LA MORTE E IL PIANTO

Carissimi, grazie per i vostri  pensieri e per il vostro affetto. Spero di riuscire a rispondere a tutti. Posto qui,  un mio breve testo, che ho scritto dopo la morte di papà. Sono riflessioni che voglio condividere con tutti quelli che, in diversi modi, hanno partecipato al nostro dolore.
Un forte abbraccio da noi tutti
Marina

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Tutti, prima o poi, dobbiamo affrontare il terribile, ma inevitabile dolore della morte di un genitore. Peggio è lo strazio per la morte di un figlio che, secondo il nostro arbitrario pensare, non dovrebbe mai avvenire, o per un congiunto perso troppo presto. Il nostro affetto, le nostre convinzioni laiche o religiose dovrebbero, però, aiutarci a capire che la morte è, comunque, una parte della vita, imprescindibile da essa, ed è, paradossalmente, ciò che da senso alla vita stessa, alle sue gioie, ai desideri e a tutto ciò che ci spinge a ricercare la realizzazione di noi stessi e della nostra felicità.

Il dolore, immenso e imperituro, è per noi che restiamo. E, perdonate la mia crudezza, è solo una manifestazione di un “sano e difensivo” egoismo, che ci fa soffrire pensando che non li avremo più con noi, fisicamente, che non potremo più avere i loro baci, le carezze, il conforto e l’aiuto. Insomma, non li avremo più per noi.

Io ho pianto molto per mio padre quando, in questo ultimo mese, l’ho visto soffrire orribilmente, ho visto le sue forze scemare e la sua mente vagare in un mondo estraneo, dove, presente e passato, si mischiavano confusamente in un “tempo tutto suo” al quale noi non avevamo accesso. Ogni giorno, sulla sedia a rotelle, veniva dal mio letto e, con sguardi e baci a distanza, ci scambiavamo ancora amore. Io piangevo ma la gioia di vederlo era immensa. Poi, nell’ultima settimana, anche questi brevi ma intensi incontri sono cessati. Lui non poteva, nonostante la volontà, più scendere. Pian piano ha smesso di nutrirsi e di comunicare verbalmente anche se, nei momenti di lucidità, si faceva capire benissimo.

Sabato 15, al mattino, ho deciso di andare io, da lui. Il mio compagno, in tempi non sospetti, mi aveva raccontato che una voce popolare narra che un genitore non muoia, fino a che non abbia visto i propri figli. Sabato, io sono andata da lui per liberarlo dal peso dell’attesa. Mi sono seduta sul la mia grande seggiola che, purtroppo, viste le sue dimensioni e vista l’ubicazione della stanza di papà, sapevo già mi avrebbero permesso di vederlo solo da lontano. Ma è bastato.

Quando la mamma gli ha detto che ero lì, lui ha spalancato gli occhi, ha alzato la testa, mi ha fatto un bellissimo sorriso e, con voce forte e chiara, ha detto “Ciao Marina”. Da quel momento, non ha più riconosciuto nessuno. Io ho pianto, tanto

Lunedì sera, mentre ormai aspettavamo la fine, mi è accaduta una cosa, alla quale non so, e non voglio, dare una spiegazione. Improvvisamente, ho avvertito un forte calore alle spalle, come se qualcuno mi avesse abbracciato da dietro, poi il mio corpo si è rilassato e la pace è scesa nel mio cuore. Mi sono addormentata.

Martedì 18 alle 03, ha cessato di vivere.

Un attimo prima che il suo cuore si fermasse, il nostro cane Frida, che da mesi dormiva ai piedi del suo letto, ha cominciato a latrare e guarire, correndo per la casa.

Il momento era arrivato e papà aveva varcato il confine.

Io non ho certezze sul nostro aldilà, ma come recita un semplice assunto fisico, so che in natura, nulla si crea e nulla si distrugge e, sono certa che la grande energia vitale che mio padre aveva, in un ultimo atto d’amore, l’ha passata a me, perché io la usi per continuare il mio cammino, sostenendo anche mia madre e mia zia.

Noi siamo stati capaci di formare un recinto d’amore che ci ha permesso di affrontare grandi difficoltà senza vacillare, ora, mio padre non ci ha lasciate, ha solo cambiato la sua essenza. La sua forza e il suo amore non ci hanno abbandonate, hanno solo cambiato forma, divenendo più forti e immortali.

Dal momento in cui ha smesso di soffrire, io non ho più pianto perché l’ho saputo in pace. Non serve piangere, né disperarsi: i nostri morti sono in pace e il nostro pianto nasce solo dal fatto che noi non potremo averli più accanto. Piangiamo, in realtà, per noi, per il dolore di non poter più avere il loro conforto. Ma loro, sono ancora e sempre, con noi: nel cuore, nella memoria, addirittura, nelle cellule e basterà attingere a questi serbatoi, per non essere mai soli.

