Pandolce della zia Rosetta

piatto-pronto-coltello-bottiglia-liquore-bicchierino_dettaglio_ricette_slider_grande3Come mi è stato richiesto da tanti, ecco la ricetta del famoso “pandolce”, citata nel libro, “Voglio arrivarci viva” e nel dvd del film, “Finché penso, vivo”.

La ricetta antica del pandolce genovese, quella che faceva mia nonna, è molto più complessa e, soprattutto non teneva conto dell’uso di elettrodomestici e forni elettrici.

Questa è la versione, aggiornata e semplificata, della zia Rosetta.

 

Pandolce della zia

500 gr farina

50 gr lievito birra

150 gr zucchero

150 gr burro

200 gr uvetta

50 gr cedro

70 gr pinoli

1 cucchiaino finocchietto

½ bicchiere acqua fior d’arancio

Sale

Marsala secco

 

Lavare uvetta con acqua tiepida, asciugarla e infarinarla. Tagliare il cedro a pezzetti sottili e infarinarlo. Sciogliere il burro a bagnomaria, diluire il lievito in un po’ di latte tiepido.

Disporre a fontana la farina, unire il burro sciolto, lo zucchero, il lievito, qui l’uvetta, il cedro, i pinoli, il finocchietto, l’acqua di fior d’arancio e (se vi piace) il marsala. Lavorate fino a formare un impasto morbido. Formare 2 pani, dare tre tagli, non troppo profondi, sulla sommità di ogni pane, formando un triangolo.images

I pani si possono disporre sulla leccarda o in un tegame non troppo grande, con la di carta da forno infarinata. Accedere forno a 30° e quando è a temperatura, infornare subito, senza mai aprire il forno. Quando raggiunge la lievitazione voluta dare il via alla cottura, per circa un’ora a 180°.

Se usate la leccarda, dovete fare in modo che i pani non si allarghino troppo, diventando troppo bassi. Procedete così, prendete un pezzo di carta da forno, ripiegatela su se stessa fino a formare una striscia alta 7/8 cm circa. Circondate con questa il pandolce e fissate la striscia, con la spillatrice, nella misura desiderata.2121991333_8084ebd250

 

Segreti e consigli

Il marsala è una piccola aggiunta non indispensabile. Sono invece assolutamente necessari il finocchietto e l’acqua di fior d’arancio. Quest’ultima si trova in farmacia o nelle drogherie.

Il forno a 30° funge da camera di lievitazione e accelera il processo di levatura. Se non volete usare questo metodo, potete lasciar lievitare i pani sulla spianatoia di legno, coperti con una tovaglia e con una copertina leggera di lana o pile. Armatevi però di pazienza!

Il pandolce genovese non è mai troppo alto perché è ricco di ingredienti che non lo fanno lievitare molto.

Una volta cotto e raffreddato, fasciatelo con un foglio di carta velina, o oleata, e poi con un foglio di normale carta natalizia. Si conserva bene anche per settimane, purché sia tenuto in un luogo asciutto.

Chi ha acquistato il dvd del film, può vedere alcuni passaggi della ricetta!

 

 

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13 pensieri su “Pandolce della zia Rosetta

      1. la mia signora, in questo momento, è di là in cucina che ci stà provando, guai a distrarla (dopo una giornata in banca ha trovato il tempo solo adesso…), speriamo che venga bene, cara Princy, non oso pensare alla mia signora arrabbiata perchè le è venuto male il dolce…

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      2. allora cara Princy
        stamattina l’ho assaggiato: l’esperimento è riuscito!
        l’unica differenza è stata che ha voluto mettere un uovo perchè non ce la faceva ad amalgamarlo bene, e l’unico «errore» è che ha dimenticato il pizzico di sale

        comunque, è venuto buono eccome
        la mia signora ha trovato molto utile il suggerimento di costruire quella specie di «bordo» di contenimento

        per ora la cavia, cioè il sottoscritto, ha dato un buon responso!
        il pandolce della principessa, funziona

        Mi piace

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