Chi è la bestia?
Quel cane dal cuore d’oro che salva la neonata dal cassonetto.
Chi è la bestia?
Quel cane dal cuore d’oro che salva la neonata dal cassonetto.
Una parola autorevole sul presidenzialismo tanto auspicato.
Archiviato in Costituzione, cultura, elezioni, Europa, giornali, paradossi italiani, Partito Democratico, politica, repubblica, Roma, stampa, storia, unità d'Italia
Sapete sono “ i treuggi e le bugaixe”? Forse solo i genovesi, quelli più “grandi” sanno il significato di queste due parole che, per centinaia di anni, hanno connotato i vicoli di Genova e la loro vita sociale. I lavatoi (treuggi) erano sparsi per tutta la città e, ogni mattina, intorno alle vasche, si riunivano le lavandaie (bugaixe). Oggi, quasi tutti i lavatoi sono stati demoliti: qui, trovate le vecchie foto dei più noti, e quelle dei treuggi ancora esistenti.
Oggi si parla tanto di tablet e di App, che vi permettono di accedere direttamente ai vostri siti preferiti, senza passare per Google, o altri motori di ricerca. Ora si possono avere moltissime App anche sul pc: basta scaricare BlueStacks, e avrete un tablet nel vostro pc. Tra le app gratuite consiglio 3BMeteo, Guida Tv Gratis, MEGA ONE (tv online), Kobo.
Se avete nostalgia dei tempi della mitica Polaroid, ecco un divertente programma che trasforma le vostre foto digitali in “istantanee”:
http://www.poladroid.net/
E ora, fatevi quattro risate:
Archiviato in blog, cultura, curiosità, dialetto, e-book, fotografia, genova, informatica, ricordo, storia
Non vi arrabbiate ma, a quanto pare…. l’estate sta finendo! O meglio, non comincerà, proprio!
“Messa da requiem” composta per Manzoni, diretta dal Maestro nella Chiesa di San Marco a Milano
“Ora tutto è finito!e con Lui finisce la più pura, la più santa, la più alta delle glorie nostre”. Così Verdi commentava l’annuncio della morte di Alessandro Manzoni, che il musicista venerava, avvenuta a Milano il 22 maggio 1873. La stima per Manzoni albergava nel cuore di Verdi da tempo: assai poco incline alla fede e avverso alla chiesa , che considerava come un ostacolo all’unità d’Italia, Verdi sentiva che Manzoni, credente, era comunque profondamente laico e sostenitore della causa italiana. Scriveva ancora di lui:
“… ha scritto non solo il più gran libro dell’epoca nostra, ma uno de’ più gran libri, che siano sortiti da cervello umano. E non è solo un libro, ma una consolazione per l’umanità,… è un libro vero; vero quanto la Verità. In altre parole, Manzoni è l’artista che ha condannato le ragioni dei potenti e dei loro seguaci, che non si è mai piegato allo straniero e che ha difeso l’unità d’Italia
In realtà, fra i due grandi non vi fu mai una vera amicizia: s’incontrarono solo una volta, grazie a Giuseppina e all’amica Clara Maffei, alla quale il musicista scrive:
«Come spiegarvi la sensazione dolcissima, indefinibile, nuova, prodotta in me, dalla presenza di quel Santo, come Voi lo chiamate? Io me gli sarei posto in ginocchio dinnanzi, se si potessero adorare gli uomini. Dicono che non lo si deve, e sia: sebbene veneriamo sugli altari, tanti che non hanno avuto il talento, né le virtù di Manzoni, e che anzi sono stati fior di bricconi. Quando lo vedrete, baciategli la mano per me, e ditegli tutta la mia venerazione».
Il 23 maggio 1873, scrive a Giulio Ricordi:
Sono profondamente addolorato della morte del nostro Grande! Ma io non verrò domani a Milano ché non avrei cuore d’assistere a suoi funerali. Verrò fra breve per visitarne la tomba, solo e senza essere visto, e forse (dopo ulteriori riflessioni, e dopo aver pesate le mie forze) per proporre cosa ad onorarne la memoria. Tenete il segreto, e non dite pure parola sulla mia venuta, ché mi tanto penoso sentire i giornali parlare di me, e farmi dire e fare, quello che non dico e faccio.
