Amarcord 2

Settebre 1976 Washington USA

La Principessa con la Regina Madre, davanti al Kennedy Center Theatre, in occasione della tournèè del Teatro alla Scala per il bicentenario dell’indipendenza Americana.

La prima volta che lo incontrai fu nel 1976, a Washington durante la tournè del Teatro La Scala per i festeggiamenti del Bicentenario degli USA. La Scala portava negli Stati Uniti, per 40 giorni, circa 400 persone per allestire 4 opere da rappresentare nelle 3 città simbolo dell’indipendenza americana: Washington, New York e Filadelfia. L’occasione era ghiotta e anch’io m’imbarcai sull’aereo che portava i miei in quella prestigiosa tournè durante la quale mio padre avrebbe cantato ne “La Boheme” di G. Puccini e nel “Macbeth” di G. Verdi.

Conoscevo a memoria la prima e poco o nulla sapevo del secondo che, nel fasto gigantesco del Kennedy Center Theatre, m’impressionò per la sua potenza musicale e per la primordialità quasi bestiale degli istinti messi in scena. “Macbeth” o Macbetto, come lo chiamava affettuosamente Verdi, vide la luce nel 1847 ma l’edizione definitiva si ebbe solo nel 1865, e alla sua stesura contribuirono ben 2 librettisti: Francesco Maria Piave e A. Maffei riuscirono, con molta fatica, a ricalcare quasi perfettamente il testo shakesperiano. D’altra parte, Verdi, definito dalla critica il più grande drammaturgo italiano, aveva una grande passione per Shakespeare, che chiamava confidenzialmente “papà Guglielmo”, tanto che trasse, dalle sue tragedie, altri 2 dei suoi capolavori: ”Otello” e “Falstaff”. “Macbeth” è il primo approccio del musicista alla grande drammaturgia e, benché l’opera risulti ancora fortemente vincolata ai canoni del primo ottocento, con brani chiusi e rigidamente legati alla tradizionale suddivisione (recitativo/aria/cabaletta), Verdi riesce con una musica potente e con un notevole scavo dei personaggi, raro per il melodramma del tempo, ad avvicinarsi molto al suo idolo inglese. Così come Shakespeare, crea personaggi potenti e nettamente suddivisi in due schiere, ben caratterizzate anche musicalmente: i buoni (Banco, Macduff e Malcom) cantano con tono patetico e intimo, i cattivi (Lady Macbeth e Macbeth) si esprimono con toni cupi e improvvise cabalette quasi rabbiose. Su tutti troneggia la figura della perfida regina che ebbi la fortuna di ascoltare dalla voce di Shirley Verrett nell’edizione del Bicentenario con Piero Capuccilli, Nicolay Ghiaurov e con la direzione di Claudio Abbado.

 

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9 pensieri su “Amarcord 2

  1. Vera fortuna ascoltare un’opera bellissima con un cast sontuoso, completato dal MacDuff di Ottavio Garaventa.
    Certo la lady della Verrett, è una cosa speciale dato che è un mezzosoprano.
    Un saluto caro, Luigi

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  2. Ho dovuto ascoltare due volte il Macbeth prima di apprezzarne la bellezza, forse perchè non l’ho mai visto in teatro ma solo ascoltato alla radio. E’ difficile vedere quest’opera in cartellone!
    Della Boheme non c’è nemmeno bisogno di parlare….. posso cantarla tutta, orchestra compresa!!!! e alla fine continuo a commuovermi! (Tra l’altro mi sembra proprio di averla ascoltata alla radio con il tuo papà…..è possibile?)
    Bellissimo il tuo nuovo “abito”, pieno di luce…..

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  3. P.S. bellissimo il template rinnovato! Mi piace tantissimo il celeste della casa, sembra lo stesso colore con una nuance più tenue con cui ho dipinto la stanza di mia figlia.
    Nuovo mese nuovo template? Sempre in evoluzione. Un abbraccio forte forte!

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  4. Grazie Marina per le belle emozioni che il post mi ha dato: i ricordi, la musica, una Shirley Verrett splendida!

    Piero Capuccilli proprio a Trieste lo sentii nel Ballo in Maschera, la mia prima opera. Un po’ difficile e fui penalizzata dal fatto di non essermi documentata in tempo.

    La mia preferita però è sempre stata l’ Otello! Ne vidi una alla televisione con Capuccilli, Domingo e la Freni! Mitici!

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