Religioni: Non è la corteccia che fa la pianta.

un altro punto di vista, rispetto al post di ieri. Mi sembra interessante.

INPUT > di Paolo Giardina

creazione-di-adamo

Quando le religioni tendono a comprendere tutta l’umanità, sono oracolari ed oscure, astratte e generali. Questo elemento ha determinato nell’uomo una naturale esigenza di “modellarle” a suo esclusivo interesse, “creandosi” un Dio a sua immagine e somiglianza. 

Le scritture sacre o più precisamente la scrittura delle religioni non va presa alla lettera, è solo un allegoria.

Ecco, immaginiamo un carro di carnevale, un caricatura della realtà.

Tradurre letteralmente un testo Sacro dalla sua lingua originale non ha senso. Ogni termine trova una sua relativa applicazione nel luogo e nel tempo in cui viene concepito. Di più, esiste la necessità di leggere le scritture della religione nella loro interezza, non estrapolando singole frasi, che assumono significati ambigui.

Nella terza, delle cento novelle del “Decameron”, la “favola delle Tre Anella”, Giovanni Boccaccio, racconta che il saggio ebreo Melchìsedech, alla domanda del grande condottiero musulmano Saladino, su quale era la…

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4 pensieri su “Religioni: Non è la corteccia che fa la pianta.

  1. Ho letto tutto e sono assolutamente d’accordo…. le scritture, tutte, che sia la Bibbia o il Corano o il Nuovo testamento vanno lette prima di tutto con l’umiltà di chi cerca ma sa che esse sono sempre più in là delle nostre traduzioni o delle nostre spiegazioni sempre parziali….

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  2. In effetti anche Vito Mancuso, nel bel libro «principio di passione» cita la celebre novella dei tre anelli del saggio Melchìsedech. In effetti è giusta la considerazione che i libri sacri delle religioni sono da leggere non alla lettera ma cercando di assimilarne il senso allegorico. A mio avviso il compito della cultura (in senso laico ma anche all’interno di un pensiero credente) è trovare degli spazi di rispetto e tolleranza che evitino le conseguenza atroci e brutali dell’odio e allo stesso tempo prendano atto delle differenza senza cercare un impossibile sincretismo globale. Una diastole/sistole sopportabile fra differenza e fratellanza, in un faticoso e mai finito lavoro per la pace.

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