“SCUOLA DI CANTO” e la crisi dei teatri

Uno dei miei difetti migliori (o forse dei miei pregi peggiori ) è la capacità di voltar pagina, o , vista la metafora marinara di questo blog, di cambiare rotta. Dopo i momenti difficili, dopo la sofferenza pagata con lunghe riflessioni e, quando occorra, anche con dure autocritiche, io chiudo , sigillo e mi rivolgo verso altri orizzonti. Purtroppo, accade che, in questa “pulizia”sentimentale e psicologica, vengano accantonate anche cose e fatti che, invece , meriterebbero di non cadere nell’oblio.

E’ il caso del mio primo libro, pubblicato nel 1993: il romanzo SCUOLA DI CANTO. Scritto durante la crisi matrimoniale, che portò poi al definitivo divorzio, il “povero” romanzo, che all’epoca ebbe un buon successo di pubblico e di critica, cadde , irrimediabilmente, nel baratro del mio scientifico oblio, tanto da rendermi fastidiosi persino i complimenti, ancor oggi ripetuti, di chi lo aveva letto.

L’apertura di questo nuovo blog, in cui ho potuto ordinare organicamente, le mie attività, me lo ha fatto ritrovare, addirittura ancora in vendita on line, e rivalutare.

La storia, in parte, ispirata al vero, in parte, inventata, e quella di Anna, giovane studentessa di canto che comincia a frequentare la scuola di Elsa Colani, grande soprano che, terminata la carriera, si dedica all’insegnamento. L’ambiente è, dunque, quello di una scuola di canto, dove, tra gli studenti, s’intrecciano amori, ansie e passione per la lirica. Una sorta di “Saranno famosi”, nel campo dell’opera lirica, che apre al lettore il mondo sconosciuto di chi sogna la grande carriera nel melodramma.

Forse, oggi, non sarebbe più possibile scriverlo. La crisi del teatro d’opera è sotto gli occhi di tutti: i tagli e la cattiva gestione, perpetrata per anni da persone disoneste e incompetenti, han portato i teatri allo sfacelo: Un caso fra tutti fa scuola: il Teatro Carlo Felice di Genova che rischia di chiudere i battenti per debiti! Debiti, incomprensioni, crisi globalizzata, scarsa cultura musicale, tutto concorre a distruggere questo grande patrimonio artistico, unico al mondo, ma, per gli addetti ai lavori, l’agonia del teatro d’opera nasce molto prima. A scanso d’apparire di parte o retrogradi, ci si deve rendere conto che, la crisi del melodramma, nasce anche, e forse soprattutto, dall’incapacità di chi studia, e di chi insegna, di accettare e trasmettere quei valori imprescindibili che sono indispensabili per esercitare l’arte del canto: dedizione esclusiva, rinunce, sacrifici, studio metodico e umiltà. Tutto ciò per raggiungere la perfetta tecnica vocale, lo scavo psicologico e la capacità interpretativa ed espressiva. Oggi, tutto ciò non esiste più: i giovani hanno fretta di arrivare, di fare soldi, non hanno tempo di approfondire e assimilare: preferiscono le scorciatoie di “Amici”. dove la lirica la insegna il maestro Vessicchio, che da come unica garanzia la sua somiglianza “barbuta” con Giuseppe Verdi, preferiscono, spinti da genitori incoscienti, essere buttati nelle arene televisive, ancorché bambini, per diventare piccoli mostri, nel 99% dei casi, senza futuro.

A questo punto, ho il dubbio che, al di là del mero costo sociale ed economico che graverà come al solito sui lavoratori, sarebbe meglio che i teatri chiudessero davvero per ridare un senso a un rito al quale i suoi stessi officianti non credono più.

“SCUOLA DI CANTO” è, quindi, la fotografia di un mondo che, per ora, non esiste più.

