Calendario verdiano: 6 marzo 1853 – Parte II

verona-opera-traviataLa traviata” : melodramma in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dal romanzo “La dame aux camélias” di Alexandre Dumas figlio. Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853.

Dunque, come già detto nel post precedente, Verdi vide il dramma di Dumas nel suo soggiorno parigino del 1851, con Giuseppina, e ne fu così affascinato che già nel 1852, Francesco Maria Piave aveva ultimato il libretto. Verdi aveva ben chiaro che, per la parte di Violetta, era necessaria una “donna di prima forza”, e che la debolezza del cast avrebbe potuto determinare il successo della serata. Naturalmente, visto il soggetto scabroso e la sua contemporaneità, come spesso accadeva, la censura propose di modificare il titolo in “Amore e morte”, spostando l’azione nel 1700. Ma Verdi, caparbiamente, non accetto e l’opera andò in scena ,il 6 marzo del 1853, con titolo e ambientazione originali. Fu un clamoroso insuccesso: il cast era debole e il pubblico restò sconcertato e offeso vedendosi ritratto, in maniera assai poco onorevole. Solo l’anno dopo, al Teatro San Benedetto, sempre a Venezia, l’opera, in ambientazione settecentesca, ebbe il meritato successo.

Qualcuno ha voluto vedere nel rapporto tormentato tra Alfredo e Violetta, una sorta di tentativo, magari inconscio, del Maestro, di voler riabilitare la sua relazione e la seguente convivenza con la Strepponi che, soprattutto dai bussetani, non era ben vista per il suo passato “turbolento”. Ovviamente non è facile fare simili affermazioni ma è, comunque, lecito immaginare che Verdi sentisse particolarmente vicino il personaggio di Violetta.

Brindisi-Traviata-GiuseppeVerdi

Nel periodo in cui Verdi componeva lo spartito, dividendosi tra Sant’Agata e Roma, dove si preparava la prima de “Il trovatore”, il carteggio fitto tra lui e Giuseppina, rimasta a casa, ci rivela, oltre all’affetto della Strepponi, anche un lato imperioso del carattere di lui. Data l’irregolarità del loro rapporto, Verdi non permetteva a Giuseppina di seguirlo nei suoi viaggi.

Ecco cosa scrive la Strepponi, nel gennaio del 1853:

Domani aspetto tue nuove e Dio voglia non manchino, avendone troppo bisogno! Spero avrai passato il primo dell’anno un po’ meglio di me… […] Non posso dirti con quanta impazienza aspetti il tuo ritorno!… Mi sono abbonata alla lettura e leggo, leggo, leggo, fino a farmene gli occhi infiammati; ma temo che la tristezza e la noia non mi attacchino con violenza in questi giorni in cui tu m’hai condannata al sistema cellulare. Dirai: spendi e divertiti. Prima di tutto io non amo che tu mi dica “divertiti” e poi, io non so cosa farmene dei divertimenti! Se io ti potessi vedere un quarto d’ora ogni ventiquattro, io avrei l’animo lieto, lavorerei, leggerei, scriverei ed il tempo mi passerebbe anche con troppa velocità. Così… ma lasciamo quest’argomento, perché mi vien da piangere.”

E ancora:

Mio caro Pasticcio, ricevo la tua in questo momento e non ti posso dire con quale gioia!… Godo moltissimo che tu ti trovi perso senza di me, e ti auguro tanta noia da farti rinunziare alla barbara idea di lasciarmi isolata, come un santo della Tebaide! Mio caro Mago, il tuo cuore è un cuore d’Angelo, ma la tua testa, per le lingue e per certe idee, ha la parte ossea di una tale épaisseur, che se Gall esistesse, potrebbe aggiungere delle curiose osservazioni al suo trattato della Craniologia. Io domando a te in via di conversazione. È vero o non è vero che tutti quelli che s’intrigano, o s’interessano de’ fatti altrui credono come un articolo di fede ch’io sia teco a Roma? Tu risponderai: certamente: lascia che lo credano. Io ripiglio (sempre in via di conversazione). Cosa farebbe a te allora, che vicino alla tua stanza da letto vi fosse la stanza del tuo povero Pasticcio? […] Ora potendo io star sola, sola, senza distrazione alcuna in una stanza, invece di starvi malcontenta, vi starei felicissima se sapessi che la notte quando rientri dal teatro, o dalla conversazione, prima di coricarti verresti come a casa, a dirmi; Buona notte, Pasticcio, e alla mattina prima di aprire la tua stanza alle visite: Buongiorno, Pasticcio. A me pare che nessun oratore abbia mai trovato argomenti più persuasivi dei miei.”

Forse anche per questi motivi, il personaggio di Violetta è così completo e affascinante e, come ha detto il maestro Eduardo Rescigno

Ci dev’essere una ragione profonda, tuttavia, al sovrapporsi di Violetta – e della Camille interpretata magistralmente da Greta Garbo (nell’omonimo film diretto da George Cukor nel 1936) – su Marguerite. Sembra proprio che nonostante la realtà che ci circonda ci dica continuamente il contrario, non ci si possa sottrarre al sogno di un amore sincero, puro e disinteressato. Giuseppe Verdi prese spunto dal romanzo e dalla versione teatrale di Dumas, seguendo soprattutto lo schema del primo, terzo e quinto atto, ma fece della protagonista un simbolo dell’amore più puro e disinteressato”

Il parere di Rosetta Noli, soprano che fu una delle Violette più

Rosetta Noli
Rosetta Noli

apprezzate degli anni ’50:

Per interpretare questo personaggio è indispensabile la lettura del romanzo di Dumas, per approndirne alcuni aspetti che, nell’opera, per ovvi motivi, non vengono messi in luce. Per esempio, pochi sanno che la predilezione di Violetta per le camelie non era un vezzo: era allergica a tutti i fiori e sopportava solo le camelie che non hanno profumo, Dal punto di vista vocale, le difficoltà sono innumerevoli: basta dire che, per avere una Violetta perfetta ci vorrebbero 3 soprani. Un soprano leggero, per la “grande aria” del primo atto, un soprano lirico per “Amami Alfredo” e un soprano drammatico per il finale. La bravura sta nel trovare l’equilibrio fra queste tre facce del personaggio.”

Qui, una piccola curiosità: “La traviata” a fumetti.

In quell’anno

Il 30 marzo, a Zundert (Olanda), nasce Vincent van Gogh (m. 1890), pittore olandese, massimo esponente del Post-impressionismo

Tentativi insurrezionali mazziniani a Milano, in Lunigiana e nel Cadore

Invenzione del motore a scoppio da parte di Eugenio Barsanti e Felice Matteucci

Fonti

http://www.giuseppeverdi.it/page.asp?IDCategoria=3648&IDsezione=25771

http://www.railibro.rai.it/articoli.asp?id=452

http://www.artdreamguide.com/info.htm

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