Calendario verdiano: 22 maggio 1874

Marta tra i fiori blog di Marta Isnenghi giardino arte paesaggio Manzoni e Verdi218“Messa da requiem” composta per Manzoni,  diretta dal Maestro nella Chiesa di San Marco a Milano

Ora tutto è finito!e con Lui finisce la più pura, la più santa, la più alta delle glorie nostre”. Così Verdi commentava l’annuncio della morte di Alessandro Manzoni, che il musicista venerava, avvenuta a Milano il 22 maggio 1873. La stima per Manzoni albergava nel cuore di Verdi da tempo: assai poco incline alla fede e avverso alla chiesa , che considerava come un ostacolo all’unità d’Italia, Verdi sentiva che Manzoni, credente, era comunque profondamente laico e sostenitore della causa italiana. Scriveva ancora di lui:

… ha scritto non solo il più gran libro dell’epoca nostra, ma uno de’ più gran libri, che siano sortiti da cervello umano. E non è solo un libro, ma una consolazione per l’umanità,… è un libro vero; vero quanto la Verità. In altre parole, Manzoni è l’artista che ha condannato le ragioni dei potenti e dei loro seguaci, che non si è mai piegato allo straniero e che ha difeso l’unità d’Italia

In realtà, fra i due grandi non vi fu mai una vera amicizia: s’incontrarono solo una volta, grazie a Giuseppina e all’amica Clara Maffei, alla quale il musicista scrive:

Hayez - Ritratto Clara Maffei
Clara Maffei

«Come spiegarvi la sensazione dolcissima, indefinibile, nuova, prodotta in me, dalla presenza di quel Santo, come Voi lo chiamate? Io me gli sarei posto in ginocchio dinnanzi, se si potessero adorare gli uomini. Dicono che non lo si deve, e sia: sebbene veneriamo sugli altari, tanti che non hanno avuto il talento, né le virtù di Manzoni, e che anzi sono stati fior di bricconi. Quando lo vedrete, baciategli la mano per me, e ditegli tutta la mia venerazione».


Il 23 maggio 1873, scrive a Giulio Ricordi:


Sono profondamente addolorato della morte del nostro Grande! Ma io non verrò domani a Milano ché non avrei cuore d’assistere a suoi funerali. Verrò fra breve per visitarne la tomba, solo e senza essere visto, e forse (dopo ulteriori riflessioni, e dopo aver pesate le mie forze) per proporre cosa ad onorarne la memoria. Tenete il segreto, e non dite pure parola sulla mia venuta, ché mi tanto penoso sentire i giornali parlare di me, e farmi dire e fare, quello che non dico e faccio.

L’idea di Verdi era di comporre una messa da morto da eseguire in occasione del primo anniversario della morte dello scrittore. Verdi si sarebbe accollato le spese di pubblicazione e il Comune l’organizzazione. Il Sindaco di Milano, conte Giulio Belinzaghi accettò e, a lui, così scrisse il Maestro:


Non mi si devono ringraziamenti né da Lei, né dalla Giunta, per l’offerta di scrivere una Messa funebre per l’Anniversario di Manzoni. È un impulso, o dirò meglio, un bisogno del cuore che mi spinge ad onorare, per quanto posso, questo Grande che ho tanto stimato come Scrittore, e venerato come Uomo, modello di virtù e di patriottismo.

Verdi che , come molti grandi musicisti, era attirato e intimidito dal testo del Requiem, già nel 1868, alla morte di Rossini, aveva manifestato l’idea di comporre una messa, insieme ad altri musicisti, in onore del pesarese. Per sé, aveva riservato il “Libera me”, ma il progetto era naufragato. Il pezzo, lievemente modificato, servì poi per la messa manzoniana, senza dubbio più sentita di quella destinata a Rossini, già da quasi 40 anni, ritiratosi dalla vita musicale. Nell’aprile del 1874, dunque, Verdi finì il Requiem. L’esecuzione, dopo molte prove seguite dal compositore, ebbe luogo il 22 maggio 1874, anniversario della morte di Manzoni, e riscosse un enorme successo. Fu considerata un capolavoro, e tre giorni dopo, Verdi la diresse anche alla Scala Come capita spesso, alle grandi lodi fecero eco grandi critiche. Tacciata di agnosticismo e di essere troppo popolare, la Messa ebbe, fra i suoi più fieri oppositori il direttore d’orchestra tedesco e wagneriano, Hans von Bülow, che pur trovandosi a Milano, non volle assistere alla serata. In seguito definì Verdi l’onnipotente corruttore del gusto artistico italiano “ e il Requiem “La sua ultima opera in veste chiesastica”. Quando Brahms, venne a conoscenza di queste affermazioni dichiarò:“Il Bulow ha preso una cantonata, giacché un’opera simile non la può scrivere che il genio.” Il Requiem fece un trionfale giro in Europa: Parigi, Hofoper di Vienna, Royal Albert Hall di Londra e sempre Verdi ebbe applausi, onoreficenze e critiche. La Pall Mall Gazette affermò che l’opera costituiva la più bella musica sacra dopo il Requiem di Mozart, mentre il Morning Post deprecò le “urla del coro nel Dies Irae”.

