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Scherzi da prete

Casella 17/09/2011

Casella 17/09/2011

Se il valore di un uomo si misura anche dalla sua autoironia, allora Don Gallo era un grande. Quando l’ho incontrato, durante un dibattito sul testamento biologico, tenutosi a Casella (Ge), insieme a Mina Welby, raccontò un piccolo aneddoto che la dice lunga sul suo atteggiamento verso la morte.

Sua madre, ormai molto anziana, sentendosi prossima al trapasso, aveva voluto accanto a sé tutta la famiglia, compreso, ovviamente, il figlio prete Andrea. Mentre tutti le stavano intorno, pregando e confortandola, la poverina aprì gli occhi e disse:

-Ho sete. -

Immediatamente le avvicinarono alle labbra un bicchiere d’acqua.

-Acqua? No – fece lei – Datemi del moscato!

Bevve, lo gustò e poi spirò in grazia di Dio.

 

Proprio per questo suo senso del humour, mi permetto di dedicare a Don Gallo, questo post, dove ho riunito alcune affettuose vignette a lui dedicate.

 

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ADDIO, DON GALLO

Mi piace riportare questo bel passo di Vito Mancuso, illustre teologo che ammiro molto, su Don Gallo.

ADDIO, DON GALLO.

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Calendario verdiano: 22 maggio 1874

Marta tra i fiori blog di Marta Isnenghi giardino arte paesaggio Manzoni e Verdi218“Messa da requiem” composta per Manzoni,  diretta dal Maestro nella Chiesa di San Marco a Milano

Ora tutto è finito!e con Lui finisce la più pura, la più santa, la più alta delle glorie nostre”. Così Verdi commentava l’annuncio della morte di Alessandro Manzoni, che il musicista venerava, avvenuta a Milano il 22 maggio 1873. La stima per Manzoni albergava nel cuore di Verdi da tempo: assai poco incline alla fede e avverso alla chiesa , che considerava come un ostacolo all’unità d’Italia, Verdi sentiva che Manzoni, credente, era comunque profondamente laico e sostenitore della causa italiana. Scriveva ancora di lui:

… ha scritto non solo il più gran libro dell’epoca nostra, ma uno de’ più gran libri, che siano sortiti da cervello umano. E non è solo un libro, ma una consolazione per l’umanità,… è un libro vero; vero quanto la Verità. In altre parole, Manzoni è l’artista che ha condannato le ragioni dei potenti e dei loro seguaci, che non si è mai piegato allo straniero e che ha difeso l’unità d’Italia

In realtà, fra i due grandi non vi fu mai una vera amicizia: s’incontrarono solo una volta, grazie a Giuseppina e all’amica Clara Maffei, alla quale il musicista scrive:

Hayez - Ritratto Clara Maffei

Clara Maffei

«Come spiegarvi la sensazione dolcissima, indefinibile, nuova, prodotta in me, dalla presenza di quel Santo, come Voi lo chiamate? Io me gli sarei posto in ginocchio dinnanzi, se si potessero adorare gli uomini. Dicono che non lo si deve, e sia: sebbene veneriamo sugli altari, tanti che non hanno avuto il talento, né le virtù di Manzoni, e che anzi sono stati fior di bricconi. Quando lo vedrete, baciategli la mano per me, e ditegli tutta la mia venerazione».


Il 23 maggio 1873, scrive a Giulio Ricordi:


Sono profondamente addolorato della morte del nostro Grande! Ma io non verrò domani a Milano ché non avrei cuore d’assistere a suoi funerali. Verrò fra breve per visitarne la tomba, solo e senza essere visto, e forse (dopo ulteriori riflessioni, e dopo aver pesate le mie forze) per proporre cosa ad onorarne la memoria. Tenete il segreto, e non dite pure parola sulla mia venuta, ché mi tanto penoso sentire i giornali parlare di me, e farmi dire e fare, quello che non dico e faccio.

L’idea di Verdi era di comporre una messa da morto da eseguire in occasione del primo anniversario della morte dello scrittore. Verdi si sarebbe accollato le spese di pubblicazione e il Comune l’organizzazione. Il Sindaco di Milano, conte Giulio Belinzaghi accettò e, a lui, così scrisse il Maestro:


Non mi si devono ringraziamenti né da Lei, né dalla Giunta, per l’offerta di scrivere una Messa funebre per l’Anniversario di Manzoni. È un impulso, o dirò meglio, un bisogno del cuore che mi spinge ad onorare, per quanto posso, questo Grande che ho tanto stimato come Scrittore, e venerato come Uomo, modello di virtù e di patriottismo.