Ora, io devo onorare tre impegni. Condividere la vita che resta con mia madre che, da gran donna qual’è sempre stata, lo ha accudito con amore fino all’ultimo, facendolo morire nel suo letto, come lui voleva. Devo, poi, continuare il mio lavoro di scrittrice, che lo rendeva tanto orgoglioso e, onorare la sua memoria d’artista in tutti i modi possibili.

Sarà un impegno lungo e duro ma io sento di potercela fare, perché ho la sua forza e l’amore di chi è qui con me: mia madre, mia zia, il mio compagno e sua figlia, e tutti quelli che, in modo diverso, ci hanno aiutato in questo difficile momento.

In questi ultimi anni, la mia vita è radicalmente cambiata. Ho dovuto imparare a gioire per ciò che ho avuto e per ciò che mi è rimasto, ed è per questo che sono riuscita a sopravvivere, e vivere, al di là di ogni aspettativa.

Oggi, non piango mio padre perché l’ho perduto, gioisco perché l’ho avuto, per tanti anni.

Ho scritto queste righe e le ho rese pubbliche perché spero possano essere d’aiuto, a chi le leggerà.

Ciao papà.

Marina Garaventa

Qui il documento da stampare: la morte e il pianto

 

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40 pensieri su “LA MORTE E IL PIANTO

  1. Solo una cosa mi sento di dire, anche perchè in queste occasioni le parole mi mancano.

    Mi piace, mi piace il Suo saluto: ti ha chiamato ti ha sorriso….
    questo è davvero bello.
    Pur nel saluto definitivo o, se vuoi un arrivederci…

    grazie
    un abbraccio
    .marta

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  2. Certo, la morte d’un figlio è terribile e questo, grazie anche alla tua forza Marina, glielo hai risparmiato. Per onorarlo, non rimane a noi che leggiamo le tue pagine continuare a farlo, con assiduità, come meriti.
    Consiglio a tutti di leggere e rileggere le bellissime pagine sul tuo babbo che ci sono in «voglio arrivarci viva». Le rileggerò, per lui.

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  3. Grazie per le tue parole, Marina. Siamo nati con l’EDS e la portiamo addosso come una zavorra, sempre più pesante, sempre più soffocante. Anche mio padre, poco meno di un anno fa è venuto a mancare, e con lui la sua forza e il suo appoggio, ma soprattutto il suo sorriso. Ma è grazie a persone come te che chi si trova a dover lottare non solo per la vita ma anche per trovare un motivo per non lasciarsi andare, uno scopo per viverla che chi soffre, sapendo che il dolore non potrà mai finire, riesce a trovare la forza necessaria per farlo. Un abbraccio, V.

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  4. Da te vi è sempre da imparare, io ringrazio sempre anche se adesso non ce più tuo Papà, perché è grazie a Lui e alla mia passione per la lirica anche se tramite il blog ti ho conoscita.
    Un abbraccio grande da estendere anche alla mamma, vi sono vicino, Luigi

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  5. Parole molto profonde che dimostrano l’effettivo significato di Valore morale inteso come Famiglia; unione che neppure la morte potrà mai scalfire, in quanto parte integrante indissolubile.
    Tuo Padre (…da dietro l’angolo) sarà orgoglioso di Te.
    Un caro abbraccio alla mamma e alla zia, Danilo e Vilma.

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  6. Cara Principessa, ti ho conosciuta da poco ma da subito ho imparato ad apprezzare le tue straordinarie qualità. Ho letto della morte del tuo papà, mi hanno commosso le tue parole di dolore profondo e contenuto: non posso fare altro che esserti vicina col pensiero, senza aggiungere null’altro. Noel

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  7. E sono di aiuto. Queste righe sono molto preziose. Grazie.
    Anch’io la penso allo stesso modo per quanto riguarda il distacco e il pianto. E anch’io credo che, al di là di qualsiasi credenza religiosa o di altro tipo, il miglior senso che possiamo dare alla nostra vita è l’amore in tutte le sue forme, perché è esso che ci sopravvive e ci connette nel modo più forte e vero agli altri; lo affermo pur avendo una visione scientifica e meccanicistica di tutto, ma non per questo svalutante del potere dei sentimenti: gli animali, come la tua Frida, ce ne danno la prova.
    La morte che ci ricorda quanto valga la vita, l’assenza che ci fa apprezzare la presenza, è una riflessione tanto saggia e cercherò di fare tesoro di questa saggezza.

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  8. Bellissime le tue parole, le condivido in pieno…. quando una persona amata oltrepassa la soglia della morte si libera da questi vincoli di spazio e tempo che sono la nostra vita quaggiù e per questo ci sono ancora più vicini e raggiungono la nostra mente e il nostro cuore senza più ostacoli…
    È vero, dovremmo sempre ringraziare perché li abbiamo avuti accanto e abbiamo condiviso la vita, giorno per giorno: che grande dono!
    Aggiungo alle belle poesie che ti hanno postato queste parole di Sant’Agostino:
    Se mi ami non piangere!
    Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
    se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
    in questi orizzonti senza fine,
    e in questa luce che tutto investe e penetra,
    tu non piangeresti se mi ami.
    Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
    dalle sue espressioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
    Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli
    al confronto. Mi è rimasto l’affetto per te:
    una tenerezza che non ho mai conosciuto.
    Sono felice di averti incontrato nel tempo,
    anche se tutto era allora così fugace e limitato.
    Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,
    è gioia pura e senza tramonto.
    Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
    tu pensami così!
    Nelle tue battaglie,
    nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
    pensa a questa meravigliosa casa,
    dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
    nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
    Non piangere più, se veramente mi ami!

