Peppino e Giovannino ovvero Verdi e Guareschi

Spulciando nei miei veccchi scritti, ho ritrovato questo breve racconto che ha come protagonisti due grandi personaggi: Giuseppe Verdi e Giovannino Guareschi. Figli della stessa terra, in epoche diverse, soggiornarono entrambi a Busseto. Nell’anno verdiano ve lo ripropongo, sperando vi piaccia.

comp_666_905Peppino chiuse la porta della piccola casa e si fermò in mezzo alla piazza. La nebbia: ammantava da sempre la pianura emiliana, la solita nebbia che, sola, era rimasta uguale nel trascorrere degli anni. La bianca barba ben curata di Peppino sembrava brillare di goccioline d’umidità, mentre gli occhi acuti lanciavano sguardi severi sulle poche macchine posteggiate, intorno ai resti del palcoscenico su cui, d’estate, facevano l’opera. Distolse lo sguardo, distratto dal rumore di una porta sbattuta: in maniche di camicia, i grossi baffoni neri, lo sguardo ironico di chi è pronto ad irridere il prossimo e sé stesso, Giovannino lo fissava.

Fernandel, Gino Cervi e Guareschi
Fernandel, Gino Cervi e Guareschi

In realtà le loro vite non si erano incrociate ma, da un tempo ormai lontano e incalcolabile come l’eternità, s’incontravano lì, in quel piccolo paese, sul crocevia che li avrebbe accomunati per sempre. Da una parte la casa dove Peppino era nato, dall’altra il caffè dove Giovannino aveva vissuto nella tarda età.

Ogni mattina, nel momento in cui, le ombre della notte si dissolvono per far posto alla realtà del giorno, i due s’incamminavano, a passo lento, verso Busseto: non han molto da dirsi poiché, ormai sanno già tutto ma, solo ogni tanto, si scambiano ricordi e riflessioni.

Camminano vicini, finché raggiungono la campagna aperta e sostano sul ciglio d’un campo: Giovannino tira fuori un quaderno e comincia a schizzare vignette, Peppino, osserva la terra arata di fresco e canticchia sottovoce il “Va pensiero”.

– Canta, canta, che intanto quel diavolo d’un Bossi, vuol dividere l’Italia e s’è preso la tua musica come inno! – sbraita Giovannino.

– E dire che io ho scritto milioni di note per unirla. – risponde Peppino amareggiato.

Insieme riprendono il cammino respirando nell’aria umida: le automobili sfrecciano veloci, mentre qualche raro ciclista si avventura sulla strada, ma nessuno vede le due strane figure.

– Preti in bicicletta non se ne vedono più. – mormora il Maestro – son solo rimasti nei tuoi film. –

– Già, sempre quel Fernandel: non aveva la minima somiglianza col mio don Camillo. Però era talmente bravo che ha soffiato il posto al mio pretone. –

– In fondo però, dopo tanti anni, si divertono ancora con quel che abbiamo fatto noi due: le mie opere si suonano dappertutto e tu, sei lo scrittore italiano più letto e tradotto. –

– Hai ragione, però per il centenario della tua morte han fatto feste e convegni, per i 100 anni della mia nascita non si son mica strapazzati tanto. –

– Perché io, caro il mio Guareschi, ho scritto note mentre tu, con le tue parole, hai fatto venire i triboli a troppa gente: ai rossi perché eri monarchico, ai bianchi per la storia di De Gasperi e, pure con la Chiesa non sei stato tenero. –

– Che poi, caro il mio Verdi, a pensar bene ai politici d’oggi, De Gasperi era una meraviglia….-

– Di’ Giovannino “senza paura”, ti sarai mica pentito? –

– Quello mai. Ho sempre agito con la convinzione di essere nel giusto. Tu, piuttosto, ci torneresti a fare il senatore? –

– Adesso? Poco ci andavo allora, ed oggi proprio non mi ci vedrei, magari mi troverei seduto vicino al Senatur. No, meglio lasciare tutto come sta. Si fa giorno, convien dividerci. Ciao Giovannino.-

– Ciao Peppino, a domani.

– A sempre.-

Improvviso un bus rumoroso passa e li travolge. Niente paura, sono solo ombre che si dileguano in uno sfarfallio di fogli bianchi e note lontane.

 

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10 pensieri su “Peppino e Giovannino ovvero Verdi e Guareschi

  1. ironica storia e di grande suggestione visiva; la madre terra che li accomuna è la vera protagonista, con la grande pianura, la nebbia; e l’apologo si fa anche leopardiano, qualcosa riecheggia le Operette Morali, nell’intento e nel ritmo; sul ciglio d’un campo arato, le due figure nella nebbia: bellissimo Princy

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  2. Che meraviglia.. quest’atmosfera bonaria, nostalgica, ma finemente ironica, velata di amarezza, ma senza tragicità.. che brava sei!
    Sembra perfino di sentire le due voci col loro simpatico e colorito accento, di scorgere le due ombre allontanarsi vicine, svanire nelle lontananze della loro terra.. come mai non l’avevo mai letto, questo?

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