Verdi che , come molti grandi musicisti, era attirato e intimidito dal testo del Requiem, già nel 1868, alla morte di Rossini, aveva manifestato l’idea di comporre una messa, insieme ad altri musicisti, in onore del pesarese. Per sé, aveva riservato il “Libera me”, ma il progetto era naufragato. Il pezzo, lievemente modificato, servì poi per la messa manzoniana, senza dubbio più sentita di quella destinata a Rossini, già da quasi 40 anni, ritiratosi dalla vita musicale. Nell’aprile del 1874, dunque, Verdi finì il Requiem. L’esecuzione, dopo molte prove seguite dal compositore, ebbe luogo il 22 maggio 1874, anniversario della morte di Manzoni, e riscosse un enorme successo. Fu considerata un capolavoro, e tre giorni dopo, Verdi la diresse anche alla Scala Come capita spesso, alle grandi lodi fecero eco grandi critiche. Tacciata di agnosticismo e di essere troppo popolare, la Messa ebbe, fra i suoi più fieri oppositori il direttore d’orchestra tedesco e wagneriano, Hans von Bülow, che pur trovandosi a Milano, non volle assistere alla serata. In seguito definì Verdi l’onnipotente corruttore del gusto artistico italiano “ e il Requiem “La sua ultima opera in veste chiesastica”. Quando Brahms, venne a conoscenza di queste affermazioni dichiarò:“Il Bulow ha preso una cantonata, giacché un’opera simile non la può scrivere che il genio.” Il Requiem fece un trionfale giro in Europa: Parigi, Hofoper di Vienna, Royal Albert Hall di Londra e sempre Verdi ebbe applausi, onoreficenze e critiche. La Pall Mall Gazette affermò che l’opera costituiva la più bella musica sacra dopo il Requiem di Mozart, mentre il Morning Post deprecò le “urla del coro nel Dies Irae”.

a31Perfetto, come sempre il commento di Giuseppina

Hanno parlato molto dello spirito più o meno religioso di Mozart, Cherubini, ecc. Io dico che un uomo come Verdi deve scrivere come Verdi, cioè secondo il suo modo di sentire e d’interpretare i testi. Lo spirito religioso e la maniera di esprimerlo devono portare l’impronta dell’epoca e della individualità. Io avrei, per così dire, rinnegato una Messa di Verdi che fosse stata scritta dietro il modello A, B e C.

Verdi, naturalmente, non partecipò pubblicamente alla polemica, ma si sfogò con Ricordi:

Sarebbe meglio per tutti e più dignitoso di non parlare più dell’affare Bülow; e a dir vero se questi tedeschi sono così insolenti la colpa è principalmente nostra. Quando essi vengono in Italia noi gonfiamo talmente la loro boria naturale colle nostre smanie, coi nostri entusiasmi, coi nostri epiteti sragionati, che essi naturalmente devono ben credere che noi non sappiamo respirare né vedere la luce senza che essi portino il loro sole. E diciamo tutta la verità, gli entusiasmi specie di Milano per Bülow e Rubinstein non sono per 99 gradi più del loro merito? Infine, cosa sono? Pianisti ad una distanza immensa da Liszt e Chopin, e musicisti di terz’ordine.

 

 In quell’anno

Emile Zola pubblica Il ventre di Parigi, terzo romanzo del ciclo dei “Rougon-Macquart”

Jules Verne pubblica L’isola misteriosa

Modest Mussorgski compone Boris Godunov, opera in cinque atti

Bolla papale non expedit, che invita i cattolici italiani a non votare e a non partecipare alla vita politica

 

Fonti

http://www.artdreamguide.com/info.htm

http://www.rodoni.ch/

http://heinrichvontrotta.blogspot.it/

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Al #Giro d’Italia vince la vita!

