Ipocrisia della “pace”

Ormai è diventata un’abitudine del nostro tempo: si cambiano i nomi alle cose, ai fatti, ai sentimenti per sbiadirne i significati e renderle, magari, meno ostiche alla nostra finissima sensibilità occidentale. Non ci sono più ciechi ma solo “non vedenti”, gli spazzini sono “operatori ecologici”, uno stronzo diventa un “soggetto anaffettivo” e, meraviglia dei nostri giorni, la guerra si è trasformata in “missione di pace”. Se la guerra evocava morte, genocidi, distruzione e orrore, con il nuovo nome sembra che i carrarmati portino “fiori nei loro cannoni”, che gli aerei sgancino palloncini e i fucili sparino caramelle! Ed è per questo che, puntualmente, ogni volta che muore un soldato, tutti, o quasi, restiamo attoniti, muti e disperati, chiedendoci come sia possibile che avvengono ancora queste cose. io, ogni volta che sento della morte di soldati italiani, penso ai nostri connazionali morti nelle due guerre mondiali: per loro niente bandiere e niente politici commossi, perché erano “carne da macello”. Io sono sicura che tutti i nostri militari spediti in “missione di pace” siano partiti col cuore puro di chi, lealmente, voglia servire il proprio paese e contribuire alla pace ma, sono altrettanto certa che, una volta arrivati in zone operative, abbiano capito di essere in guerra.

Dietro le belle parole di “stabilizzazione”, “valori democratici”, “peacekeeping” si nasconde, come in ogni guerra, l’interesse economico e politico: la posizione strategica dell’Afghanistan, il suo petrolio e le sue coltivazioni di papaveri son motivi più che sufficienti per invadere un paese.

Smettiamola, quindi di meravigliarci quando nostri giovani muoiono sui fronti: siamo in guerra e, in guerra si muore, sempre.

 (c) Marina Garaventa

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29 pensieri su “Ipocrisia della “pace”

  1. Concordo in pieno con te e con la ragazze che comunque dice che sono volontari e ben pagati….volontari di guerra un controsenso, avevo appena scritto sul mio blog del Nobel per la pace al dissidente cinese, anche in quel caso “ipocrisia della pace”…a presto!

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  2. Potrei fare mio il commento di Maurizio, questi ragazzi sono in maggior parte figli del sud, che consapevoli del rischio ma per bisogno scelgono quella vita.
    Però rivado al tuo scritto al punto che perli dei soldati morti nelle due guerre, e dico hai ragione quelli sono stati trattati come carne da macello, e contro la loro volontà.
    La guerra purtroppo e sempre la cosa più brutta del mondo.
    Un saluto, grande, Luigi

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  3. Come sono contenta di trovarti su WordPress…..non potevo più seguirti su Splinder!
    Non posso aggiungere altro a quello che è stato detto, sono pienamente d’accordo con il tuo pensiero!

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  4. Già! I terroristi sono diventati “resistenti”, gli assassini di donne e bambini sono “militanti”, i trafficanti di droga e armi “combattenti per la libertà”, ecc. ecc.
    E spesso la “pace” viene confusa con quella dei cimiteri, così chi invoca la pace brucia bandiere, spacca vetrine e inneggia ai suddetti “resistenti”, “militanti” e “combattenti per la libertà”…

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  5. Le guerre si fanno così, prima si devono rendere moralmente “giuste”. E non è una novità (guarda le crociate), in modo che la maggior parte della popolazione la accetta, poi alla fine dei conti non gli interessa granchè dato che non è direttamente coinvolta (almeno in generale credo sia così da quello che vedo nella mia famiglia e nei miei amici), la guerra infatti come in questo caso è fatta lontana da noi e la gente pensa per lo più a portare a casa il pane per vivere.
    Ogni tanto si sentono le notizie bomba al telegiornale del tale soldato che è stato ucciso in un attentato o da una mina antiuomo e questo invece che fare riflettere (per lo meno a capire che non si tratta di una missione di pace…) scatena reazioni di tutto altro tipo. Si tende a renderli quasi salvatori della patria, a onorarli magari senza sapere in realtà chi fossero e i media danno un forte contributo a tutto questo.
    La loro morte deve essere onorata come quella di ogni altra persona, dalle persone veramente coinvolte come i famigliari e gli amici. Gli altri sono li per fare scena e sono solo degli ipocriti a mio avviso.
    Ciao 😉

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  6. Mi piace la critica profonda alle parole… è nella semantica che risiede l’ipocrisia.

