Una possibilità

Mentre l’Italia non riesce a darsi una legge per il fine vita, in Gran Bretagna, i medici decidono, contro il parere dei genitori, di sospendere le cure a un bimbo che, secondo loro e secondo le attuali conoscenze mediche, non potrà sopravvivere.

Io ho 57 anni, sono nata con la Sindrome di Ehler-danlos, ai tempi quasi sconosciuta, e i miei si sentirono dire “Speriamo muoia subito.”

 

 LA RABBIA

Mentre l’Italia esplodeva economicamente entrando a far parte del gruppo dei paesi più industrializzati del mondo, il 1960 fu per i coniugi Garaventa un anno tra più duri.

L’anno che letteralmente, sconvolse la loro esistenza.

Capita che nella nostra vita senza che se ne abbia alcuna premonizione, irrompano persone che hanno il potere di modificare irrimediabilmente la nostra esistenza. Così quel 16 maggio del ’60, avrebbe segnato lo spartiacque nella vita di Ottavio e Lilli.

La nascita di un figlio che è l’evento più normale e lieto che possa avverarsi tra giovani sposi,  per loro fu  quello più difficile della loro esistenza.

Marina nacque di otto mesi, all’una del mattino dopo un travaglio interminabile. Ansioso come tutti i neo-padri, Ottavio aspettava di poter vedere la figlia e la madre e intanto immaginava una vita comoda e senza ristrettezze economiche grazie alla sua voce. Una bella casa, le vacanze, una buona scuola…

Una voce lo destò dai suoi sogni:

– Lei è il padre? Sono il primario… –

– Come stanno? – chiese lui con voce tremante.

– Sua moglie è molto provata, ma sta bene… –

– Meno male, e la bambina? – lo aveva interrotto Ottavio che già sentiva l’adrenalina della gioia scorrere nelle vene.

– La bambina, ha qualche problema… un parto difficile… podalico… forse avrebbe bisogno dell’incubatrice, ma io sono contrario ad allontanare i neonati  dalla madre. –

Ottavio sentì distintamente il suo sangue fermarsi nelle vene, mentre il medico farfugliava un saluto e si allontanava.

In un balzo, il giovane padre lo raggiunse, lo afferrò per un braccio e gridò:

-Cos’ha mia figlia? –

A quel grido, il medico si appiattì contro la parete, mentre il corridoio del reparto si riempiva di medici e pazienti.

-Cos’ha? – ripeteva Ottavio furente.

Terrorizzato da quell’energumeno che lo sovrastava di un buon palmo in altezza, il luminare ebbe un guizzo di reazione e rispose:

– Sua figlia è molto prematura e malformata. Non vivrà molto ma, se mai dovesse sopravvivere, non mangerà, non camminerà, non parlerà, non…. –

Il resto della risposta gli rimase conficcato nella gola.

Ottavio, che aveva ormai perso il lume della ragione, lo aveva afferrato per il camice e lo sbatteva contro il muro.

Non si rendeva conto di nulla: non si accorse di Lilli che con voce flebile lo implorava di fermarsi, né degli infermieri che tentavano di liberare il medico, non delle partorienti che urlavano, né dei neonati che piangevano.

Improvvisamente, il buio cadde su di lui.

Mollò la presa e svenne tra le braccia di due carabinieri che, nel frattempo, erano stati chiamati dalla caposala.

Lo portarono in commissariato dove, per sua fortuna, trovò un dirigente comprensivo. Consumate tutte le energie nervose, ridotto ad uno straccio piagnucoloso, Ottavio raccontò l’accaduto e il commissario, dopo una breve ramanzina, lo mandò a casa, non senza provare una certa commozione.

Da “Una vita da tenore”

Io non conosco la situazione del piccolo Charlie ma so che una possibilità, solo una, non si nega a nessuno.

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6 pensieri su “Una possibilità

  1. Il problema è molto complesso, Marina carissima. Secondo me la tua vicenda è un caso eccezionale. Eccezionale la tua personalità quale emerge dal tuo bellissimo libro. È vero, sarebbe stato un delitto non averti, non aver conosciuto una ragazza (eri davvero assai graziosa dalle foto) ed una donna, poi, come te. Come ho scritto in quella piccola canzone, hai amato, vissuto, lottato, e ancora oggi lo fai. Ma non tutti sono Marina. Sì, non so se abbia un senso, sempre, in ogni caso. Certo, c’è il rischio dell’eugenetica, della nazista selezione dei belli e sani. Ma ho amici che hanno figli tetraplegici, sicuramente amatissimi, di cui anch’io sono amico con tutta l’anima. Ma non me la sento di dire se era meglio vivere o morire. Non me la sento. Marina è Marina, donna eccezionale, donna in tutto e per tutto. Ma per tutti gli altri, per tutti i casi, non me la sento di dire che è giusto. Un abbraccio, davvero.

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  2. cara marina per me sempre Noretta e basta ti voglio bene…spero ti ricordi di me quando chiacchieravamo su Facebook…molto bello e giusto quello che hai scritto ma il mondo oggi va così e non si riesce a capire perché.

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  3. ..ora pare che Il Bambin Gesù di Roma sia disposto ad accogliere il piccolo Charlie per consentire la sperimentazione del medico americano….in Inghilterra sono certi che non ci sia alcuna possibilità per il bimbo…..ma Lui ed i Genitori hanno diritto a quest’ultima speranza….un abbraccio, Marina…♥…

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