Inverno ’42 – L’Ungheria

Per il 25 Aprile ho deciso di raccontarvi un piccolo episodio, tratto dal libro che sto scrivendo sulla vita di mio padre. qui chiamato col diminutivo di “Tavin” (piccolo Ottavio)

59508-1

… Fu in una notte, scura e buia che ‘Tavin vide, per la prima volta, un partigiano.

Castelloroso era già da molto immerso nel sonno e nel silenzio: sua madre e suo padre dormivano nella camera accanto, la nonna Cesira e nonno Augusto nella stanza vicino alla stalla, lui riposava in una branda provvisoria in cucina dove la stufa emanava un lieve tepore e unaluce rossastra. Improvvisamente, due colpi violenti, squassarono la porta:

– Chi è? – domandò Benedetto, avvolto in una coperta e immobile dietro l’uscio.

– Sun me, L’Ungheria. Arvi!- (Sono io, l’Ungheria. Apri!)

‘Tavin, mezzo sprofondato nelle coperte, spalancò gli occhi, completamente sveglio: quel nome, temibile e misterioso, il nome del partigiano più temuto della zona, riecheggiava in lui, immagini avventurose come quelle dei libri di Salgari.

Suo padre ammutolito aprì la porta e, nella fioca luce dell’unica candela, l’Ungheria entrò.

Col passo pesante dei suoi stivali, con le due bandoliere piene di proiettili in collo, con la faccia da eroe abbruttita dalla vita in montagna, grande e grosso come una montagna, con gli occhi di brace come il diavolo, Ungheria avanzò e la sua immagine carica di simboli e di sogni, riempì gli occhi di ‘Tavin come lo stacco di un primo piano al cinematografo. I due uomini parlarono sottovoce: il partigiano spiegava qualcosa e la sua voce sembrava il rombo lontano di un cannone. Poi Benedetto, gli offrì un bicchiere di vino che l’uomo lo trangugiò in un colpo, guardò per un momento il bambino immobile, si voltò di scatto e disparve nel buio.

Quella notte, ‘Tavin non dormì: restò a pensare al suo nuovo eroe, immaginò di seguirlo in montagna a fare quelle cose da partigiano che, in verità, non gli erano ben chiare ma lo affascinavano tanto.

La mattina arrivò, umida e fredda, e, come non mai, il paese brulicava di sussurri e di passi di pesanti stivali teutonici: quella notte, con uno stratagemma vecchio come il mondo i partigiani avevano rubato ai tedeschi tutti i cavalli. Era bastato fasciare con degli stracci gli zoccoli dei destrieri, e nessuno li aveva sentiti passare.

Era stato l’Ungheria.

Annunci

6 pensieri su “Inverno ’42 – L’Ungheria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...