Dedicato ai leghisti

Viste le recenti polemiche suscitate dal  “popolo verde”, ministri compresi, circa il nostro Inno,  mi è venuta voglia di riproporre un vecchio post, pubblicato sul mio Splinder’s blog , nel mese di Giugno 2010, quindi , in tempi non sospetti.

Ad ogni competizione storica o sportiva, gli italiani si ricordano di avere un inno che, solitamente, cantano a squarciagola, senza capire ciò che dicono. Sarebbe bello, invece, saperne un po’ di più per apprezzarne e comprenderne il valore. Personalmente, quando lo ascolto, il mio pensiero corre subito all’autore dei versi, Goffredo Mameli, che nella sua brevissima vita (morì a 22 anni, nel 1849, per un colpo di baionetta infertogli accidentalmente da un amico, mentre combatteva per la seconda Repubblica Romana) si dedicò interamente agli ideali patriottici mazziniani. Già la sua sorte e il suo spirito repubblicano dovrebbero rendercelo caro, ma c’è un altro personaggio che, spesso dimenticato, ha dato tutto il suo amore per quest’inno. Si tratta, ovviamente, di colui che lo musicò,: il musicista e direttore del Coro del Teatro Regio di Torino, il genovese Michele Novaro. Su Genova e Liguria patriottiche ci sarebbe molto da dire: non a caso, vi nacquero Mameli, Novaro, Mazzini e Garibaldi, ma la Superba, per ritrosia o per rigore, non ama lodarsi e sembra non ricordarsi dei suoi figli. Michele Novaro (1818 – 1885) non ebbe vita facile, problemi finanziari e di salute, minarono la sua già schiva natura: si dedicò con passione alla composizione di tanti inni ma non trasse mai alcun vantaggio economico.

Ecco la testimonianza più nota sulla nascita dell’inno, resa, seppure molti anni più tardi, da Carlo Alberto Barrili,patriota e poeta, amico e biografo di Mameli.

 Siamo a Torino: “Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d’accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell’anno per ogni terra d’Italia,….. In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l’egregio pittore che tutti i miei genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: – To’ gli disse; te lo manda Goffredo. – Il Novaro apre il foglietto, legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos’è; gli fan ressa d’attorno. – Una cosa stupenda!- esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. – Io sentii – mi diceva il Maestro nell’aprile del ’75, avendogli io chiesto notizie dell’Inno, per una commemorazione che dovevo tenere del Mameli – io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo. Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all’inno, mettendo giù frasi melodiche, l’un sull’altra, ma lungi le mille miglia dall’idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po’ in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c’era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d’un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l’originale dell’inno Fratelli d’Italia.” 

 “FRATELLI D’ITALIA

 L”Italia s’è desta,

Dell’elmo di Scipio (La cultura di Mameli è classica e forte è il richiamo alla romanità. È di Scipione l’Africano, il vincitore di Zama, l’elmo che indossa l’Italia pronta alla guerra)

 S’è cinta la testa.

Dov’è la Vittoria? (La Vittoria si offre alla nuova Italia e a Roma, di cui la dea fu schiava per volere divino. La Patria chiama alle armi: la coorte, infatti, era la decima parte della legione romana)

 Le porga la chioma,

Ché schiava di Roma

Iddio la creò.

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli

Calpesti, derisi,

Perché non siam popolo,

Perché siam divisi.

Raccolgaci un’unica

Bandiera, una speme: (Una bandiera e una speranza (speme) comuni per l’Italia, nel 1848 ancora divisa in sette Stati)

 Di fonderci insieme

Già l’ora suonò.

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,

l’Unione, e l’amore

Rivelano ai Popoli (Mazziniano e repubblicano, Mameli traduce qui il disegno politico del creatore della Giovine Italia e della Giovine Europa. “Per Dio” è un francesismo, che vale come “attraverso Dio”, “da Dio”)

 Le vie del Signore;

Giuriamo far libero

Il suolo natìo:

Uniti per Dio

Chi vincer ci può?

