Perché scrivo

2014-10-26 17.23.08In questi ultimi tempi, ho letto alcuni libri che mi hanno hanno obbligata a riflettere circa il fine della scrittura. Innanzi tutto, mi corre l’obbligo di dire che si tratta di romanzi, ottimamente scritti, ben strutturati e assolutamente al passo coi tempi. Raffigurano ambienti, storie e personaggi attuali e credibili. Purtroppo però, per quello che riguarda la mia sensibilità, l’atmosfera è cupa, avvelenata da violenza, droga, stupri, omicidi e turpiloquio. Oltre a ciò, i personaggi e le situazioni che potrebbero essere positive, o sono ridicolizzate o volutamente tralasciate. Il quadro è comunque attuale: basta infatti, accendere la tv, per averne conferma. Non vi dico nè titoli, nè autori, per non influenzare letture future.

Pee giorni, mi sono interrogata sul mio lavoro e sul mio modo di scrivere. Durante la presentazione di domenica 26 ottobre, l’affermazione di Claudia Garrè, assessore alla cultura, ha contribuito a chiarirmi le idee. “Le rose dell’Ecuador” è, un libro “lieve”, ma non “leggero”.. E proprio così io lo volevo! Io credo che nel creato vi sia un’insita tensione al bene, al miglioramento, una tensione  al raggiungimento della perfezione, ed è di questo che voglio scrivere. Non posso pensare che non vi sia un lato positivo della nostra vita che non meriti di essere raccontato e perseguito!

Vi lascio con un pensiro del teologo Vito Macuso

“C’è questa dimensione ma la vita non è solo questo. Noi viviamo all’interno di queste due spinte di Logos e di caos di ordine e di disordine, di male e di bene. È certo che il male c’è ma è l’unica dimensione della vita? No! Il bene esiste, eccome se esiste fa fiorire la vita e più noi lo diffondiamo dentro di noi e fuori di noi più noi stiamo bene e il senso della vita è quello di diffondere bene, di essere bene, di diffondere bene. Allora Logos+Caos=Pathos. Tutto ciò che vive soffre e si appassiona perché il pathos non è solo la sofferenza ma è anche la passione, quella passione positiva quella che ti fa alzare presto la mattina, non andare a dormire, la passione. E niente di grande è stato fatto nel mondo senza la passione” (Mancuso)

2014-10-26 17.26.11

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7 pensieri su “Perché scrivo

  1. ci sono delle belle pagine di Agostino sull’attrazione che il male esercita, sulla curiosità morbosa; pensa quanto rende in termini di audience l’omicidio di una ragazzina, lo sfruttano le mesi, anni, autentici avvoltoi su quel povero corpo

    bene Marina, bisogna ribellarsi al predominio mediatico del male, non perchè il male non esiste, ma perchè ne va della nostra umana dignità

    il tuo stile lieve è il tuo stile, chi ti legge percepisce la dolcezza che tu promani, una dolcezza intrisa d’umorismo ed autentica sensualità, perchè anche l’eros è bello solo se è allegro e non cupo

    mai essere alla moda, Nietzsche non era certo un paladino dei buoni sentimenti, ma aveva assolutamente ragione sul fatto che bisogna essere, per essere davvero, assolutamente «inattuali»

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  2. Brava, Marina, per come scrivi e per quanto ti prefiggi, brava, l’assessore
    ( è perfetta, quella presentazione ), e brava a Renata: solo un lettore superficiale può confondere leggero e lieve*..
    Senza parlare della citazione di Vito Mancuso: la stretta interdipendenza pathos-passione è quella che cerco sempre di sottolineare, senza probabilmente riuscirci.
    Forse per questo* è tanto difficile riuscire a scrivere come sarebbe desiderabile, sia per chi scrive che per chi ( si spera ) leggerà: il riferimento a persone reali è puramente voluto e intenzionale! 😉

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  3. concordo perfettamente con il tuo pensiero, nell’onda del filosofo Michael Aihvanhov, che ripete esattamente le stesse cose: esaltare le cose negative della vita, anche le caratteristiche negative e le colpe degli altri, attira energia negativa e rende difficile, se non impossibile ogni tipo di rendenzione/correzione da parte degli essere umani. Pensare positivo non significa ignorare le difficoltà e le brutture della vita, ma accendere una speranza ed esaltare le potenzialità positive della gente.
    Come nel caso di un bambino che sbaglia, ripetergli che è stupido e che sbaglia sempre, lo porterà ad evitare ogni sforzo per migliorare e lo plagerà a perseverare nei suoi errori in quanto secondo il segnale dell’adulto “non ha speranze di migliorare”…. Lo stesso nella vita della gente: se continuiamo ad ignorare che lo Stato siamo NOI, non possiamo sperare che i nostri politici ci salvino!!!
    Un abbraccio, Renata 😀

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