La bambina stava là, di fronte al video sfuocato e grigiastro, che mandava incessantemente quelle immagini terribili. All’epoca non c’erano “bollini” gialli o rossi che avvisassero i famigliari, che la trasmissione non era adatta ai minori. Del resto, tutta la famiglia era riunita davanti alla scatola magica che vomitava parole e immagini devastanti: strage, morti, feriti, bomba, bomba, bomba.
La bimba non lo sapeva ma, quel pomeriggio, era cominciata in Italia, la guerra di stato: come un fuoco incontrollabile, il terrorismo nero e quello rosso, avevano dichiarato guerra alla democrazie e, in più di 10 anni, centinaia e centinaia sarebbero state le vittime di questa guerra non dichiarata ma fratricida. Militari, poliziotti, magistrati, giornalisti, politici, sindacalisti e persone comuni che, inconsapevoli, si trovavano coinvolti in attentati e sparatorie.
La bambina, di soli nove anni, seguì, come tutti, giorno per giorno i telegiornali e con sollievo, seppe che era stato fermato un testimone molto importante: l’anarchico Giuseppe Pinelli. Naturalmente la bimba non conosceva il significato di molte parole che sentiva ripetere ma, nella sua piccola mente credeva che, arrestato quell’uomo cattivo, i poliziotti lo avrebbero messo in prigione, portando nuovamente pace e tranquillità .
Ma la guerra non è mai prevedibile: 3 giorni dopo la strage, Pinelli precipitò da una finestra della Questura, durante uno dei lunghi interrogatori a cui era sottoposto, da 72 ore.
La morte, ufficialmente, fu attribuita ad un malore.
La tv lo comunicò laconicamente e Pinelli restò, per sempre, invischiato in quella strage di cui, probabilmente , sapeva ben poco.
La bimba, restò pensierosa, per un attimo, poi chiese:
“Ma i poliziotti, che devono difendere la gente, non potevano stare attenti?”
La bambina ero io e il nome di Pinelli non l’ho più dimenticato.
Sia che foste nati o no, andate a vedere “Romanzo di una strage”.




