Tripoli, bel suol d’amore…

Confesso che, quando ho sentito i Russi definire Gheddafi un “cadavere politico”, un moto di pietà e stupore ha scosso il mio cuore. Povero Gheddafi! Non era lui quell’insigne statista, amato e rispettato dal suo popolo, convocato persino all’Onu, riverito e onorato perché si degnasse di vendere a noi, occidentali, il suo gas e il suo petrolio? Non era lui, l’amico più caro del nostro Premier che, per riparare il malfatto delle ambizioni coloniali del Regno d’Italia, lo ospitava sontuosamente con impensabili carnevalate e relativo baciamano?

Improvvisamente, come folgorati sulla via di Damasco, gli occidentali si sono accorti che l’eroe libico della rivoluzione è un personaggio inaffidabile, dittatore sanguinario, violento, pericoloso per il suo popolo e per la pace del mondo, e, a quanto si sussurra negli ambienti diplomatici, persino schizofrenico.

Lascio a voi le ovvie considerazioni e vi consiglio, invece, di dedicarvi all’ascolto e magari allo studio della simpatica canzonetta, che trovate nel video, qui riportato con l’istruttivo testo. In verità quando usci, nel 1911, con la voce della bellissima chanteuse Gea della Garisenda, gli italiani, , non sapevano certo dove s’annidasse tanta grazia di Dio, né si preoccupavano di saperlo. E non sembri strano perché, fino ad allora, della Tripolitania nessuno s’era preoccupato di saper ciò che avrebbe dovuto sapere, compreso lo Stato Maggiore Italiano. La storia della colonizzata Libia Italiana, raggiunse il suo massimo splendore sotto il governatorato fascista di Italo Balbo, ma fu anche teatro di terribili massacri e deportazioni di massa. Il nostro “impero” cadde miseramente, e fortunatamente , con la fine della dittatura fascista. La canzone che, oltre a magnificare le bellezze della “quarta sponda”, denominazione mussoliniana, parla di cannoni, conquiste e, ovviamente , di civilizzazione mi pare adatta al momento storico. Le navi americane sono già in vista della costa libica, ovvero sono già in vista della nostra Sicilia, e la tanto richiesta “no fly zone” è già un atto di guerra, poiché presuppone l’annientamento di aeroporti e l’eventuale uso di contraerea. Noi italiani, intanto, colti da un improvviso interesse, di stampo leghista, per i profughi libici, abbiamo già inviato e attivato un ospedale da campo per curare quelli che, fino a poco tempo fa, minacciavamo di affondare con i loro barconi disperati.

A questa punto, non ci resta che aspettare le prime cannonate: magari cantando allegramente “Tripoli, bel suol d’amore!”.

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2 pensieri su “Tripoli, bel suol d’amore…

  1. E CHE DIRE IL PETROLIO FA
    FARE INCHINI , BACIAMANO E GENUFFLESSIONI .
    MENTRE NOSTRI TECNICI STANNO COSTRUENDO UNA CENTRALE ATOMICA IN SLOVENIA , PAESE DEL CENTRO AMERICA .

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