al Teatro dell’Opera di Roma quale Micaela in “Carmen” accanto a Giulietta Simionato e Mario Del Monaco e quale Margherita in “Mefistofele”, che fu uno dei suoi ruoli prediletti insieme a Cio-Ciò San e Violetta.
Sempre in Mefistofele, nel 1952 debuttó alla Scala, dove fu presente per due stagioni interpretando “La boheme”, “Faust” e “L’ amore di Danae” di Richard Strauss.
Apparve poi nei principali teatri italiani, francesi e sudamericani, oltre che nei titoli già citati, in “Manon”, “Otello”, “ La traviata”, “Madama Butterfly”, “ Turandot” (Liù), “La boheme” di Ruggero Leoncavallo, “Il dottor Antonio” di Franco Alfano ecc.
Dopo il ritiro dalle scene ha svolto per lungo tempo l’attività di insegnante a Genova Sampierdarena e alla scuola dell’Opera di Parigi.
Imparare da Rosetta era un privilegio, ed io ne ho goduto in prima persona come allieva uditrice, in quanto, a parte la scrupolosissima preparazione tecnica, per lei basilare, ciò che si respirava appena varcata la soglia era un profumo di teatro tangibile e penetrante: Rosetta impreziosiva la lezione di ciascun allievo con notazioni e consigli che, diversi per ognuno, andavano a sciogliere, quando necessario, anche blocchi emotivi o a stimolare e potenziare aspetti del carattere.Chi ebbe il privilegio di ascoltarla sulla scena la ricorda infatti soprattutto come un’artista raffinata ed estremamente teatrale e proprio questa sua natura trapelava in ogni sua parola allorquando doveva spiegare a qualcuno dei suoi allievi un determinato personaggio. Per me fu un laboratorio eccezionale e furono innumerevoli le volte in cui le chiesi quale fosse stato il suo personaggio più amato, ma la risposta tardava sempre a venire in quanto, lo ripeteva costantemente, ogni ruolo era una sua creazione individuale che partiva da uno studio profondo dello spartito .
Donna solare, aperta e comunicativa, la sua gioia erano i suoi allievi e la sua scuola, lo stare con loro e condividerne soddisfazioni ed ansie era per lei vera ragione di vita.
Della sua luminosa carriera parlava poco e dei suoi celebri colleghi ricordava solo esempi di grande valore umano e teatrale.Ripeteva spesso che la vita di un cantante è difficilissima e richiede pesanti sacrifici oltre che un’ottima salute fisica e mentale.
Ciò che mi preme però sottolineare in questo contesto è la particolarità della sua scuola basata sul rigore di un’accademia professionale, ma anche sul calore umano, sull’amicizia e sostegno reciproco. Eravamo tutti uguali per lei, anch’io ero considerata un’allieva come le altre (la sbigottiva sempre il fatto che stessi ore seduta ad ascoltare i vocalizzi di questa o quella voce…) e mi ascoltava e incoraggiava in questa difficile strada che avevo deciso di intraprendere.
Nel corso della sua vita personale sono stati pure molti i dolori e le battaglie che ha dovuto affrontare, ma le disgrazie l’hanno sempre trovata pronta e disposta a battersi per il bene delle persone che amava.
Con lei il teatro musicale perde un personaggio centrale e carismatico che intendeva il teatro come in continua evoluzione e che in maniera davvero contemporanea lo vedeva come luogo in cui le nuove generazioni devono lottare per affermarsi. Un teatro dunque giovane per i giovani, come lei è sempre profondamente stata.
Temo di essermi dilungata troppo, ma sono certa che mi perdonerà, d’altronde se state leggendo queste mie parole il merito (o la colpa) è indubbiamente sua!
Grazie Rosetta.

Silvia Cam

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