Rivoluzionari all’Opera

In questi giorni, nei quali, volenti o nolenti, siamo obbligati a ripensare alla nostra storia, giova ricordare o, in molti casi, conoscere un particolare aspetto del nostro Risorgimento. Gioverebbe, soprattutto , a chi, in questi tristi tempi, afferma cose come “Con la cultura non si mangia” (Giulio Tremonti) o “In Italia basterebbero 2 Teatri d’Opera” (Giovanni Floris). L’ignoranza, come spesso accade, è bipartisan e non conosce confini culturali, politici o sociali. Bisognerebbe spiegare a costoro che, se oggi sono quello che sono, cioè italiani e uomini di “potere”, mediatico o politico, lo devono anche al melodramma e ai teatri dell’Opera. Non mi riferisco solo e, ovviamente , a Giuseppe Versi, vero simbolo della passione risorgimentale , ma penso, piuttosto , al teatro d’opera, come edificio e luogo dove sono nati i primi fervori unitari. Sgombriamo innanzi tutto la mente da un pregiudizio fondamentale: il melodramma non era, come immaginano molti, uno spettacolo d’élite, e i suoi templi non erano luoghi deputati ad un rito per pochi. Nell’ottocento, il melodramma era lo spettacolo di massa, paragonabile agli attuali concerti rock e i compositori ne avevano la visibilità e gli stessi grandi compensi. Facendo una semplice stima dei guadagni di Gaetano Donizetti, compositore tra i più prolifici, si è visto che i suoi introiti, portati ai giorni nostri, corrisponderebbero a quelli di una pop-star di prima grandezza Il perché della popolarità del melodramma è presto detto: l’opera lirica portava sulla scena i grandi romanzi romantici di tutti i tempi, condensandoli in poco tempo, abbellendoli con musica e balletti, e rendendoli accessibili anche a coloro che avevano poca dimestichezza con la lettura. Insomma, l’opera come i grandi e popolari sceneggiati della tv: e se, all’epoca, non era ancora nato Anton Giulio Majano , ci penavano i teatri lirici a mettere in circolo le idee e a comunicarle trasversalmente a tutti i ceti sociali. Il teatro tradizionale, quello concepito con platea, palchi e loggione , inteso come edificio e luogo d’incontro, era, già dalla fine del ‘700, un vero luogo democratico e paritario nel quale, seppur con evidenti differenze, più formali che reali, tutti potevano assistere agli stessi spettacoli e condividerne spirito e idee. In platea trovava posto la borghesia, nei palchi la nobiltà e nel loggione il popolo minuto che, per una sera, poteva ascoltare, commentare e persino fischiare ciò che, contemporaneamente, ascoltavano nobili e regnanti. Proprio in quei palchi e, ancor più, nei retropalchi, piccole stanze dove, tra un atto e l’altro, gli spettatori potevano rifocillarsi e conversare, si cominciò a parlare d’indipendenza e di unità d’Italia. Fu facile per quelle idee, veicolate dalle più belle melodie italiane, invadere platee e loggioni, varcare le austere porte dei teatri e diffondersi nelle piazze e nelle strade, diventando bandiera, slogan e inno per la lotta unificatrice.

Annunci

10 pensieri su “Rivoluzionari all’Opera

  1. Leggi l’articolo della Stampa di lunedì, se ricordo bene, riguardante le opere e gli autori più rappresentati sui palcoscenici nel mondo, con tanto di classifiche, godibilissimo. Germania ed Austria battono l’Italia, Verdi batte Mozart. Iersera ho assistito al dibattito da te pubblicizzato sul blog ” fare politica serve ancora “, col dott. Meriana e il prof. Henriquet, sala piena.
    Ciao e baci
    Ettore

    Mi piace

  2. ciao Marina, dopo il tuo post scrissi a Giovanni Floris e lui mi ha risposto assicurando che non lo ha mai detto, che bastano 2 teatri d’Opera. sei sicura che sia il Giovanni Floris che tutti conosciamo? baci morena

    Mi piace

  3. Concordo con te, Marina……i teatri dell’Opera sono stati la culla degli incontri, delle idee che hanno portato al Risorgimento. Ancora quando lo frequentavo io, ragazzina a Roma, era un punto di riferimento per giovani e adulti, vi si respirava cultura e amore per il melodramma e quindi per ciò che era italiano….
    Ora l’opera è tanto misconosciuta che il governo non muove un dito per riportare in Italia i coristi del Maggio Musicale Fiorentino in tournée a Tokio….

    Mi piace

  4. Un articolo pieno di significato, purtroppo in Italia si fanno le cose tanto per fare, io proprio oggi discutendo con mia nipote che frequenta la seconda media e parlava dei 150 anni dell’unità, le ho chiesto se sapeva perché i patrioti scrivevano sui muri viva Verdi, alla fine glie lo spiegato io, cosi come alle altre due che fanno la 5 elementare hanno fatto imparare l’inno di Mameli a pappagallo senza sapere che l’elmo si riferisce a Scipione, cosa è stata la battaglia di Legnano, e chi era Francesco Ferrucci, ripeto, non si spiega il vero significato delle cose ma è solo come se fosse una moda farle.
    Un saluto caro e sempre viva L’Italia, Luigi

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...