a31Perfetto, come sempre il commento di Giuseppina

Hanno parlato molto dello spirito più o meno religioso di Mozart, Cherubini, ecc. Io dico che un uomo come Verdi deve scrivere come Verdi, cioè secondo il suo modo di sentire e d’interpretare i testi. Lo spirito religioso e la maniera di esprimerlo devono portare l’impronta dell’epoca e della individualità. Io avrei, per così dire, rinnegato una Messa di Verdi che fosse stata scritta dietro il modello A, B e C.

Verdi, naturalmente, non partecipò pubblicamente alla polemica, ma si sfogò con Ricordi:

Sarebbe meglio per tutti e più dignitoso di non parlare più dell’affare Bülow; e a dir vero se questi tedeschi sono così insolenti la colpa è principalmente nostra. Quando essi vengono in Italia noi gonfiamo talmente la loro boria naturale colle nostre smanie, coi nostri entusiasmi, coi nostri epiteti sragionati, che essi naturalmente devono ben credere che noi non sappiamo respirare né vedere la luce senza che essi portino il loro sole. E diciamo tutta la verità, gli entusiasmi specie di Milano per Bülow e Rubinstein non sono per 99 gradi più del loro merito? Infine, cosa sono? Pianisti ad una distanza immensa da Liszt e Chopin, e musicisti di terz’ordine.

 

 In quell’anno

Emile Zola pubblica Il ventre di Parigi, terzo romanzo del ciclo dei “Rougon-Macquart”

Jules Verne pubblica L’isola misteriosa

Modest Mussorgski compone Boris Godunov, opera in cinque atti

Bolla papale non expedit, che invita i cattolici italiani a non votare e a non partecipare alla vita politica

 

Fonti

http://www.artdreamguide.com/info.htm

http://www.rodoni.ch/

http://heinrichvontrotta.blogspot.it/

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9 pensieri su “Calendario verdiano: 22 maggio 1874

  1. Nel 1895, dopo la prima alla Scala di Guglielmo Ratcliff, Verdi accettò di ricevermi nel suo appartamento all’Hotel Milan. Giulio Ricordi venne nella mia camera e mi disse: ” Venga di là che voglio presentarla a Verdi”. Io lo seguii tremando: Verdi! Bisogna capire che cosa voleva dire per un maestro essere presentato a Verdi. Appena mi vide mi strinse la mano con molta cordialità. Non era, in genere, espansivo, anzi piuttosto asciutto e parco di parole. Colpivano profondamente i suoi occhi. <Foto Verdi Occhi> Non si vedevano subito, tanto erano dentro, fra le sopracciglia folte, ma si sentivano: penetranti, vivi, indagatori. Di quegli occhi che ci leggono dentro tutto, anche ciò che vorremmo tenere segreto. La parola era lenta, saporosa, meditata. Non parlava mai a vanvera, non c’era pericolo che sentenziasse , o che si abbandonasse a concitazioni verbali. Però quando diceva una parola la pesava come l’oro. Quello che attraeva verso di lui e faceva scomparire ogni soggezione era il suo sorriso. Sorrideva solo a chi voleva; ma quando, sorrideva …era come sentirsi prendere e portare in alto, verso di lui.

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  2. Bello il commento di Giuseppina, mi trova perfettmente d’accordo anche perchè io amo questa Messa di Verdi, anche se trovo bellissime anche quella di Mozart e quella di Faurè.
    Le trombe in questo Dies Irae mi fanno venire la pelle d’oca!

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  3. Marina, le parole dello sfogo di Verdi con Ricordi riguardo il comportamento degli Italiani di sudditanza verso i tedeschi e le cose estere in genere non è che sia cambiato nemmeno adesso.
    Noi abbiamo avuto i migliori artisti su tutti i livelli dalle opere allo sport ma andiamo sempre a osannare gli altri.

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  4. ‘che essi naturalmente devono ben credere che noi non sappiamo respirare né vedere la luce senza che essi portino il loro sole’
    Oddio, visto in veste politica odierna questo testo mi sembra molto attuale, sai?
    🙂

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