Calendario verdiano: 5 febbraio 1887

sabato 5 febbraio 1887 – Milano, Teatro alla Scala, , Otello, su libretto di Arrigo Boito, tratto dalla tragedia Othello (1604-1605) di William Shakespeare. Con “Otello, Verdi riporta il dramma al livello dell’individuo -: con il protagonista – che si dibatte e soccombe tra l’astrazione assoluta del bene, Desdemona, e quella del male, Jago. In orchestra, Arturo Toscanini suonava il violoncello.

“Otello” suscita in me ammirazione e stupore, ma, mi riporta, in maniera inconsueta, a pensare al grande amore che Giuseppe Verdi provò sempre per e mia città natale, Genova. Questa non è una favola popolare ma la storia di due illustri personaggi che, senza strepito e poca pubblicità, soggiornarono a Genova per buona parte della loro vita. Giuseppe Verdi e Giuseppina Strapponi, sposi dopo una lunga e chiacchierata relazione nel 1859, iniziarono le loro frequentazioni nella Superba, nel 1860 con un soggiorno all’Hotel Croce di Malta. Verdi, che era allora al culmine della sua carriera e la Strapponi, che aveva da tempo abbandonato le scene, abitavano in un ampio podere, a Sant’Agata, appena fuori Busseto ma non avevano buoni rapporti coi bussetani, che non avevano mai dimostrato un grande affetto per Giuseppina che, ricambiando di cuore, li definiva “quei cretini”. Con questi presupposti e con l’inclemenza dell’inverno, si fece strada in loro l’idea di trovare un luogo adatto ove poter “svernare”: amantissimo del mare, che non volle però mai varcare definendosi un “animale terrestre”, Peppino si trovò nel travaglio di scegliere tra Genova e Napoli. Qui entra in gioco proprio il carattere dei genovesi: figlio di una terra generosa e aperta, come solo l’Emilia sa essere, uomo riservato e poco incline alla mondanità, amante della quiete e, come si dice oggi, della sua privacy, il compositore scelse Genova che lo amava ma non lo soffocava, dove non passava inosservato ma indisturbato. Nel 1866 i coniugi affittarono un appartamento a Palazzo Sauli mentre nell’autunno del ’74 traslocarono a Palazzo Doria imagespresso la stazione Principe, subito dietro il porto, in una casa di gusto ligure con un ampio scorcio verso il mare. Da allora, anche dopo la morte di Peppina, fino al 1899 Verdi svernò a Genova, dove compose molti dei suoi capolavori: “La Forza del destino”, “Aida”, ”Simon Boccanegra” e “Otello”. Ecco, infatti, nella cronologia di questo capolavoro, ricorrere il nome della Superba: dove, nel marzo 1884 componeva il primo atto, e, dal dicembre 1884 all’aprile 1885, il secondo atto.

Genova fu dunque lo scenario in cui Verdi ideò molte delle sue opere e la città custodì con amore questo grande che l’amava per la bellezza del suo paesaggio e per la discrezione della sua gente. Solo una volta, il maestro e la città si trovarono in disaccordo: quando in città si parlò di intitolare a Verdi una gran via centrale. Il maestro scrisse alle autorità locali una lettera, dove minacciava, se ciò fosse avvenuto, di non passare mai più per quella via a lui intitolata: Genova rispettò il suo volere e, solo dopo la sua morte, gli dedicò la centralissima piazza su cui si affaccia la Stazione Ferroviaria di Brignole. Alla sua morte, nel 1901, Verdi, pratico e concreto come i genovesi, lasciò all’Albergo dei Poveri di Genova un lascito pari a circa 500.000 euro.800px-Giuseppe_Verdi_-_Genoa

Qui, la cantante americana Blanche Roosevelt , descrive la prima di Otello

 In quell’anno

  Giosuè Carducci pubblica le Rime nuove

Emilio De Marchi pubblica Il cappello del prete

A Dogali (Etiopia) un contingente italiano di 500 uomini viene sterminato dalle truppe etiopiche

 Fonti

http://www.artdreamguide.com/info.htm

http://www.giuseppeverdi.it/default.asp

http://www.rodoni.ch/CORSOSUVERDI/cronologia.html

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9 pensieri su “Calendario verdiano: 5 febbraio 1887

  1. Verdi, che era stato eletto deputato nel primo Parlamento italiano e che su richiesta di Cavour aveva composto l’Inno delle nazioni per l’inaugurazione dell’Esposizione universale di Londra del 1862, vide con crescente preoccupazione l’assenza di un sentimento di appartenenza nella nazione appena creata; e non cessò di additare modelli nei quali riconoscere un patrimonio culturale comune; alla morte di Rossini (13 novembre 1868) propose una Messa da Requiem, omaggio collettivo dei maestri italiani al massimo esponente dell’arte loro (1869) e, rielaborando La forza del destino, scrisse una Sinfonia la cui articolazione è modellata su quella del rossiniano Guglielmo Tell.

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