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  9. ciao mia cara amica! come ti ho già scritto, posso comprendere il tuo dolore perché ho perso mio padre che avevo 9 anni. Ora ne ho 37 e sento ancora la sua mancanza…..è una vita che sono sola!!! non ci sono le parole giuste per consolarti….ma non so se conosci questa poesia” la stanza accanto” di Charles peguy…trovala su Google magari ti piacerà….un abbraccio da Simi!

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  10. Marina.. questa volta non sono stata capace di pensare a una sola parola che non fosse ovvia, ma ho letto tutto subito, e ad alta voce – no, alta proprio no – perché sentisse anche G. che era qui con me, appena arrivato, come la tua mail: in quello stesso istante.
    Piangevamo entrambi, ed era molto che a me non succedeva di non riuscire a leggere senza interrompermi.
    Scrivere subito, appena ricevuta questa tua pagina meravigliosa, come avrei voluto, mi è stato impossibile.
    Sei una Persona per cui ogni attributo è insufficiente, e davvero degna dei tuoi genitori.
    Tanta ammirazione.. stupore per la grandezza del tuo animo.. e affetto: è troppo poco, ma so che comprendi.
    Credo che saremo in tanti a fare tesoro di questa tua lezione di altissima umanità, o almeno a provarci. Grazie.
    A e G

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    1. adriana: carissimi, piano piano, cerco di rispondere ai tanti, tantissimi, che mi hanno fatto capire quanto fosse amato mio padre, come uomo e come artista. Grazie a te e a Gigi per le vostre testimonianze d’affetto, per lui e per noi. Un abbraccio.

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  11. Marina,
    Penso sia ovvio che si resta assieme. In un altro modo. Nascosto, intimo, vero.
    Non lo si spiega, lo si sente e basta, i limiti si annullano, le differenze si mescolano, il genitore diventa parte di te e continua ad esprimere la stessa vita degli avi.
    Noi siamo il percorso intrapreso dall’origine delle stelle.
    Un abbraccio.

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  12. Cara Marina grazie di quanto hai scritto! Come ho già avuto modo di scriverti, ho perso da pochi mesi mio marito Franco Federici, amico e collega di tuo papà, e l’11 marzo scorso ho perso la mia mamma, il papà se n’era già andato nel 2004. Queste perdite così fondamentali e così ravvicinate mi hanno straziata e le tue parole mi stanno aiutando tantissimo nel duro percorso dell’andare avanti anche se non ne ravvedo piu’ lo scopo. La perdita di mamma è stata terribile ma era nell’ordine delle cose, mio marito invece l’ho conosciuto solo nel 2003 e l’ho visto spegnersi in pochi mesi nell’indentico percorso di tuo papà…quando ho letto le tue parole ho ripercorso il mio calvario che non si spegne mai ..però le tue parole mi aiutano almeno nella condivisione di un qualcosa che non si può comprendere a fondo se non ci si è passati…Ti abbraccio cara, a presto, Anna Bartoli Federici

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  13. E’ vero che si cambia forma, ma non sostanza spirituale e che chi ci ama, spesso resta vicino a noi ed il suo spirito può confortarci.
    I tuoi intenti sono nobili e lui sarà fiero di te, come lo è sempre stato in vita.
    Sei magnifica Marina! un abbraccio ! Renata
    P.S. Quando morì mio fratello mi misero in mano uno scritto di Henry Scott Holland, che riporto di seguito:

    La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.

    Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

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  14. Grazie di questo scritto, Marina. Ho perso mio padre troppo presto. Ho pianto, a volte lo piango ancora. Ma lo sento presente in me stessa e so che faccio cose che lo renderebbero orgoglioso. Ti abbraccio per la tua forza e per l’esempio che ci dai.
    Laura

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  15. …Carissima Marina, perdere i genitori è una delle prove più ardue che la Vita ci impone, concordo con Te che forse solo la perdita di un figlio è il dolore più atroce…..permettimi di dedicare a Papà questo “Canto” che sicuramente tanti conoscono…..

    Canto Navajo – Non sono lì, non dormo

    “Non restare a piangere sulla mia tomba.
    Non sono lì, non dormo.
    Sono mille venti che soffiano.
    Sono la scintilla diamante sulla neve.
    Sono la luce del sole sul grano maturo.

    Sono la pioggerellina d’autunno
    quando ti svegli nella quiete del mattino.
    Sono le stelle che brillano la notte.
    Non restare a piangere sulla mia tomba.
    Non sono lì, non dormo.”

    UN ABBRACCIO A TE E MAMMA….♥
    Canto Navajo

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