    Hai citato qualche esempio, e ce ne abbiamo in mente entrambe altri: mortificazioni del buon senso e svuotamento di significato di quegli strumenti (le parole) che dovrebbero aiutarci ad organizzare ed esprimere i nostri pensieri.

    Il meccanismo somiglia ad un enorme complotto linguistico volto ad eliminare i veicoli del senso, ergo a toglierci la possibilità di “costruire un pensiero”. In realtà, forse, è semplicemente la superficiale creatura prodotta da dei comunicatori da strapazzo che vogliono dare un bel nome a tutte le cose (di qui “missione di pace”, che suona meglio di “favore bellico a una potenza amica”).

    Per fortuna ci scandalizziamo ancora: la parola “pace” non può macchiarsi di sangue, stona troppo.
    Per fortuna certe parole richiamano concetti così profondi che non ci piace confonderle…

    Scusa il commento lungo e confuso.

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  7. Cara Marina 🙂
    concordo con le frasi che hai scritto.
    “Smettiamola, quindi di meravigliarci quando nostri giovani muoiono sui fronti: siamo in guerra e, in guerra si muore, sempre.”
    La tua amarissima conclusione alza il sipario sull’l’ipocrisia delle parole che da anni ci sommergono come una valanga, “peacekeeping” etc etc:
    L’unico pensiero che mi permetto di aggiungere è che diversamente dalle guerre precedenti, gli italiani che sono andati in Afghanistan o nel Kosssovo sono per lo più meridionali e lo hanno fatto non per scelta bensì per mancanza di posti di lavoro.
    Allorquando i giovani vedono nero nel futuro sono disposti a tutto anche ad ammalarsi e morire per l’uranio impoverito che solo in seguito è stato scoperto essere stato utilizzato nelle armi a disposizione.

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  8. Intanto mettiamoci d’accordo sul significato di guerra.
    L’Italia al suo interno è un paese in pace o perennemente in stato di guerra civile?
    Mi sembra che non sono pochine le persone impiegate come carabinieri, finanzieri, poliziotti o come militari. Tutte queste persone a cosa servono se noi siamo in pace?
    Se lo stesso servizio si svolge all’estero perché si deve parlare di guerra automaticamente?
    L’ipocrisia nasce quando si commemora con tutti gli onori il personale che muore all’estero. Perché se un carabiniere muore cercando di sventare una rapina non c’è lo stesso seguito mediatico e popolare?

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  9. sono cotrocorrente come al solito .
    il mio cervello gira al contrario
    i nostri militari in Afghanistan sono tutti volontari e ben pagati , sono consapevoli di rischiare la morte .
    è giusto chiederci se ne val la pena , forse no , ma far polemica sui termini pace e guerra , mi sembra fuori luogo .
    pensiamo a quanti nostri giovani muoiono sulle strade ,
    a loro nessun picchetto d’onore , ma sempre morti sono .

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  10. “ipocrisia della pace” ecco… migliori parole non potevi trovare…
    questa è un’ipocrisia bastarda…
    riempie la bocca a quelli che seduti al tavolino controllano il mondo, rischiando al massimo la faccia e una poltrona…
    e fomenta l’odio…
    i militari la chiamerebbero escalation…
    adesso vogliamo armare gli aerei…
    sarà più facile ammazzare innocenti…
    ma in fondo è per pacifizzare…
    io penso a quei bambini che restano sepolti dai loro morti più cari…
    …cosa saranno da grandi se non ragazzi intrisi di fame e sete di vendetta?
    Cosa ci si potrebbe aspettare di diverso?

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