Impietosa e feroce

16708473_10208908360092499_7387250778407879673_nPiù ascolto la canzone che Diego ha scritto per me e più mi ci riconosco.

Sono io, sicuramente, e stupisce che l’abbia scritta chi non mi ha mai vista. Io e l’amico blogger, infatti, non ci siamo mai incontrati “dal vivo”. La nostra è un’amicizia nata e cresciuta sul blog. Evidentemente io mi rivelo più di quanto io stessa immagini e, ma questo si capisce subito, già leggendo il suo blog, Diego è persona sensibile e attenta, capace di captare i più piccoli segnali che l’anima cela gelosamente.

Una frase in particolare mi ha colpita, svelandomi un lato del mio carattere che, pur rendendomene conto, non avevo individuato così chiaramente.

“Impietosa e feroce” mi definisce nel bel testo.

È vero.

Feroce perché la lotta indurisce e fortifica, rendendoti via via più pronta e determinata nella continua battaglia per non soccombere.

Impietosa perché, quando si conosce il peggio, non si può perdonare la codardia. Io non provo pietà per chi guarda e pensa solo a sé stesso, non provo pietà per i suicidi che abbandonano la lotta, non provo pietà per chi, pur potendolo, non accetta la realtà e non l’affronta, non provo pietà per chi si nasconde e neppure per chi gioca con la propria vita facendone scempio.

La mia pietà va tutta a chi soffre nel corpo e nell’anima, a chi non è libero, a chi è oppresso dalla guerra e dalle discriminazioni, ai bambini soldato, a quelli costretti a prostituirsi, agli anziani abbandonati, a chi è colpito dalle calamità naturali.

Non mi piacciono i capricci, mi piace chi combatte.

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14 pensieri su “Impietosa e feroce

  1. Cara Marina, lo stesso commento l’avrebbe scritto anche Maurizio e, se ci pensi, anche voi vi siete conosciuti tramite computer eppure la sintonia è stata forte.
    Diego è sicuramente un ragazzo “in gamba”, spero che anche il “mio Diego” lo diventi.
    Un grande abbraccio Nazzarena.

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  2. Marina carissima, gli aggettivi «impietosa e feroce» mi sono sgorgati quasi spontaneamente, per allontanarmi dai discorsi di «bontà pietosa» che sono spesso offensivi verso chi soffre le infermità. Sì, impietosa verso la vigliaccheria di noi «sani», con i nostri «mi piace» che non costano fatica. Ho tentato di raccontare una donna, non una malata. Raccontare oltre il «poverina» che umilia. Ma tutto si capisce leggendo i tuoi libri. E poi la vera dolcezza non è zuccherosa. Ti confesso, non mi va neanche d’esser troppo apprezzato: scriver due righette è facile, troppo facile. Un abbraccio.

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      1. Naturalmente vederti di persona è sicuramente un accadimento che mi farebbe piacere (mi farà, prima o poi…), ma io sono convinto che anche sul web le persone le conosci, forse, per alcuni aspetti, anche meglio che dal vivo; le riflessioni scritte sono una porta dritta all’anima di qualcuno; comunque, finisco con una battuta: dal vivo sono sicuramente peggio, il che è tutto dire

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