Armstrong: o la caduta degli dei

A proposito di “Eroi e miti?”, post che ha suscitato molto interesse, cade a proposito la recente radiazione del famoso ciclista americano Lance Armstrong, vincitore di ben 7 Tour de France, per sospetto uso di sostanze dopanti. Il sospetto che Armstrong facesse uso di anabolizzanti, benché mai trovato positivo ai controlli, nasceva dalle sue frequentazioni poco raccomandabili, come il Dott. Michele Ferrari (citato anche nel caso Schwarzer) coinvolto in diversi casi di doping, e dal fatto che il ciclista, affetto da un cancro, “nascondesse” tra le cure anche sostanze non concesse.  A distanza di anni, la giustizia sportiva ha fatto il suo corso e un altro mito si è infranto.

So già che molti diranno che il ciclismo e “affetto” da anni da questa piaga ma, come abbiamo potuto costatare, il morbo del doping affligge tutto lo sport, e il ciclismo è uno dei più controllati. D’altra parte i ciclisti incarnano , per fatica e sofferenza, la lotta per la vita e, forse, per questo, il loro “tradimento” morale fa più scalpore. Essi, con le loro imprese epiche infiammano le folle e con i loro duelli, dividono le platee. In questi giorni, sto leggendo “I forzati della strada hanno fame” di Carlo Delfino e Mario Cionfoli, dove, con estrema vivezza si narrano, con aneddoti e citazioni, le peripezie “alimentari” del ciclismo eroico degli albori. Tanto per restare nell’argomento dei miti, cito dal libro, la poetica descrizione che il  grande Curzio Malaparte, fa di Bartali e Coppi.

«Bartali ha la forza, per i francesi è “l’homme de fer”, Coppi

ha la fragilità, è di cristallo. La squadra di Bartali è una democrazia,

dove l’ultimo dei gregari, proprio Coppi, si afferma. La

Bianchi del Campionissimo è una tirannide. Chi cova ambizioni

personali viene bandito. L’ordine è assoluto, tutti sono votati

alla causa. Bartali ha solo certezze, Coppi è la trasparenza, vive

in un mondo di vapori e di nebbioline. Bartali appartiene alla

terra come le rocce, solido, sanguigno, ha un naso da pugile.

Coppi ha un becco da uccello, un airone, appartiene all’aria. Il

sole illumina Bartali, Coppi è accarezzato dalla luna. Bartali

corre sulla terra, Coppi veleggia fra le nuvole. Bartali bercia,

urla, incendia di fuochi polemici la strada, la trasforma in ring

da pugilato. Coppi tace, si circonda di silenzi. La parola di Bartali

è un proiettile, la scaglia, Coppi invece è come Guglielmo

Tell. Tira frecce silenziose e infallibili. Bartali usa la sciabola,

Coppi va di fioretto. Bartali prega, è un canto gregoriano, Coppi

pensa e compone come Beethoven. Mentre va sulle montagne

Bartali esprime tormento ed estasi. Per Coppi la salita è un calvario.

Il traguardo di Bartali sta nel cielo, quello di Coppi sulla

terra. La bici di Bartali è un pezzo di metallo forgiato, la maltratta,

la bici di Coppi è un aeroplano, l’accarezza e la ama».

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11 pensieri su “Armstrong: o la caduta degli dei

  1. Sai noi siamo portati a pensare ai meriti di uno come a quelli di uno solo. Le gesta di un Bartali, un Coppi o un Amstrong non sono opera di un singolo uomo ma di una equipe e quando un elemento di quel gruppo si macchia di qualcosa, le indagini portano ad approfondire i rapporti all’interno dell’intero gruppo. Per contro si potrebbe anche affermare che grazie all’uso di alcune sostanze consentite ad Amstrong, Ferrari abbia tratto delle conclusioni errate, somministrando le stesse sostanze a chi non ne aveva bisogno per altri scopi.

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  2. Marina, io ho fatto e faccio tutt’ora sport, sono un ammiratore di Coppi, e rispetto il grande Gino, ho fatto 2 Milano San Remo, per amatori e con l’occasione insieme hai miei amici siamo stati a portare un omaggio sulla tomba di Fausto.
    Ma veniamo al dunque, non è corretto dopo dieci anni dire che uno faceva uso di sostanze dopanti, questi signori lo sapevano, ma c’è di più siccome si doveva curare gli avevano permesso di usufruire di agevolazioni, e in tutti i controlli è risultato a posto.
    Ora dicono che ci sarebbero delle testimonianze che lo accusano, come ripeto e non è solo un mio pensiero ma anche il grande Felice Gimondi intervistato dice che se i controlli sono regolari lo sbaglio è stato fatto da coloro che dovevano controllare.
    Un saluto, Luigi

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  3. Li rivedo, perfetti, Ginettaccio e Fausto, nel racconto di Malaparte….
    Allora il ciclismo era “lo sport”, dove veramente l’uomo si metteva alla prova: una bici – il manubrio diverso ma poi molto simile a qualsiasi altra – e il cuore e le gambe su strade spesso impervie.
    Ora le bici sono superleggere, le tutine fatte apposta per non creare il minimo ingombro, tutto è aereodinamico al massimo……eppure sembra che l’uomo non sappia più farcela con le sue sole forze!

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  4. Bellissima la citazione di Curzio Malaparte! Sembra dipingere con un pennello di parole i due rivali!

    A proposito di eroi e di stelle: un’altro Armstrong, ma questa volta glorioso, il grande Neil, il Moon-walker, stanotte è volato in Cielo.

    Buona Domenica Marina.

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      1. no, carissima Marina, i miti permangono proprio anche quando se ne vanno

        la morte ha forse cancellato il mito di Coppi e Bartali?

        penso che in fondo, tutti noi, lasciamo un piccolo mito in chi ci vuol bene, e chiaramente i grandi campioni, gli uomini resi celebri dalla fortuna e dall’ardimento, lasciano un mito in tante persone, oltre la piccola cerchia del privato

        più complesso il problema del mito infranto «in vita», come appunto questo corridore americano, rimarrà come mito o diventerà solo rimpianto per quel che non è stato?

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