Giovanni Visconti_14a tappa_Giro d'Italia 2013

Ieri, la 15a tappa del Giro d’Italia, oltre ad offrirci una splendida gara, ci ha dimostrato quanto il ciclismo sia vicino alla vita vera, alle sue fatiche e alle sofferenze. La corsa, che ha subito alcune modifiche per le avverse condizioni meteorologiche, era di 145 km, e, partendo da Cesano Torinese, prevedeva l’arrivo sul Col du Galibier, in Francia, a 2400 mt di altezza. In cima al Galibier, montagna mitica per il ciclismo mondiale, si erge il monumento al nostro Marco Pantani, che da qui, iniziò la sua vittoriosa impresa per la vittoria alTour de France del 1998.

La tappa, oltre che per le difficoltà altimetriche, era dunque densa di significati sportivi e umani, e, sotto una vera e propria tempesta di neve, ha offerto un motivo in più per riflettere sul significato di questo sport.

Ha vinto Giovanni Visconti, classe 1983, tre volte campione italiano che, pur avendo un nutrito palmares, e nonostante molte partecipazioni al Giro, non aveva mai vinto una tappa. Fin qui, tutto normale, ma la vittoria di Visconti dice molto altro.

Al Giro del 2012, alla 15a tappa (guarda la coincidenza), in un giorno di freddo (come oggi), Visconti ebbe una grave crisi d’ipotermia che lo costrinse al ritiro. Da quel giorno, per un anno, il campione italiano è stato preda di una terribile depressione, che arrivavando da chissà dove, aveva deciso di esplodere proprio in quel momento. La “bestia”, che molti di noi conoscono per averla sofferta, lo ha reso incapace di pedalare con profitto, fino alla salita infernale del Galibier.

Là, nel freddo e nella neve, pensando a Pantani, Visconti ha stretto e battuto i denti, vincendo la “bestia”, con la forza dei suoi muscoli e del suo cervello..

Tutti, ieri abbiamo palpitato e corso con lui e la sua smorfia di dolore, commozione e liberazione è stato il premio più grande per chi ama il ciclismo,capace di portare sulla strada la metafora della vita.

Monumento a Pantani sul Galibier

Monumento a Pantani sul Galibier

 

Ah, dimenticavo: Giovanni Visconti è nato il 13 Gennaio.

Come Marco Pantani.

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IL CAVALIERE SI ASSOLVE IN TV (Concita De Gregorio)

Dopo la scandalosa trasmissione sul caso Ruby, andata in onda ieri sera su Canale5, urge riflettere a fondo sullo strapotere mediatico di Berlusconi. Mascherata da servizio giornalistico, officiata da giornalisti assai poco obiettivi, la trasmissione, dalla quale sono stati volutamente omessi tutti i testimoni contrari al cavaliere, è stato un lungo spot, destinato agli spettatori meno informati e più ingenui.

Ecco il commento di Concita De Gregorio.

IL CAVALIERE SI ASSOLVE IN TV (Concita De Gregorio).

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Dolce Enrico: dedicato ai dirigenti del Pd

Benché io sia immune dai miti e dalle mitizzazioni, riprendo il bel post del blog http://donnemanagerdinapoli.com. che, oggi, mi sembra attuale e assolutamente necessario.

Antonello Venditti.8e154dca6b98db6e56243acc47e930404ed9f6ee71b8d

E’ un dovere ricordare ai signori dirigenti del PD – Partito Democratico la loro storia positiva affinchè non distruggano quel che di buono abbiamo ereditato dal passato ed il nostro futuro.

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Dolce Enrico

Enrico, se tu ci fossi ancora
ci basterebbe un sorriso
per un’abbraccio di un’ora.
Il mondo cambia, ha scelto la bandiera
l’unica cosa che resta è un’ingiustizia più vera.
Qui tutti gridano,
qui tutti noi siamo diversi
ma se li senti parlare sono da sempre gli stessi.
E quante bugie, quanti segreti in fondo al mare
pensi davvero che un giorno noi li vedremo affiorare?
Oh no, non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò.
Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo.
Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico
tu sorridi accanto a me.
A S. Giovanni stanotte la piazza è vuota
ma quanta gente che c’era sotto la grande bandiera.
E quante bugie, quanti segreti in fondo al mare
dimmi che un giorno, davvero, noi li vedremo affiorare?
Oh no, non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò.
Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo.
Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico


tu cammini insieme a me.