(c) Marina Garaventa

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17 pensieri su ““SCUOLA DI CANTO” e la crisi dei teatri

  1. Buonasera! Ho letto il riferimento ad Amici e vorrei precisare che nell’unico anno (edizione 9, 2009/2010) in cui è stata presente la lirica l’insegnamento della materia è stata affidata al Maestro Sergio La Stella (che credo sia superfluo presentare a un’appassionata di musica, come credo di intuire), chiamato apposta per seguire Matteo Macchioni, e che ha le qualifiche necessarie a farlo. Spero che le frasi sulla “scorciatoia” rispetto ad “anni di sacrificio” non siano rivolte al Macchioni (cosa che si intuisce perché immancabilmente Amici+lirica=Matteo Macchioni, unico lirico della storia del programma) che di rinunce ne ha fatte parecchie per portare avanti lo studio del pianoforte (con tanto di diploma con il massimo dei voti) e del canto, studio della musica iniziato ormai oltre 20 anni fa che continua ancora per parecchie ore al giorno. Giuseppe Vessicchio anche se più noto per l’ambito televisivo e della musica leggera è pur sempre un direttore d’orchestra e gli studi classici li ha fatti anche lui.

    Per quanto riguarda la situazione del Felice di Genova credo che più che “crisi del settore” si debba parlare di cattiva gestione, perché così come c’è il caso di questo teatro in difficoltà ce ne sono altri che aumentano il numero delle opere/balletti/ecc. in cartellone.

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    1. Gentile Isa2k, ti ringrazio per la precisazione circa il maestro La Stella. Desidero però precisare che io non parlo come “appassionata” di lirica ma come addetta ai lavori. Vivo nel mondo della lirica dalla nascita, conosco tutti i grandi direttori, cantanti e direttori d’orchestra e so bene di che parlo. Mio padre Ottavio Garaventa (che immagino tu conosca) non ha bisogno di presentazione, mia zia Rosetta Noli è stata un grande soprano degli anni ’50. Entrambi insegnano canto e la mia casa è sempre piena di studenti e pianisti, quindi so di cosa parlo.
      Dire che la crisi del Carlo Felice dipende dall’aumento delle opere in cartellone è, scusami, molto ingenuo. Non so la tua età ma io mi ricordo che, quando il teatro lirico di Genova era gestito dall’impresaria Signora Lanfraco, il teatro produceva grandi spettacoli nei quali si esibivano artisti come Pavarotti, Domingo, Taddei, (anche mio padre) e la gestione non era mai in perdita. Da quando, nei teatri è entrata nella lirica, questo è risultato.
      Grazie, a presto.

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    2. Non per niente ho scritto che non ha bisogno di presentazioni 🙂 Però mi hai frainteso. Ho letto che hai scritto che Vessicchio insegna lirica ad Amici quando in realtà non l’ha mai fatto, per quello la precisazione. 🙂
      Riguardo al teatro non mi riferivo all’aumento di opere in cartellone presso il C. Felice! Intendevo dire che ALTRI TEATRI stanno aumentando le rappresentazioni (per esempio il Verdi di Salerno dove sono stata di recente) e che quindi probabilmente il problema del C. Felice è “solo” una cattiva amministrazione e non la generale crisi.

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  2. Cara Marina, hai ragione, l’argomento è complesso e meriterebbe più spazio. Noi su Operaclick abbiamo aperto un thread di discussione sulla questione del Carlo Felice di Genova e cerchiamo, nel limite delle nostre possibilitò, di dare alla questione la massima visibilità possibile.
    Approfitto di questo mio primo commento per farti un bel in bocca al lupo per il nuovo blog, che come quello precedente metto subito tra i miei preferiti.
    Ciao!

