Il sogno di Rigoletto – Cortometraggio

Vi presento, oggi, una vera e propria chicca. Si tratta di un cortometraggio, molto particolare, appena uscito sul sito liricamente.it, che, ambientato in un’Emilia Romagna di grandi melomani, va ben al di là del semplice bozzetto, per farci riflettere sui nostri sogni perduti e sulle occasioni che non tornano più.

Dal sito di liricamente.it, ecco un’utile vademecum:

“Il sogno di Rigoletto” non è ispirato alla storia del capolavoro verdiano, non è un omaggio a Giuseppe Verdi. E’ un affettuoso pensiero rivolto a tutti coloro che non sono mai riusciti a tirar fuori dal cassetto i propri sogni. E’ il racconto di un perdente.

Il regista è Mauro Maletti di Modena, un poeta dell’immagine che viene dalla fotografia e dal restauro delle opere d’arte. Ideatore e sceneggiatore Daniele Rubboli, anche lui modenese, giornalista e scrittore, operatore teatrale a 360 gradi.

Interprete principale Gabriele Nani, giovane ma affermato baritono di Bergamo. Con lui Gianni Giovanoli, basso della storica Corale Rossini di Modena dove cantarono i Pavarotti, padre e figlio, e gran parte dei suoi colleghi coristi, bravissimi a dare verità ad un racconto un po’ naif, che strizza l’occhio al cinema neo – realista. E c’è un campione italiano di fisarmonica, Silvano Ballerini La colonna sonora interamente affidata alla fisarmonica è uno dei punti di forza del cortometraggio e una delle scelte più’ applaudite anche a Milano dove, per la presentazione all’illustre Circolo Volta, c’era un padrino d’eccezione, il tenore Nicola Martinucci, ed una folla di vecchi abbonati della Scala. La fisarmonica è lo strumento ideale per accompagnare chi canta all’osteria, e il protagonista di questo racconto, conosce solo questa realtà. Così quando riesce, nel sogno, a salire su un palcoscenico vero, in un teatro vero, si porta dietro il suono della fisarmonica perché gli appartiene come un vestito vecchio, ma comodo.

Girato in parte in una ricostruita osteria nella campagna di Modena che si rifà a tanti locali Anni Sessanta e Settanta oggi scomparsi, per le scene di teatro si è andati in quello seicentesco della Rocca di Novellara, gentilmente concesso da quel Comune, e riempito da melomani di casa, ma arrivati anche da Modena, Reggio E., Guastalla, Mirandola, Carpi e perfino Finale Emilia e Bressanone!

Tutto è stato realizzato nei tempi nei quali, in un teatro di provincia, quelli che non hanno sovvenzioni e vivono sul botteghino, si mette in scena un’opera lirica: solo due giorni. Senza prove, in diretta dalle 15 alle 23, come piace a Rubboli che aveva preparato la sceneggiatura nei dettagli, in modo che ci fosse un binario sicuro.

Alcuni momenti sono stati girati anche all’aperto, di notte, nella piazzetta della Pomposa, a Modena, dove i coristi della Rossini, preparati da Luca Saltini, interpretano un suggestivo “zitti zitti corriamo a vendetta” attaccati alla cancellata di una casa antica.

Il regista Mauro Maletti ha seguito l’amico Daniele Rubboli in una sorta di accorato pensiero al popolo emiliano-romagnolo così impastato di febbre per il teatro d’opera.

Un pensiero per quelli che andavano all’osteria per giocare a carte, bere Lambrusco, mangiare uova sode, salame e bensone, ma ascoltare anche i canti di qualche dilettante, o di vecchi professionisti che, usciti dalle stagioni teatrali, cercavano ancora qualche brandello di pubblico, vicino a casa.

Un pensiero, appena velato di tristezza, per chi ha fatto scorrere gli anni della propria vita accarezzando un sogno che non ha potuto o voluto realizzare.

I titoli di coda scorrono sul volto di Angela Alesci, promettente soprano lirico, che viene dalla chitarra classica e dal liuto, grande interprete di musiche trobadoriche, che Rubboli ha fatto debuttare nel teatro lirico: a Forlì come Elsa nel Lohengrin, a Lecco come Micaela in Carmen. Lei il suo sogno lo sta realizzando e questo è l’augurio che gli autori fanno a tutti coloro che guardano il film.

Realizzate i vostri sogni.

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3 pensieri su “Il sogno di Rigoletto – Cortometraggio

  1. È delicato e poetico, ma perchè finisce così, con un epilogo così «duro»?
    Molto bello comunque, grande atmosfera e una bella fotografia con tonalità sul nero e sul rosso; davvero azzeccata l’idea della fisarmonica

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      1. sicuramente ha un valore simbolico, vista anche la reazione «quasi comica» del gruppo di astanti

        spero che quell’epoca non finisca mai del tutto, per chi ama la lirica

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