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Se Magdi Allam vuole le dimissioni di Cecile Kyenge allora chieda anche le mie

Qui siamo al paradosso totale. Secondo il mio parere, senza voler offendere nessuno, Magdi Allam deve avere dei grossi problemi di identità civile, religiosa e personale. Insomma, per dirla in essersi “bevuto” il cervello.

Se Magdi Allam vuole le dimissioni di Cecile Kyenge allora chieda anche le mie.

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#Genova si ferma per lutto, la #Lega Calcio no

216200_499933530060024_895341481_nGenova oggi è attonita, immobile davanti alle macerie della torre piloti, letteralmente sbriciolata da una portacontainers che, ieri alle 23, l’ha, inspiegabilmente, “urtata” durante una manovra. Chi abita in una città di mare, che ha il suo cuore pulsante nel porto, sa quale sia il legame che esiste fra i cittadini e il bacino.Lavoratori del mare, portuali, spedizionieri, mercanti, negozianti, alberghi, operatori turistici, e tanto altro girano intorno al porto Anche chi non lavora in attività, direttamente, inerenti al mare, sente forte il legame col porto che resta, comunque, il fulcro della città

Oggi, il porto, benché in grado di lavorare normalmente, si ferma per 24 ore, fermo il VTE…

Tutti fermi, ma la partita di calcio non si ferma!

La Lega calcio ha, infatti, annunciato che la partita Sampdoria – Catania si giocherà, come previsto, dalle 20,30, nello stadio Luigi Ferraris, posto a poca distanza, dal luogo della tragedia.

Una volta di più, se mai ce ne fosse stato bisogno, il calcio si conferma come un “semplice affare”, una questione di soldi, totalmente avulso dal territorio in cui opera e lontano dai colori delle maglie che dovrebbero rappresentare i tifosi che li sostengono.

Del resto, che il calcio non avesse più niente a che fare col cuore e con l’amore, ce n’eravamo già accorti, seguendo il “tristo” commercio dei calciatori che, solo per questioni economiche, non esitano, anche durante il campionato, a passare da una squadra all’altra, baciando, per fare un esempio, ora la maglia dell’Inter e, dopo un mese, giurar fede ai colori del Milan.

 

Brava Lega, tempismo perfetto: 7 morti, magari 7 gol!

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#Giro d’Italia: pedaliamo per l’Italia

564574_10151353768528247_1075585608_nSi dice, scherzando, “Hai voluto la bicicletta? Ora pedala!”, e mai sollecitazione fu più azzeccata, specialmente, in questo momento per il nostro paese.

Oggi, comincia il Giro d’Italia, uno dei più grandi eventi sportivi di sempre, il mio spettacolo preferito, che seguo da sempre e che, a questo punto della mia vita, oltre alla gioia dell’evento sportivo, mi offre l’opportunità di vedere il mio bellissimo paese, che, purtroppo, non posso più visitare dal vivo.

Ieri, nella presentazione delle squadre, trasmessa da Piazza Plebiscito, Napoli, sede di partenza, ha dato il meglio di sé, sfoggiando una giornata estiva, il mare immobile, con incastonate le sue splendide isole e la Montagna”, seria ed eterna, a sovraintendere alla sfilata dei campioni.

La scelta di partire da Napoli, dopo 50 anni, è sintomatica e beneaugurante, sia per questa bellissima ma difficilissima città, sia per tutto il Paese sia, mai come in questo momento ha bisogno di “pedalare” per uscire dal pericoloso stallo in cui si trova.

Il motto di quest’anno è “Fight for Pink”, necessariamente in inglese, poiché il Giro conta ormai nelle sue file, 54 nazionalità, tra cui il primo ciclista cinese, è ha un significato che va ben oltre quello sportivo.

“Combatti per il Rosa”, combatti per l’Italia!

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Qui, potete scaricare l’app del Giro.

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Laura Boldrini: “Sulla Rete campagne d’odio, è tempo di fare una legge” (Concita De Gregorio)

Ancora un articolo di Concita de Gregorio che, attraverso la voce di Laura Boldrini, denuncia ancora le bassezze di chi, via web, minaccia e insulta le donne e le minoranze etniche.

Laura Boldrini: “Sulla Rete campagne d’odio, è tempo di fare una legge” (Concita De Gregorio).

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