Leopardi e i talk-shows

“…. Gl’italiani posseggono l’arte di perseguitarsi scambievolmente … con le parole, più che alcun’altra nazione. Il “persifflage” degli altri è certamente molto più fino, il nostro ha spesso e per lo più delgrossolano, ed è una specie di “polissonnerie”, ma con tutto questo io compiangerei quello straniero che venisse a competenza e battaglia con un italiano in genere di “raillerie”. I colpi di questo, benchè poco artificiosi, sono sicurissimi di sconcertare senza rimedio chiunque non è esercitato e avvezzo al nostro modo di combattere, e non sa combattere alla stessa guisa. …

….. Gl’italiani non bisognosi passano il loro tempo a deridersi scambievolmente, a pungersi fino al sangue. Come altrove è il maggior pregio il rispettar gli altri, il risparmiare il loro amor proprio, senza di che non vi può aver società, il lusingarlo senza bassezza, il procurar che gli altri sieno contenti di voi, così in Italia la principale e la più necessaria dote di chi vuol conversare, è il mostrar colle parole e coi modi ogni sorta di disprezzo verso altrui, l’offendere quanto più si possa il loro amor proprio, il lasciarli più che sia possibile mal soddisfatti di se stessi e per conseguenza di voi….

…. Non rispettando gli altri, non si può essere rispettato. …

E’ certo che il principal fondamento della moralità di un individuo e di un popolo è la stima costante e profonda che esso fa di se stesso, la cura che ha di conservarsela (nè si può conservarla vedendo che gli altri ti disprezzano), la gelosia, la delicatezza e sensibilità sul proprio onore. Un uomo senz’amor proprio, al contrario di quel che volgarmente si dice, è impossibile che sia giusto, onesto e virtuoso di carattere, d’inclinazioni costumi e pensieri, se non d’azioni…”

Questo brano è tratto da il “DISCORSO SOPRA LO STATO PRESENTE DEI COSTUMI DEGL’ITALIANI” di Giacomo Leopardi. Se il breve libretto può risultare un po’ ostico, per via della prosa datata e fin troppo ricca di incisi,mettendoci la necessaria buona volontà, si riesce a concluderne la lettura e a riportarne forti impressioni. Nella recente occasione dei 150 dell’unità d’Italia, la sua lettura permette di costatare i molti progressi fatti da noi italiani ma anche, purtroppo, i nostri difetti che sembrano immutati. L’opera risale al 1823 ma, leggendo questo brano, mi è sorto il dubbio che Leopardi avesse già, nascosta nella sua immensa biblioteca, una televisione. Su quel polveroso video, una sorta di finestra sul futuro, deve aver sicuramente visto molti talk-show e, certamente,, non si sarà perso le più recenti ed edificanti sedute del nostro parlamento.

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