Abbracci

AbbraccioCiao ciao signore!

massimo gramellini

Il lettore M. di Alessandria ha un figlio di due anni e mezzo che, appena incrocia una persona per strada, le getta la voce al collo: «Ciao ciao signore!», «Ciao ciao signora!». Poi si ferma ad aspettare dallo sconosciuto un cenno che lo rassicuri sul fatto di essere considerato con analoga attenzione. Il quartiere dove M. passeggia con suo figlio è frequentato da una fauna variopinta e stratificata: puoi trovarvi la donna col chador e l’indigeno anziano che rimembra ancora di quando i Grigi dell’Alessandria sconfissero per due a zero il Grande Torino (era il 1947). Ma per il piccolo inesausto salutatore non esistono differenze. Alla donna col chador e all’indigeno anziano affida lo stesso «ciao ciao» ecumenico, da non confondersi col «ciaociao» nevrotico che gli adulti sputano nei loro telefonini al termine di una conversazione. M. contempla il mondo con gli occhi di suo figlio e pensa al giorno, ormai prossimo, in cui l’incanto finirà. Quando anche lui, come ogni altro abitante del pianeta, comincerà a nutrirsi di contrapposizioni rassicuranti: italiani e stranieri, belli e brutti, ripetenti e promossi, juventini e milanisti. Un piano inclinato, dove per affermare la propria debole individualità si corre sempre più in fretta verso la sottolineatura delle divergenze, fino a sentirsi diversi da tutti gli altri e al tempo stesso così anonimi. Secondo M., la società dovrebbe difendere con i denti la propensione dei bambini di due anni e mezzo a considerare le persone tutte uguali tra loro e tutte uguali a noi. Invece passiamo l’infanzia a dimenticare ciò che a due anni e mezzo sapevamo benissimo. E il resto della vita a cercare di ricordarcelo.

Questo pezzo di Gramellini mi ha indotto a riflettere. Chi riceve posta o messaggi da me, si sarà accorto che io termino sempre le mie comunicazioni con “baci” o, quando la confidenza non è molta, con “abbracci”. I “cordiali saluti” li riservo a chi mi è antipatico o a enti e istituzioni impersonali. Francamente non credo di essere come il bambino citato da Gramellini: io le differenze tra le persone le vedo, eccome, ma credo, comunque, che tutti meritino un po’ di calore umano e di comprensione. Un abbraccio sincero non costa nulla e comunica tante cose.

Abbracci

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10 pensieri su “Abbracci

  1. E’ proprio così Marina. Io nella vita sono sempre stata un tipo allegro e ogni volta che incontro qualcuno , naturalmente, senza alcun tipo di problema offro sempre un sorriso che sistematicamente viene ricambiato. Questo per dire che bisognerebbe essere meno diffidenti, ovviamente con misura. Anch’io penso che le differenze esistono e aggiungerei meno male, altrimenti sai che monotonia su questa terra. Abbracci

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  2. Non so se hai visto le foto, qui non riesco a postarla: per qualche giorno gli alberi di Firenze hanno messo le braccia ed un invito ad un abbraccio…. bellissimo abbracciare un albero, ma è stato bellissimo anche – in uno dei giorni di “abbracci gratis” scambiare un braccio caldo e vivo con uno sconosciuto,

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  3. È molto complessa la questione dei «saluti al tempo del web», cara Princy. Io ho la sensazione, vivida ma non facilmente spiegabile, che riusciamo abbastanza bene a «sentire» il calore reale oppure fasullo di un saluto rivolto attraverso un mezzo tecnologico. Un caso estremanete interessante (ovviamente per motivi molto seri che non stiamo qui a discutere) è proprio il tuo, in quanto molta della tua comunicazione avviene «attraverso» l’apparato tecnologico, eppure si prova un senso di empatia e calore assai vivo, anche quando la voce è quella del computer. Che dire? Forse bisogna dosare gli abbracci un anche nel web, ma tanto si «sente» quando sono veri.

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  4. Questo tuo post, cara Marina, arriva giusto giusto a ricordarmi che da un pezzo non ti abbraccio nemmeno virtualmente, sebbene ci pensi e ti pensi di continuo!
    Accetta allora un abbraccio e un sacco e una sporta di baci, te ne prego.. 🙂 Adri-un-po’-disancorata,- ahimè

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