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia

Dovunque è Legnano, (In questa strofa, Mameli ripercorre sette secoli di lotta contro il dominio straniero. Anzitutto,la battaglia di Legnano del 1176, in cui la Lega Lombarda sconfisse Barbarossa. Poi, l’estrema difesa della Repubblica di Firenze, assediata dall’esercito imperiale di Carlo V nel 1530, di cui fu simbolo il capitano Francesco Ferrucci. Il 2 agosto, dieci giorni prima della capitolazione della città, egli sconfisse le truppe nemiche a Gavinana; ferito e catturato, viene finito da Fabrizio Maramaldo, un italiano al soldo straniero, al quale rivolge le parole d’infamia divenute celebri “Tu uccidi un uomo morto”)

 Ogn’uom di Ferruccio

Ha il core, ha la mano,

I bimbi d’Italia

Si chiaman Balilla, (Sebbene non accertata storicamente, la figura di Balilla rappresenta il simbolo della rivolta popolare di Genova contro la coalizione austropiemontese. Dopo cinque giorni di lotta, il 10 dicembre 1746 la città è finalmente libera dalle truppe austriache che l’avevano occupata e vessata per diversi mesi

 Il suon d’ogni squilla (Ogni squilla significa “ogni campana”. E la sera del 30 marzo 1282, tutte le campane chiamarono il popolo di Palermo all’insurrezione contro i Francesi di Carlo d’Angiò, i Vespri Siciliani.)

I Vespri suonò.

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano

Le spade vendute:

Già l’Aquila d’Austria (‘Austria era in declino, le spade vendute sono le truppe mercenarie, deboli come giunchi, e Mameli lo sottolinea fortemente: questa strofa, infatti, fu in origine censurata dal governo piemontese. Insieme con la Russia (il cosacco), l’Austria aveva crudelmente smembrato la Polonia. Ma il sangue dei due popoli oppressi si fa veleno, che dilania il cuore della nera aquila d’Asburgo

 Le penne ha perdute.

Il sangue d’Italia,

Il sangue Polacco,

Bevé, col cosacco,

Ma il cor le bruciò.

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò

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13 pensieri su “Dedicato ai leghisti

  1. Ho la mia età , la storia recente la conosco .
    L’inno di Mameli , fino allavvento di Ciampi come Presidente della Repubblica , l’ho sentito poco e neanche ce lo hanno insegnato a scuola .
    A questo ritengo ci sia una risposta . In Occidente avevamo il più grande PC , che guardava all’Internazionale comunista e non al nazionalismo , a quei tempi , chi sventolava la bandiera tricolore era considerato un fascista .
    Tutto questo non per giustificare i leghisti , ma per leggere correttamente la storia degli ultimi cinquant’anni del secolo scorso .

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  2. ecco gli italiani sfigati : Mameli ucciso “dal fuoco amico” e Novaro che “non trasse mai alcun vantaggio economico”
    ed ecco l’italiano furbo: ieri i Savoia che hanno fatto finta di non conoscere Garibaldi fino a quando non sono sicuri della sua vittoria, oggi i leghisti che parlano d’invasione meridionale dimenticando che il mezzogiorno si chiama così perchè anche loro si sono seduti ed hanno mangiato.
    ed ecco l’italiano realista: più che in Italia siamo in Europa, anzi nel mondo, e per essere precisi nell’universo
    Ciao!

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  3. E che i valori sono andati a farsi benedire, tutti compreso l’amor di Patria.
    I giovani alla domanda chi era Mameli, l’ho ricordano solo per l’inno, e non per quello che è stato un patriota dagli alti valori.
    Poi l’inno quasi nessuno l’ho ha letto per intero.
    Io con i miei nipoti cerco di insegnare i valori che un tempo noi avevamo, ma loro sono presi per i vari telefilm per ragazzi è li che cercano i loro valori.
    E la televisione contribuisce molto con i vari grandi fratelli e isole a distruggere tutto e far trionfare il facile quadagno e l’immoralità.
    Un saluto grande, Luigi

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  4. Grazie, cara Marina! Mia cugina Iole, che abita a Roma, mi ha proposto un’iniziativa che io e mio figlio abbiamo accolto con gioia: mettersi addosso qualcosa di tricolore, anche piccolo…. Io ho tagliato il nastro di una vecchia medaglia e adesso i due pezzetti sono sulla cerniera del giaccone di Norberto e sull’anella della mia borsa (trasborda con il contenuto ogni volta che cambio borsa…) Se l’iniziativa ti piace…passaparola!

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  5. Questi nostri governanti – che non credo conoscano bene quest’inno – sono riusciti a voler ricordare l’Unità d’Italia attraverso la divisione…..incoerenti come sempre…..
    Ora – come da copione – dicono che sono stati interpretati male…..
    Ma quando la finiranno?
    Grazie Princi!! 🙂

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  6. Bella storia super dettagliata della nostra.. Storia, a cui l’Inno si rivolge e si riferisce.
    Grazie, Marina: brava, come sempre! 🙂
    E pensare che c’è chi non lo conosce, come pure chi non lo ri-conosce.. In entrambi i casi, vergogna! 😦
    ( Carina, la sottolineatura dell’understatement del Genovese-tipo 😉 )

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