G. Verdi (1813 – 1901): un secolo di storia italiana

Portrait of Giuseppe Verdi by Giovanni Boldini...
Image via Wikipedia

 

Non si può parlare della storia politica e culturale d’Italia senza evocare il volto altero del grande vecchio: con la sua barba bianca. serio, ma con gli occhi brillanti ed ammiccanti, sembra osservare con attenzione i mutamenti della sua amata Italia. Quella patria che, appena nata, lo fece senatore a vita e che non dovrebbe mai scordare ciò che Verdi ha fatto per lei.

Già dal 1842, da quando le note del Nabucco erano risuonate alla Scala di Milano, l’Italia, quella dei carbonari. quella che aspettava di allontanare gli usurpatori, aveva capito di avere in Verdi un grande alleato e, da quel giorno, il musicista era diventato la bandiera della rivoluzione, entrando pian piano nel cuore di tutti:  nelle piazze si cantava il ”Va pensiero” e sui muri si scriveva “Viva V.E.R.D.I.” per significare “Viva Vittorio Emanuele Re D’Italia”.

D’altra parte, Verdi. uomo pragmatico e sanguigno. musicista e contadino, non poteva non appassionarsi alla vita politica del suo tempo cosi animata e vitale. Eccolo quindi partire “con l’elmo in testa”, come diranno molti suoi detrattori, e dedicarsi anima e corpo a storie guerresche ove, tra i clamori della lotta, s’odono i lamenti degli oppressi: ecco, dopo Nabucco, I Lombardi, Emani, Giovanna D’Arco, Attila

Ma, ormai, la metà del secolo è alle porte e l’Italia si avvia a grandi passi verso l’unità e non ha più bisogno di un vate: Verdi può, finalmente, dedicarsi solo alla sua musica, al suo teatro, quello intimo, che scava nei , personaggi e porta sulle scene i grandi drammi interiori. Nasce la la grande trilogia popolare che prende forma con Rigoletto, si consolida con Il trovatore, per esplodere con La Traviata, che, suscitando grande scalpore, per la prima volta nella storia del melodramma,porterà sulle scene un dramma contemporaneo.

Da qui in avanti, fu un susseguirsi di capolavori: da La forza del destino a Aida, passando per Don Carlos. da Simon Boccanegra a Otello. Tutto senza mai dimenticare ciò che accadeva intorno a 1ui mutava col passare degli anni . Egli ascolta le novità wagneriane, ascolta i veristi, ascolta coloro che vogliono spodestarlo e risponde con una sola opera: Falstaff. Alla bella età di 80 anni, dopo 5 anni di silenzio, il bussetano risponde con quello che può essere definito la summa di un secolo di musica, l’opera in cui convergono tulle le novità del secolo, mediate, però dalla grande scuola italiana e dalla mente di un genio

Questi, e molti altri, sono i motivi per i quali Verdi è entrato nella vita di tutti gli italiani. anche di quelli che non hanno mai ascoltato un’opera, e tutti, senza accorgercene citiamo le parole dei suoi personaggi, persino nel linguaggio di tutti i giorni: “Libiamo ne lieti calici”.” festeggia la traviata Violetta, “Vendetta, tremenda vendetta” giura Rigoletto, “Ritorna vincitor” mormora Aida, “La donna è mobile” sbeffeggia il Duca di Mantova e potremmo continuare ancora, citando personaggi. brani, versi ma, forse, esiste un modo più veloce per scoprire quanto c’è di Verdi, in noi: analizzare il DNA di un italiano qualunque.

Sicuramente Ii c’è un pezzetto di “Va pensiero”.

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18 pensieri su “G. Verdi (1813 – 1901): un secolo di storia italiana

  1. Sono abbastanza ignorante in fatto di musica lirica. Essere guidati da te e dalla tua scrittura limpida in questo mondo è un piacere!

    P.S.
    In realtà, pur non conoscendo bene il genere lirico, ho avuto modo di ascoltare ed apprezzare composizioni di Monteverdi e Frescobaldi che trovo bellissime. Sarei curiosa di sapere quali autori prediligi…

    Buona serata

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  2. Io essendo un melodico per eccellenza amo molto Bellini, ma con questo non è che Il grande vecchio, non mi piaccia, amo diverse sue opere che forse non sono molto popolari, tipo Mechbet, Ernani, Attila, I Lombardi, anche le altre mi piacciono ma queste le preferisco.
    E’ vero, Lui è un simbolo, oltre che per la musica anche per l’unita d’Italia, e cosa che da da pensare alla considerazione in cui era tenuto, che negli ultimi giorni della sua vita i milanesi per non disturbarlo hanno messo della paglia per attutire il rumore delle ruote delle carrozze.

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  3. ciao Marina,
    non ti scrissi mai, prima d’ora, perchè mi vergognavo, mi vergogno sempre di fronte alla sofferenza degli altri. Da grande ignorante amo l’opera, soprattutto Verdi, ma non è per questa ragione che ti contatto. Una sola richiesta: perchè non fai sentire la tua voce al programma di fazio e Saviano, soprattutto ora, dopo l’intervento delle associazioni pro-vita? io comprendo il diniego di fazio al loro intervento e credo che, se fossi tu a spiegare le ragioni della tua lotta per la vita, anche molti altri capirebbero. Scusa se ti ho disturbato. Un abbraccio ate che sei tanto cara.
    morena

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    1. Morena: grazie del tuo apporto a questa discussione così difficile. Io amo la vita e lotto, ogni giorno, per conservarla e perchè sia la migliore possibile. Non staccherei mai la “mia” spina ma, mi spiace deluderti, sono assolutamente d’accordo con Piergiorgio Welby. Nessuno vuole morire e, come mi ha confermato Mina Welby, tantomeno Piergiorgio: noi vogliamo solo , quando verrà il momento, poter decidere se continuare un’inutile sofferenza o abbandonarci alla fine naturale dell’esistenza. Nella sezione Stampa di questo blog, puoi trovare tutte le interviste rilasciate da me su questo tema. Prometto, comunque, di affrontarlo ancora su questo blog. Grazie

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      1. buongiorno Marina
        ti ho sempre letto e sapevo che eri d’accordo con Piergiorgio Welby e so, soprattutto, che tu ami la vita: per questa ragione mi sarebbe piaciuto che tu fossi intervenuta, nel modo che più gradivi, per far capire ai moralisti che, se si giunge a chiedere di staccare un tubo, non è per odio ma per amore, solo per amore per la vita. ti voglio bene Marina. un abbraccio, non troppo forte o ti faccio male
        morena

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      2. Ti chiedo scusa, Marina, se colgo l’ot di Morena: come ho scritto non so dove, a commento del film di Cinzia, ho apprezzato moltissimo, fra l’altro, il contributo di Mina Welby.
        Ho saputo che venerdì sarà qui da noi, presentata da Emilia Ferrari, editrice del New Magazine Imperia ( e mia ), e intendo andare ad ascoltarla di persona: un’occasione che non voglio perdere!
        Il solito abbraccio, non perciò meno affettuoso. A.

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  4. Grandissima Marina e grandissimo Giuseppe Verdi. Che belle emozioni mi hai suscitato… Ognuna delle opere che hai citato mi sta nel cuore insieme al ricordo imperituro di mio padre che mi ha fatto conoscere ed amare l’opera lirica.

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