“I miei ricordi li scrivo con gli occhi”.

10957638_937850082915202_2707631132367478499_nIl bel signore che vedete nella foto si chiamava Maurizio ed era, come si diceva una volta, un mio amico di penna”. Io e Maurizio non ci conoscevamo dal “vivo” ma ci eravamo conosciuti via email. A dire il vero non ricordo neppure la circostanza del nostro incontro virtuale, forse perché avevamo tante cose in comune che mi sembra di averlo conosciuto da sempre. Maurizio era malato di Sla, era tracheotomizzato, usava il ventilatore e noi muoveva dal suo letto. Anche lui aveva il suo computer, che comandava con gli occhi, e che lo teneva legato al mondo. Facile pensare che ci legasse la malattia ma non era così.

Maurizio, come me, amava la vita, era pieno d’interessi e non rinunciava mai alla sua ironia. Nelle mail che ci scambiavamo le notizie sulla nostra salute erano relegate in poche righe frettolose, mentre dedicavamo pensieri e dissertazioni alla politica, allo sport e all’attualità.

Poi la Sla ha deciso che bisognava finirla lì. Lo ha privato dei suoi occhi, impedendogli di usare il computer e, dopo mesi di apatia e di sofferenze, il 16 dicembre 2014, Maurizio si è spento.

La moglie Nazzarena,  ha raccolto i suoi ricordi in un piccolo libro intitolato “I miei ricordi li scrivo con gli occhi”.

L’ho letto ci ho trovato dentro il caro amico. Maurizio ricorda la sua infanzia nella campagna piacentina, la leva militare, l’amore e tante altre cose. Si parla poco della malattia.

Ecco un breve estratto del terzo capitolo “Vita in campagna”

La nonna materna era sempre uguale, era anziana e anziana rimaneva; portava una lunga

Gonna nera, come il resto del vestiario era nero.

Forse perché era vedova, il nero è il segno del lutto.

Ho un ricordo molto vago del nonno, statura media, tarchiato con due baffi maestosi, aveva

Sempre fatto il mugnaio e allora vecchio aveva lasciato il lavoro ai due figli.

Era il mulino in centro del paese, la nonna abitava in una casa dietro al mulino; si scendeva

un paio di scalini e si entrava: a destra la macchina da cucire sotto la finestra – la nonna

faceva la sarta – in fondo, sempre a destra, il camino e di fronte la porta per salire nella

stanza da letto costeggiando le vecchie macine in pietra ormai in disuso.

Il mulino era all’avanguardia, non aveva la ruota movimentata dall’acqua ma turbine sempre

azionate dalla caduta dell’acqua.

Come tutti gli altri mulini sul canale, era di proprietà di Giuseppe Verdi, il canale infatti

alimentava i due laghetti fatti a forma delle iniziali del grande musicista, nella sua villa di

Sant’Agata.

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La nonna, originaria di Vidalenzo, paese vicino alla villa del maestro, da bambina insieme

ad altri rincorreva il calesse di Verdi che si recava a Busseto.

Il maestro non era indifferente a quel vociare, dal calesse lasciava cadere caramelle e dolcetti

molto apprezzati dalla ciurma di bambini.

La stanza da letto era spartana, un letto matrimoniale, un letto singolo e un armadio mezzo

diroccato.

Io e mia sorella dormivamo nel letto matrimoniale, la nonna nel singolo, ben coperti. Lei

spegneva la luce e iniziava a raccontare le trame delle opere naturalmente di Giuseppe

Verdi, era un’appassionata della lirica e i suoi racconti erano maniacali, non tralasciava

nessun particolare. I miei occhi si appesantivano e mentre lei continuava il racconto mi addormentavo

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13 pensieri su ““I miei ricordi li scrivo con gli occhi”.

  1. che belle pagine! tanti particolari, ma in contesti diversi sono uguali alla mia infanzia e mi fa scaldare il cuore perché comprendo che tutto il mondo è paese.
    Bell’anima il tuo amico, indomito amante della vita. Che il riposo gli sia lieve… un abbraccio a te mia cara Marina, baci Renata

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  2. …”la bastarda”, così è denominata da chi ne è colpito….io l’ho “conosciuta” per le battaglie del Comitato 16 Novembre e grazie a Luca, mio fraterno amico…..http://www.leportedellasperanza.it/ ….anche a me piace pensare Maurizio finalmente liberato dalla sua prigione materiale in volo in altre dimensioni…♥….. bacione anche aTe, Marina…. ♥ …

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  3. Come sempre grazie Marina. Un grande abbraccio, che il viaggio sia lieve a Maurizio, mi piace pensarlo finalmente libero dalla sua crudele malattia.

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