Eroi e miti? No grazie

Ora che le Olimpiadi britanniche si sono concluse, fatti i bilanci delle vittorie, delle sconfitte e dei podi mancati, possiamo fare, a freddo senza fervori sportivi e patriottici, qualche piccola riflessione su alcuni fatti che, nel bene e nel male, ci han provocato emozione o delusione.

Cominciamo con il nuoto in vasca che, purtroppo, ci ha riservato solo delusioni. I media hanno subito provveduto a darne ampia e dettagliata relazione, puntando il dito, soprattutto contro Federica Pellegrini, rea di non aver ripetuto i trionfi del passato.

C’è stato poi lo scandalo Schwarzer che, colto in flagrante per uso di eritropoietina, ha ammesso, in una straziante conferenza stampa, bagnata da abbondanti lacrime, di non poterne più di uno sport tanto massacrante che tutti gli “imponevano” di continuare. L’uomo mi ha fatto pena, l’atleta rabbia.

Ma non tutto è stato negativo: bello l’esempio di Molmenti che, per partecipare alle Olimpiadi si è venduta la macchina, e ha vinto l’oro nella canoa, entusiasmanti le ragazze della scherma, rasserenante il sorriso della Idem che, dopo un sorprendente 5° posto, a quarantotto anni, ha dato l’addio allo sport. Sopra di tutti, splende, invincibile, la luce di Usain Bolt, tanto goliardico quanto perfetto e, per ora, ineguagliabile.

Per ora, appunto, perché, presto o tardi, anche per il mitico gigante giamaicano, verrà l’ora del tramonto, così come arriva per tutti. Per la nostra Federica, è forse arrivata la stanchezza di una vita reclusa, forse è nato in lei l’umanissimo desiderio di dedicarsi ad altro. Per il marciatore friulano, la pressione era forse troppo forte e tutti, famiglia e fidanzata compresa, volevano da lui cose che non era più in grado di fare. Il “rimedio” escogitato infantilmente ha fatto tanti danni ma forse è stato l’unico modo che ha trovato per liberarsi da un peso troppo grande per lui.

Da tutti questi fatti, belli e brutti, dovremmo però capire una cosa: i miti, gli eroi non esistono. Quei campioni che osanniamo e prendiamo ad esempio, in realtà, non esistono. Sono come le vesti sfarzose che, nonostante la loro eleganza, nascondono pur sempre degli uomini normali, capaci, come tutti di bei gesti e di grandi errori.

L’umanità ha, da sempre, bisogno di eroi cui rivolgersi e ispirarsi, specie nei momenti più bui, ma non dovrebbe mai dimenticare di guardarli con spirito critico, lodandone i pregi e comprendendone i difetti.

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12 pensieri su “Eroi e miti? No grazie

  1. «L’umanità ha, da sempre, bisogno di eroi cui rivolgersi e ispirarsi, specie nei momenti più bui, ma non dovrebbe mai dimenticare di guardarli con spirito critico, lodandone i pregi e comprendendone i difetti.»

    D’accordo, cara Marina, questo è vero e non ci sono dubbi. Però io credo che le personalità eccezionali, gli atleti cosiddetti «fuoriclasse», in qualche modo, sono amati appunto per quell’aura «magica» che li avvolge. C’è infatti un sottile senso morboso, se vogliamo, una certa «stranezza» che il supercampione incarna, e che lo scaglia nel cielo del nostro immaginario.
    Difatti sono sempre personalità complesse, l’uomo e il campione coesistono, ma non sono davvero tutt’uno. Anche nel tuo bellissimo libro, quando scrivi del tuo babbo, noti la dieresi fra il «tuo» papà e il grande artista sul palco. Quindi io penso che hai ragione, dobbiamo guardarli senza divinizzarli, i grandi campioni, ma secondo me non divinizziamo l’uomo ma il personaggio che incarna nell’attimo dell’agone, mediaticamente moltiplicato. Insomma questo dualismo secondo me non è mai del tutto superabile. Son stato prolisso, scusami.

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  2. Le parole di Schwarz, quando ha detto che per lui allenarsi era diventata una tortura, in fondo sono lì a mostrarci una doppiezza che c’è in ognuno di noi… Quello che gli altri vedono, o che a noi piace far vedere: quello di cui non ci vergogniamo, e che può far pensare che per noi tutto sia facile.
    Poi, dietro le apparenze, si cela l’umanità di ognuno, con le debolezze e le difficoltà…
    Grazie per la tua riflessione, carissima!

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  3. Nel commento lasciato ( non so come mai non sia comparso ), dicevo..
    Dicevo che, come sempre, hai centrato nel modo più giusto l’argomento di attualità, e che, condividendo quanto dice Renata, aggiungerei una considerazione: temo che certe madri – magari anche padri – a volte esercitino un’eccessiva pressione sui figli, creando troppe aspettative, e poi.. succedono cose come queste.. 😦
    Mi spiego un po’ male perché il caldo è davvero opprimente, per me.. al limite della “follia”.. 😉
    Ma ho anche una promessa da mantenere, benché qui sia OT: tre giorni fa ho regalato il tuo libro ( preso alla presentazione.. la decima copia 🙂 ) alla mia consuocera, per il suo ottantesimo compleanno.
    Aveva già il primo, e questo, di cui ha iniziato subito la lettura, la entusiasma talmente che mi ha chiesto di dirti quanto le piace come scrivi, quanto ammira te ed il tuo spirito ( inteso come forza e come humour ), insomma .. di ringraziarti!
    Ecco fatto!

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  4. Penso che tutta la nostra vita sia esasperata: siamo programmati per fallire, in quanto ci pongono delle aspettative e dei traguardi che difficilmente un essere umano può raggiungere e soprattutto reggere. Mentre dovremmo rivalutare la capacità di vivere la normalità della vita, il poter assaporare le cose semplici e dare valore anche ai traguardi normali, ciò che riusciamo a fare senza esasperazione e sofisticazioni.
    Penso anche che il mondo dello sport sia talmente esasperato che specula sulla pelle dell’atleta per spremerlo ben bene. Schwarzer mi ha fatto pena come uomo e come atleta, ho avuto la sensazione che abbia fatto quel che ha fatto per essere “beccato” , sia pure a livello inconscio. Comunque ha avuto coraggio da vendere a fronteggiare in sala stampa quegli avvoltoi dei giornalisti che lo spolpavano con le domande cretine che sono usi porre ultimamente!
    Mi sono chiesta perché non ha potuto esimersi di stare tanto in loro pasto, mentre certi politici si permettono di evitare qualsiasi tipo di intervista scomoda ed inquisitrice!

    Buona settimana Princy!

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