È morto Babbo Natale

Qualche giorno fa la Chiesa Parrocchiale di San Pietro di Savignone era così affollata che, chi si fosse trovato a passare si lì avrebbe pensato ad un evento solenne.

Si trattava del funerale di Babbo Natale, o meglio del “nostro” babbo natale savignonese che, al secolo, portava lo strano nome di Terzo. Anche lui, come tanti altri personaggi locali, è entrato nei mieli libri. Ora che se n’è andato per sempre, voglio ricordalo con la favola “L’albero di Michele” contenuta nel libro “Le favole della sera”.

Foto Cinzia Bassani
Foto Cinzia Bassani

Michele si svegliò quasi di soprassalto e, in un balzo, scese dal letto, come non faceva mai nei giorni di scuola, ma quello era un giorno speciale: era il 24 dicembre e, sulla piazza, veniva addobbato l’albero di Natale. Mentre si vestiva in fretta tracannando il caffellatte, s’interrogò per l’ennesima volta sulla questione dell’albero senza trovare una risposta. All’età di nove anni le faccende del Natale non facevano più effetto a nessuno ma a lui quel periodo dell’anno metteva sempre una grande eccitazione. In un attimo fu in strada: la giornata era fredda e tersa come cristallo e Michele, inalando a pieni polmoni, avvertì l’odore della legna bruciata e il vago sentore di pandolce che proveniva dal vicino fornaio. Di corsa, raggiunse la piazza e la trovò, come sempre, piena di bambini d’ogni età, colore e religione: lì, tutti festeggiavano le ricorrenze di tutti. Il bambino passò senza indugio, in mezzo a quelli che giocavano a pallone, scantonò chi lo chiamava per il solito scambio di figurine e puntò deciso verso il giardino antistante il comune dove troneggiava un sontuoso abete. Finalmente poteva rilassarsi e attendere, accomodato sulla scala, l’inizio dello spettacolo.

Ancora un attimo e tutto avrebbe avuto inizio!

Come previsto il portone del comune si aprì e spuntò il solito cappellaccio floscio del capo operaio Brunetto che, caracollando sul vialetto, spronava il suo collega Silvio a portar fuori la cassa degli addobbi:

– Fanni fitu!- incitava Brunetto.

– Coxe ghè drentu a ‘stu sacramentu?- tuonava Silvio con il baffo biondo e irascibile.

Dietro ai due, silenzioso e con i grandi occhi spalancati, veniva Terzo con la sua aria di bambino: anche lui subiva il fascino del Natale e, in quel periodo, tralasciate tutte le piccole attività con cui si rendeva utile alla comunità, si preparava con scrupolo, a vestire i panni di Babbo Natale per distribuire doni ai bambini delle scuole. Già all’inizio di Dicembre cominciava a preoccuparsi che il vestito fosse pronto insieme al sacco e ai regali e tempestava di domande Barbara, responsabile dei servizi sociali.

– Ciao Terzo –

– Ccciao Mi-Michele. – balbettò sorridendo lui mentre guardava Silvio che scassinava la cassa. –

– Coxe a l’è ‘sta roba? Barbara!! – ululò Silvio guardando stupito gli strani oggetti.

Richiamata dalle grida, Barbara, bionda e materna, si affacciò dalla finestra :

– Lo sapevo che avresti trovato da ridire! Ce le ha mandate l’Ambasciatore e non possiamo fargli un torto. Ha detto che, anche se sono brutte, la notte s’illuminano e rilasciano una polvere bianca che sembra neve. Del resto si chiamano “Fosforo Bianco Natale”.

– Ma sun brutte, pan bumbe! – mugugnò Brunetto cominciando ad appenderle ai rami.

In breve il lavoro venne ultimato, i due operai, raccolti i loro attrezzi, si allontanarono perplessi e anche Michele decise di tornare a casa non senza rivolgersi ancora una volta a Terzo:

– Ti piace? –

– Era più be-bello quello con le pa-palle colorate e le lucine. –

– Magari di sera è meglio…- concluse il bambino allontanandosi.

La giornata di Michele sembrò la solita, fatta di auguri, regali e baci appiccicosi di nonne e zie, finché, in mezzo a quel bailamme, improvvisamente, gli arrivò la voce del telegiornale:

-…trafugate dall’arsenale alcune casse di bombe chimiche al fosforo bianco. Si pensa possano essere utilizzate per compiere un attentato … – Il giornalista continuò mentre sul video venivano mostrate le terribili bombe e i loro effetti ma Michele non era più davanti al video.

Le aveva riconosciute subito.

In un attimo fu in strada e, incurante della notte e dell’incipiente nevicata, prese a correre verso il comune. Il vialetto era buio e l’abete s’intravedeva appena… tutto era immobile ma, in quel momento, Michele avvertì un rumore alle sue spalle: era un ansimare, quasi un rantolo. Il bambino tremò di paura mentre una mano si posò sulla sua spalla. Pronto a difendersi, fece per voltarsi ma venne abbagliato dal fulgore dell’albero improvvisamente acceso: attraverso le lacrime, vide le palle colorate, le lucine intermittenti, i nastri argentati e sentì la voce di Terzo:

– Ti pi-piace? Quelle erano tro-troppo tristi… le ho buttate nel burrone de-della Fosca, così nessuno le troverà più. Ora vado a ca-casa che sono stanco…-

Finalmente Michele riuscì a voltarsi e lo vide allontanarsi: aveva indossato il suo costume e, anche se aveva il cappello sbilenco, la giacca troppo stretta e i pantaloni un po’ corti, gli sembrò il Babbo Natale più bello del mondo.

Buon Natale, terzo. Buon Natale a tutti… proprio a tutti!-

CIAO TERZO

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5 pensieri su “È morto Babbo Natale

  1. Spesso quando capita di incontrare queste persone che sembrano uscite da un libro di fiabe non ci si rende conto di quale fortuna abbiamo avuto salvo accorgersene quando vengono a mancare….
    E’ un gran peccato però!

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  2. Alcuni di noi incarnano la parte del personaggio delle grandi occasioni, altri quella quotidiana che regala la vita.
    C’è un personaggio nella mia infazia che somiglia a Terzo, si chiamava, anzi lo chiamavamo Babbuscia e spesso al mattino portava addosso i segni della scimmia della sera prima. Nella sua limitatezza aveva un gran cuore che gli dettava poesie che poi buttava insieme al cartone che raccoglieva.

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