Il fascino della politica

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“La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica”.

Questa è, secondo l’enciclopedia Treccani, la definizione del termine “politica”. Si citano la scienza, l’arte, l’amministrazione e la direzione della vita pubblica ma non si cita l’unica parola alla quale, purtroppo, spesso si associa, a torto, questo nobilissimo termine: il potere. Spesso, infatti, a causa della degenerazione che l’agire politico ha assunto nella nostra società, tendiamo ad associare la politica alla prevaricazione, alla vessazione e alla gestione della cosa pubblica per meri interessi personali. La politica ha perso così le sue accezioni più alte che le derivano addirittura dal pensiero ellenistico, per diventare un esercizio volto solo alle proprie convenienze, senza guardare al bene e al progresso della società che si deve amministrare, al fine di farla crescere e migliorare.

Eppure, ragionando con mente pura e libera, non sarebbe difficile trovare nella politica un potere alto e nobile che la renderebbe irresistibile per chiunque. La possibilità di mettere le proprie forze, competenze e capacità al servizio della comunità per ampliarne lo sviluppo sociale, economico e culturale, ha in sé un fascino superiore che la rende irresistibile. Immaginare scenari positivi per la propria comunità, sia quella di un piccolo centro sia quella di un grande stato, e operare al fine di renderli attuabili, avvicinandosi il più possibile al sogno, appagherebbe ogni brama di potere rendendo chi si dedica al governo della polis, infinitamente forte e superiore, rispetto a chi agisce solo per interessi personali.

Questo, e solo questo, è il vero “potere” della politica che, quando viene esercitata con onestà e convinzione, ci rende infinitamente liberi, alti e grandi.

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13 pensieri su “Il fascino della politica

  1. Hai proprio ragione, Marina, si è ormai perso il significato originario di politica e sempre più questo è stato soppiantato dall’idea di lobby e di interesse personale.
    Ti auguro un anno nuovo ricco di serenità, mia cara! Baci,
    Rosy

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  2. e non solo la vera politica è ciò che dici ma è anche giusto e plausibile che qualcuno la attui questa politica, ma quella che hai descritto tanto bene tu, cara Marina. Ci sarà in giro qualcuno che sappia interpretarla in primis come impegno sociale e civile ? qualcuno che sappia tradurla con mente limpida e libera? Io lo sto aspettando e mi sto guardando intorno per meglio identificarlo sin dalle urne elettorali dove sempre mi sono recata, ma ultimamente indignata, incerta e confusa come non mai.
    Ciao,
    Marirò

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  3. Che boccata di ossigeno e che grande lucida analisi.
    Quel che dice Diego è più che mai reale. Proprio due giorni fa ad un’amica che mi diceva la solita stanca frasho ribattuto e “son tutti uguali, son tutti ladri” ho risposto con parole simili alle sue. La politica è passione, è il confronto tra posizioni diverse e fini diversi.
    Il primo istinto è stato di rebloggarti, e si rebloggo e semino in giro. Ciao :

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    1. e sì, caro popof, bisogna evitare il qualunquismo che non costruisce nulla e alimenta la propaganda di qualche trombone che afferma con orgoglio «io non sono un politico!» anche se è vent’anni che ci tritura gli attributi

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  4. «Il fascino dell’impegno civile nasce dal fatto che non vi è nulla di più gratificante che lottare per le proprie idee, perseguendo un proprio progetto, perché non c’è niente di più emozionante che lavorare per realizzare un sogno!»
    (Marina Garaventa, Voglio arrivarci viva, Ediz. Tea, p. 124)

    Secondo me bisogna evitare, nella giusta indignazione verso i molti pessimi esempi, di nutrire il velenoso serpe dell’antipolitica. Questo perchè la politica, con tutti i suoi limiti, non serve ai ricchi i quali, in definitiva, possono anche farne a meno, ma ai poveri perchè è solo per scelte «politiche» che possono accampare diritti. Per fare un esempio: gli ospedali funzionanti servono ai malati, mentre una improbabile schiatta di persone sane «perenni» potrebbe anche fregarsene e farli chiudere. È troppo facile proclamare dal proprio comodo divano, davanti ad una tv, che «son tutti ladri» e poi non alzare le natiche dalla poltrona per partecipare. I politici ladri sono la conseguenza, anche, di un popolo pigro, consumista, opportunista, pronto a condannare tutto e tutti salvo poi andare a cercare una raccomandazione quando occorre. Sono piuttosto «gentofobo» ultimamente, carissima Princy, mi hanno stancato i luoghi comuni da bar.

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