L’idea di Verdi era di comporre una messa da morto da eseguire in occasione del primo anniversario della morte dello scrittore. Verdi si sarebbe accollato le spese di pubblicazione e il Comune l’organizzazione. Il Sindaco di Milano, conte Giulio Belinzaghi accettò e, a lui, così scrisse il Maestro:
Non mi si devono ringraziamenti né da Lei, né dalla Giunta, per l’offerta di scrivere una Messa funebre per l’Anniversario di Manzoni. È un impulso, o dirò meglio, un bisogno del cuore che mi spinge ad onorare, per quanto posso, questo Grande che ho tanto stimato come Scrittore, e venerato come Uomo, modello di virtù e di patriottismo.
Verdi che , come molti grandi musicisti, era attirato e intimidito dal testo del Requiem, già nel 1868, alla morte di Rossini, aveva manifestato l’idea di comporre una messa, insieme ad altri musicisti, in onore del pesarese. Per sé, aveva riservato il “Libera me”, ma il progetto era naufragato. Il pezzo, lievemente modificato, servì poi per la messa manzoniana, senza dubbio più sentita di quella destinata a Rossini, già da quasi 40 anni, ritiratosi dalla vita musicale. Nell’aprile del 1874, dunque, Verdi finì il Requiem. L’esecuzione, dopo molte prove seguite dal compositore, ebbe luogo il 22 maggio 1874, anniversario della morte di Manzoni, e riscosse un enorme successo. Fu considerata un capolavoro, e tre giorni dopo, Verdi la diresse anche alla Scala Come capita spesso, alle grandi lodi fecero eco grandi critiche. Tacciata di agnosticismo e di essere troppo popolare, la Messa ebbe, fra i suoi più fieri oppositori il direttore d’orchestra tedesco e wagneriano, Hans von Bülow, che pur trovandosi a Milano, non volle assistere alla serata. In seguito definì Verdi “l’onnipotente corruttore del gusto artistico italiano “ e il Requiem “La sua ultima opera in veste chiesastica”. Quando Brahms, venne a conoscenza di queste affermazioni dichiarò:“Il Bulow ha preso una cantonata, giacché un’opera simile non la può scrivere che il genio.” Il Requiem fece un trionfale giro in Europa: Parigi, Hofoper di Vienna, Royal Albert Hall di Londra e sempre Verdi ebbe applausi, onoreficenze e critiche. La Pall Mall Gazette affermò che l’opera costituiva la più bella musica sacra dopo il Requiem di Mozart, mentre il Morning Post deprecò le “urla del coro nel Dies Irae”.
Perfetto, come sempre il commento di Giuseppina
Hanno parlato molto dello spirito più o meno religioso di Mozart, Cherubini, ecc. Io dico che un uomo come Verdi deve scrivere come Verdi, cioè secondo il suo modo di sentire e d’interpretare i testi. Lo spirito religioso e la maniera di esprimerlo devono portare l’impronta dell’epoca e della individualità. Io avrei, per così dire, rinnegato una Messa di Verdi che fosse stata scritta dietro il modello A, B e C.
Verdi, naturalmente, non partecipò pubblicamente alla polemica, ma si sfogò con Ricordi:
Sarebbe meglio per tutti e più dignitoso di non parlare più dell’affare Bülow; e a dir vero se questi tedeschi sono così insolenti la colpa è principalmente nostra. Quando essi vengono in Italia noi gonfiamo talmente la loro boria naturale colle nostre smanie, coi nostri entusiasmi, coi nostri epiteti sragionati, che essi naturalmente devono ben credere che noi non sappiamo respirare né vedere la luce senza che essi portino il loro sole. E diciamo tutta la verità, gli entusiasmi specie di Milano per Bülow e Rubinstein non sono per 99 gradi più del loro merito? Infine, cosa sono? Pianisti ad una distanza immensa da Liszt e Chopin, e musicisti di terz’ordine.
In quell’anno
Emile Zola pubblica Il ventre di Parigi, terzo romanzo del ciclo dei “Rougon-Macquart”
Jules Verne pubblica L’isola misteriosa
Modest Mussorgski compone Boris Godunov, opera in cinque atti
Bolla papale non expedit, che invita i cattolici italiani a non votare e a non partecipare alla vita politica
Fonti
Archiviato in amore, arte, blog, Chiesa, cultura, G. Verdi, musica, opera lirica, scrittori, spettacolo, stampa, storia, unità d'Italia, video, vita
Ieri, la 15a tappa del Giro d’Italia, oltre ad offrirci una splendida gara, ci ha dimostrato quanto il ciclismo sia vicino alla vita vera, alle sue fatiche e alle sofferenze. La corsa, che ha subito alcune modifiche per le avverse condizioni meteorologiche, era di 145 km, e, partendo da Cesano Torinese, prevedeva l’arrivo sul Col du Galibier, in Francia, a 2400 mt di altezza. In cima al Galibier, montagna mitica per il ciclismo mondiale, si erge il monumento al nostro Marco Pantani, che da qui, iniziò la sua vittoriosa impresa per la vittoria alTour de France del 1998.