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  3. Ho letto il romanzo “Scuola di canto” di Marina, cari amici del blog, procuratevelo e leggetelo. Idem per il libro autobiografico ” La principessa sul pisello”, totalmente diverso ed è un must.
    Ripeto procuratevelo e leggetelo.
    Ettorelirico

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  4. Cara Marina, il tuo interessante post ha una conclusione amarissima, rispetto all’ottimismo che è nella tua natura:
    “sarebbe meglio che i teatri chiudessero davvero per ridare un senso a un rito al quale i suoi stessi officianti non credono più.”
    Oggi voglio pensare positivo come tu insegni 🙂
    Si moltiplichino le iniziative teatrali e spegnamo la tivvù che, nel 99% dei casi è solo pattumiera.
    baci
    cheyenne

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  5. Purtroppo, è vero quello che dici, il Teatro e in special modo la lirica, sono stati gestiti male, messi in mano a gente incompetente, che ha pensato solo a riempire il proprio portafoglio, e così si è dilapidato un patrimonio di arte e cultura, che oggi è difficile da recuperare..
    Però se ancora si trova, avrei piacere di leggerlo il tuo libro.
    Un saluto grande grande, Luigi

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  6. La Callas ha grandi meriti per la sua arte, la Ricciarelli è diventata popolare solo dopo aver sposato Baudo e molti di quelli che conoscono i loro nomi, nella maggior parte dei casi, non le avranno mai sentite cantare. Il quanto al curriculum di Macchioni, che tu citi, non ha alcun valore artistico, se non alcuni diplomi che, in teatro, non servono a nulla.La maggior parte degli allievi di mio padre e di mia zia sono tutti pluridiplomati: l’arte del melodramma s’impara in teatro, non sui banchi di scuola!

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    1. Cara Marina tutte le arti si perfezionano sul campo. La scuola ti dà all’inizio quella marcia in più …
      Non avrebbero senso se no l’esistenza delle scuole di arte drammatica, delle belle arti, ecc …
      La Ricciarelli sposando Baudo è diventata ultrapopolare. Ma era già famosa per i non addetti ai lavori grazie a domenica in; grazie a Baudo e agli autori dell’epoca che invitarono a rotazione tutti i più grandi artisti dell’epoca (o i più disponibili ad essere contaminati dalla popolarità della televisione) nel campo della lirica

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      1. Caro Menphis, ci stiamo addentrando in un argomento complesso che meriterebbe maggior spazio. Per praticare l’arte del melodramma, in realtà, i cosidetti diplomi, sono solo un completamento, come un bel fiocco su un pacco regalo. Pensa che, nella maggior parte dei casi, i grandi nomi della lirica di ieri, quelli che hanno fatto la storia del melodramma, non conoscevano neanche la musica.

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  7. Sai per caso perché si è portata avanti la voce melodramma invece di melopera?
    Forse i direttori artistici (o chi per loro) hanno capito che anche la loro gestione doveva rappresentare un melodramma!!!
    A parte gli scherzi … (non c’è molto da scherzare visto che centinaia di musicisti rischiano il posto di lavoro ogni giorno!!) non sono molto d’accordo quando citi “Amici”.
    Se non ci fosse la televisione chi saprebbe chi è la Ricciarelli, la Callas. Tutte e due sono “vittime” anche del gossip …
    Quanti spettacoli televisivi propongono o tentano di far conoscere la lirica, che conosci. che vanno in onda ad orari proponibili?
    La televisione serve come scorciatoia solo per arrivare alla massa, ma poi quando si esce di lì, bisogna confrontarsi con gli addetti ai lavori … che ti possono sfruttare sia come vero talento che come “fenomeno da baraccone” (che durerà il tempo di un fiammifero)… ; sta all’intelligenza del singolo artista capire quale strada sta percorrendo…
    Invito tutti a vedere per esempio cosa ha fatto Matteo Macchioni prima di approdare ad “Amici”.
    Vessicchio non mi risulta che abbia insegnato lirica visto che Matteo è stato affidato ad un maestro tutto per lui … (e comunque è sempre un direttore d’orchestra!!)

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