L’essenziale

La vita di oggi, frenetica e vogliosa, non ci lascia tempo per pensare. Troppi sono i bisogni “indispensabili” da soddisfare e il tempo a nostra disposizione sembra ridursi sempre di più. Il telefonino di ultima generazione, la tv 50 pollici, l’auto superconnessa, la casa nuova, le vacanze esotiche, le cene al ristorante, il cane di razza, il condizionatore, il tappetino rinfrescante per il micio e …. chi ne ha più ne metta. Questi i bisogni del terzo millennio! Per i più giovani, i nativi digitali e per quelli allevati a omogeneizzati e pubblicità, sembra incredibile pensare alle generazioni precedenti al boom economico e all’era digitale. Non sono capaci di credere che solo 65 anni fa nel nostro paese si viveva senza servizi igienici in casa, si mangiava carne una volta alla settimana (quando si era benestanti), la luce elettrica non arrivava dappertutto, non c’era la televisione e il telefono era poco diffuso.

Dei bisogni inalienabili di oggi, neppure l’ombra.

Ancora oggi, in zone depresse del mondo, vi sono persone che lottano per i bisogni “primari”: il cibo, l’acqua, la casa, il lavoro, la libertà.

Sarebbe sufficiente pensare a questo per ridimensionare tutte quelle necessità che ci sembrano così importanti, dando un senso diverso alla nostra esistenza. La maggior parte dei bisogni della società evoluta, sono “bisogni indotti” dal consumismo attraverso la pubblicità.

So che non è facile accettare la differenza tra i bisogni primari e quelli indotti ma, come è successo a molti, la differenza salta agli occhi solo se si è   obbligati a vederla. Un lutto, un dolore, una malattia ci costringe a pensare. Prima di fermarmi, anch’io spasimavo per un capo d’abbigliamento, per una vacanza, e per tutto ciò che sembrava rendere migliore la vita. Tutti corriamo ci affanniamo e arrabattiamo poi, improvvisamente, tutto si blocca.

Perdono colore e consistenza le cose che cii piacevano tanto e tornano prepotenti i bisogni primari, mangiare, bere, dormire, stare caldi e tranquilli, avere accanto chi ami.

Fermi e dipendenti da tutti, se siamo fortunati, tra l’ombra frondosa del nostro giardino, che è ancora quello che vedevamo di sfuggita prima della sosta obbligata, siamo costretti a pensare e a fare i conti con la vita. La mente, ovviamente, pur rifiutarsi e rimanere attaccata al passato, oppure, con pazienza e serenità, può meditare sui veri bisogni della vita. E allora, come per incanto uno ad uno sparisce il superfluo e resta solo l’essenziale. E i fiori che vi circondano ci sembrano i più belli del mondo.

Chiudete gli occhi e rimanete immobili per qualche minuto, simulando una sosta che ancora non esiste.

Meditate un momento e prendete coscienza dei bisogni primari e poi, se vi va, riprendete pure la corsa agli effimeri bisogni indotti.

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2 pensieri su “L’essenziale

  1. sono d’accordo, almeno ogni tanto fermarsi a riflettere su quel che «conta davvero» è salutare; credo che gli eccessi consumistici siano la conseguenza d’un vuoto interiore; un vuoto da riempire in modo forsennato, come per fuggire da qualcosa; nessun oggetto, per quanto mirabolante, puo’ sostituire la necessità d’un rapporto, d’una relazione, d’un dialogo fra noi e gli altri; anche senza grandi discorsi, ma un semplice stare assieme, sentire un «noi»; il web non puo’ risolvere tutto, ma anche il web puo’ dare una mano

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  2. La “fermata obbligata” ti rende indispensabile ripensare alla tua vita. Ma perchè attendere un episodio magari grave per cominciare a rivedee le proprie posizioni e soprattutto le vere necessità? La vta sarebb più facile e sparirebbe lo stress.

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