La tappa, oltre che per le difficoltà altimetriche, era dunque densa di significati sportivi e umani, e, sotto una vera e propria tempesta di neve, ha offerto un motivo in più per riflettere sul significato di questo sport.
Ha vinto Giovanni Visconti, classe 1983, tre volte campione italiano che, pur avendo un nutrito palmares, e nonostante molte partecipazioni al Giro, non aveva mai vinto una tappa. Fin qui, tutto normale, ma la vittoria di Visconti dice molto altro.
Al Giro del 2012, alla 15a tappa (guarda la coincidenza), in un giorno di freddo (come oggi), Visconti ebbe una grave crisi d’ipotermia che lo costrinse al ritiro. Da quel giorno, per un anno, il campione italiano è stato preda di una terribile depressione, che arrivavando da chissà dove, aveva deciso di esplodere proprio in quel momento. La “bestia”, che molti di noi conoscono per averla sofferta, lo ha reso incapace di pedalare con profitto, fino alla salita infernale del Galibier.
Là, nel freddo e nella neve, pensando a Pantani, Visconti ha stretto e battuto i denti, vincendo la “bestia”, con la forza dei suoi muscoli e del suo cervello..
Tutti, ieri abbiamo palpitato e corso con lui e la sua smorfia di dolore, commozione e liberazione è stato il premio più grande per chi ama il ciclismo,capace di portare sulla strada la metafora della vita.
Ah, dimenticavo: Giovanni Visconti è nato il 13 Gennaio.
Come Marco Pantani.
Archiviato in blog, ciclismo, cultura, curiosità, Giro d'Italia, ricordo, sport, tv, unità d'Italia, vita
Sua Altezza Serenissima La Principessa Sul PiselloCAVALIERI DELL’ORDINE DEL PISELLO
Dopo la scandalosa trasmissione sul caso Ruby, andata in onda ieri sera su Canale5, urge riflettere a fondo sullo strapotere mediatico di Berlusconi. Mascherata da servizio giornalistico, officiata da giornalisti assai poco obiettivi, la trasmissione, dalla quale sono stati volutamente omessi tutti i testimoni contrari al cavaliere, è stato un lungo spot, destinato agli spettatori meno informati e più ingenui.
Ecco il commento di Concita De Gregorio.
Benché io sia immune dai miti e dalle mitizzazioni, riprendo il bel post del blog
http://donnemanagerdinapoli.com
. che, oggi, mi sembra attuale e assolutamente necessario.
E’ un dovere ricordare ai signori dirigenti del PD – Partito Democratico la loro storia positiva affinchè non distruggano quel che di buono abbiamo ereditato dal passato ed il nostro futuro.
.
Dolce Enrico
Enrico, se tu ci fossi ancora
ci basterebbe un sorriso
per un’abbraccio di un’ora.
Il mondo cambia, ha scelto la bandiera
l’unica cosa che resta è un’ingiustizia più vera.
Qui tutti gridano,
qui tutti noi siamo diversi
ma se li senti parlare sono da sempre gli stessi.
E quante bugie, quanti segreti in fondo al mare
pensi davvero che un giorno noi li vedremo affiorare?
Oh no, non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò.
Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo.
Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico
tu sorridi accanto a me.
A S. Giovanni stanotte la piazza è vuota
ma quanta gente che c’era sotto la grande bandiera.
E quante bugie, quanti segreti in fondo al mare
dimmi che un giorno, davvero, noi li vedremo affiorare?
Oh no, non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò.
Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo.
Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico
tu cammini insieme a me.
Archiviato in amore, blog, crisi, cultura, donne, musica, Partito Democratico, Pd, politica, repubblica, ricordo, unità d'Italia, video, vita
Qui siamo al paradosso totale. Secondo il mio parere, senza voler offendere nessuno, Magdi Allam deve avere dei grossi problemi di identità civile, religiosa e personale. Insomma, per dirla in essersi “bevuto” il cervello.
Se Magdi Allam vuole le dimissioni di Cecile Kyenge allora chieda anche le mie.
Archiviato in africa, blog, cultura, donne, giornali, immigrazione, onorevole, paradossi italiani, Partito Democratico, Pd, politica, repubblica, sociale, solidarietà, stampa, storia, unità d'Italia, vita