Calendario verdiano: 11 marzo 1851

verdi-rigolettoRigoletto, su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dal dramma Le roi s’amuse (1832) di Victor Hugo (Venezia, La Fenice, martedì 11 marzo 1851).

Con quest’opera terminano gli “anni di galera”, che avevano sottoposto Verdi a un lavoro massacrante: come già detto, le opere di questo periodo nascono, innanzi tutto, dalla necessità economica e dalla voglia di affermazione del maestro che, grazie a questi spartiti, può scandagliare e affinare le sue capacità di musicista e di drammaturgo. Con Rigoletto, l’arte verdiana raggiunge uno dei suoi vertici più alti grazie alla perfetta concatenazione drammatica, realizzata con altrettanto perfetto equilibrio dei mezzi musicali impiegati: la vendetta del buffone di corte, per l’oltraggio inflitto dal duca libertino alla figlia, ricade spaventosa su di lui tra lo scatenarsi degli elementi naturali in tempesta.  Ancora una volta, egli cerca la storia da musicare tra i grandi autori europei, suoi contemporanei, e la scelta cade sullo “scandaloso” dramma di Hugo, Le roi s’amuse, che Verdi considerava “il più gran dramma dei tempi moderni” mentre, di “Tribolet” (Rigoletto in italiano) diceva “è creazione degna di Shakespeare!”.

Anche in “Rigoletto”, oltre alla scelta inconsueta di avere come protagonista un uomo deforme nel corpo e nell’anima, Verdi analizza il rapporto tra i potenti e gli umili. Ma, proprio questa scelta sarà, per lui, fonte di dispiaceri. Tre mesi prima della data stabilita per l’esecuzione, la direzione del Teatro La Fenice ricevette la seguente comunicazione dalle autorità austriache:

3845869ab3fc5f28e8c2712cc6a7efe6[…] si deplora che il poeta Piave ed il celebre Maestro Verdi non abbiano saputo scegliere altro campo per far emergere i loro talenti che quello di una ributtante immoralità ed oscena trivialità qual è l’argomento del libretto intitolato La Maledizione.(Rigoletto)

A questo proposito il 5 dicembre 1850 Verdi scrisse al Presidente della Fenice:

La lettera arrivata col decreto che proibisce assolutamente La Maledizione [Rigoletto] mi è riuscita inaspettata al punto da perdere la testa […] perché ora è troppo tardi per scegliere altro libretto, che mi sarebbe impossibile, affatto impossibile di musicare per questo Inverno. […] Ora, sull’onor mio ripeto che mi è impossibile scrivere un nuovo libretto, quand’anche volessi occuparmi al punto da perdere la salute. […] Il danno ed il dispiacere che mi provvengono da questa proibizione sono così grandi che io non ho parole per descriverli.

 La tenacia di Verdi ebbe il sopravvento e l’opera andò in scena ottenendo un grande successo. Se come musicista Verdi è, ormai affermato e riverito, Ssul piano personale, deve affrontare ancora alcune difficoltà che amareggianola sua esistenza. Trasferitosi a Villa Sant’Agata, a Busseto con Giuseppina con cui convive ormai da due anni,  si troverà circondati da un’atmosfera ostile che lo obbligherà a isolarsi sempre più. Comincerà in questo periodo a occuparsi attivamente dei suoi fondi, scavando pozzi artesiani, interessandosi di argini, di sementi, di mezzi e metodi di coltivazione (sarà il primo, anni dopo, a importare dall’Inghilterra le macchine agricole). Ma tutto ciò non basterà a fugare la morbosa curiosità dei suoi concittadini, tanto che Barezzi, suo suocero e benefattore, gli chiederà di legalizzare la sua unione con Giuseppina. Così Verdi rispose:

 In casa mia vive una Signora libera indipendente, amante come me della vita solitaria, con una fortuna che la mette al coperto di ogni bisogno. Né io, né Lei dobbiamo a chicchessia conto delle nostre azioni; ma d’altronde chi sa quali rapporti esistano tra noi? Quali gli affari? Quali i legami? Quali i diritti che io ho su Lei, ed Ella su di me? Chi sa s’Ella è o non è mia moglie? Ed in questo caso chi sa quali sono i motivi particolari, quali le idee da tacerne la pubblicazione? Chi sa se ciò sia bene o male? Perché non potrebbe anche essere un bene? E fosse anche un male chi ha il diritto di scagliarci l’anatema? Bensì io dirò che a lei, in mia casa, si deve pari anzi maggior rispetto che non si deve a me, e che a nessuno è permesso mancarvi sotto qualsiasi titolo; che infine ella ne ha tutto il diritto, e pel suo contegno, e pel suo spirito, e pei riguardi speciali a cui non manca mai verso gli altri.

 

In quell’anno

In Francia nasce la “Société Héliographique”, una delle prime società fotografiche al mondo, il cui compito è favorire lo sviluppo della fotografia e pubblicare la rivista “La Lumière”. La società dura solo un anno ma da essa nascerà la “Sociéte Française de Photographie”

Herman Melville pubblica Moby Dick o la balena bianca.

 Giuseppe Mazzini elabora un nuovo programma di azioni rivoluzionarie in Italia.

In Italia le varie autorità provvedono a sopprimere diversi giornali: l’Artista, il Lucifero, Il Montanaro, il Lombardo-Veneto, Era Nuova, La Società, Il Comune Italiano.

Le autorità veronesi diffidano i giovani che vestono “a modo di far risaltare i tre colori nazionali bianco, rosso e verde”.

A New York nasce il “New York Times

Fonti

http://www.artdreamguide.com/hist.htm

http://www.giuseppeverdi.it/default.asp

http://www.rodoni.ch/CORSOSUVERDI/cronologia.html

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8 pensieri su “Calendario verdiano: 11 marzo 1851

  1. Marina, io da melomane avevo i miei preferiti a seconda dei ruoli, e il mio Rigoletto di riferimento era appunto Tito Gobbi, cosi per Falstaff, era Giuseppe Taddei, e per Lucia, Tagliabue come lord Enrico Asthon, ecc.
    Ti ringrazio per i post bellissimi, e le notizie storiche che ci dai.
    Un saluto caro, Luigi

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  2. Dalla lettera di risposta al Barezzi emerge un tratto costante nell’Ottocento, cioè la distanza fra il pensiero e le concezioni liberali degli artisti e dei pensatori e la mentalità chiusa e retriva, specie delle genti di provincia. Non a caso gli intellettuali amavano le città come Parigi, ad esempio. Questa frattura fra intellettuali e gente comuni sarà una costante, fino al ’900 e le sue grandi rivoluzioni del costume.
    Molto interessante cara Princy

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      1. Per carità, cara Princy, senza dubbio è giusto pensare al dolore del Barezzi, senz’altro come tu spieghi è il motivo delle sue lamentele, ma il tono della lettera del Maestro mi pare rivolto appunto a tutto un ambiente e non al solo Barezzi; certo, come dici, un uomo che ha perso la figlia ha un dolore inguaribile nel cuore

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      2. diego:oltre a ciò, bisogna aggiungere che la Strepponi non aveva, a ragione, una buona fama. Figli illegittimi, amanti e altro. Era però, costume dell’epoca: la Strepponi era sola e, per una donna, non c’erano molte altre possibilità di lavoro. Il matrimonio con Verdi (1859), la rimise all’onore del mondo e lei gliene fu sempre grata.

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  3. Quel vecchio maledivami, tal pensier Perché conturba ognor la mente mia!…
    Verdi splendido! mirabili i duetti e la storia avvincente…anche se la mia preferita resta l’Otello!!!

    Ricordo l’opera con Mirella Freni e Gobbi data alla televisione, ero giovane, ma riuscii a seguirla tutta.

    Bellissimi questi post con inserti storici… buona settimana cara Marina!

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