Calendario verdiano: 13 giugno 1855

lib-31“I vespri siciliani” .Dramma in cinque atti su libretto di Eugène ScribeCharles Duveyrer tradotto in italiano da Arnaldo Fusinato. Prima rappresentazione all’Opéra di Parigi , il 13 giugno 1855

Nell’ottobre del 1853, Verdi e Giuseppina andarono a Parigi perché il Maestro doveva comporre “Les vêpres siciliennes.” Appena uscito dal fiasco veneziano di Traviata, Verdi era, come sempre, tormentato dal suo amore per la musica e dal suo astio per la mondanità e, sovente, minacciava di ritirarsi “a piantar cavoli!”.

In quello stato d’animo, il 1º gennaio 1853, aveva scritto a Cesare De Sanctis:

Non desidererei meglio che di trovare un buon libretto e quindi un buon poeta (ne abbiamo tanto bisogno) ma io non vi nascondo che leggo mal volentieri libretti che mi si mandano: è impossibile, o quasi impossibile che un’altro indovini quello che io desidero: io desidero sogetti nuovi, grandi, belli, variati, arditi…, ed arditi all’estremo punto, conforme nuove etc. etc. e, nello stesso tempo, musicabili… Quando mi si dice: ho fatto così, perché così han fatto Romani, Cammarano, etc., non s’intendiamo più: appunto perché così han fatto quei grandi, io vorrei si facesse diversamente.

E Antonio Somma

Trovo che la nostra opera pecca di soverchia monotonia, e tanto, che io rifiuterei oggi di scrivere soggetti sul genere del Nabucco, Foscari etc. etc… Presentano punti di scena interessantissimi, ma senza varietà. È una corda sola, elevata se volete, ma pur sempre la stessa. E per spiegarmi meglio: il poema del Tasso sarà forse migliore, ma io preferisco mille e mille volte Ariosto. Per l’istessa ragione preferisco Shacspeare [sic] a tutti i drammatici senza eccettuarne i greci. A me pare che il miglior soggetto in quanto ad effetto che io m’abbia finora posto in musica (non intendo parlare affatto sul merito letterario e poetico) sia Rigoletto. Vi sono posizioni potentissime varietà, brio, patetico: tutte le peripezie nascono dal personaggio leggero, libertino del Duca: da questo i timori di Rigoletto, la passione di Gilda etc. etc. che formano molti punti drammatici eccellenti, e fra gli altri la scena del quartetto, che in quanto ad effetto sarà sempre una delle migliori che vanti il nostro Teatro.

 

Il contratto per “Les vêpres siciliennes”, che scrisse quasi interamente a Parigi, nel 1854, lo trovò, quindi, maldisposto e senza nessun entusiasmo. Non amando la mondanità, non amava Parigi e, per tutto il soggiorno francese non ebbe che un solo desiderio: tornare a casa!“Io amo troppo il mio deserto e il mio cielo”. Le prove iniziarono in ottobre, ma vennero interrotte dalla fuga del soprano, l’eccentrica tedesca che si faceva chiamare Cruvelli. Verdi, smanioso di rientrare in Italia, chiese addirittura lo scioglimento del contratto ma, sfortunatamente per lui, la cantante rientrò e le prove, estenuanti e lunghissime, ripresero. Del resto, scrivere e rappresentare secondo i crismi del grand opéra non era cosa facile. Secondo Meyerbeer e Scribe, teorizzatori del genere, i libretti dovevano incentrarsi su soggetti a sfondo storico, con forti contrasti passionali, le scene dovevano essere spettacolari, con l’impiego di numerose comparse, cortei, sfilate e balletti. Ai cori era affidato un ruolo di primaria importanza, e l’orchestra doveva avere da un organico fortemente ampliato.

Proprio nei riguardi di Scribe, Verdi non fu tenero:

 È nello stesso tempo desolante e umiliante per me che il signor Scribe non si dia la pena di porre e198a6b094cb087a14eee4ae322acd50

rimedio a questo quinto atto, che ognuno è concorde nel trovare privo di interesse. [...] Se avessi potuto sospettare in lui tale sovrana indifferenza, sarei rimasto al mio paese, dove, in verità, non mi trovavo male! [...] Speravo che il signor Scribe avesse avuto la compiacenza di farsi vedere qualche volta alle prove per rimediare a alcuni inconvenienti di parole, di versi difficili o duri a cantare; per vedere se non vi era nulla da ritoccare nei pezzi, negli atti ecc. ecc. [...]

 

Come Dio volle, i Vespri andarono in scena ed ebbero un grande successo, con oltre cinquanta repliche. L’opera, subito tradotta in italiano, fu presentata a Parma con il titolo Giovanna de Guzman (26 dicembre).

Verdi, però, non poté rientrare in Italia, come desiderava. A Parigi lo trattenevano ancora beghe e liti per impedire che le sue opere fossero fatte rappresentare in una maniera indegna. Era ancora prassi corrente, ricavare l’orchestrazione di un nuovo lavoro da spartiti pirata, o tagliare e sostituire interi brani con opere di altri compositori. Verdi interverrà energicamente a più riprese, per affermare e difendere l’integrità delle proprie creazioni, questionando aspramente anche con Tito Ricordi che lo bistrattava su diritti di traduzione, diritti di rappresentazione, contratti, errori di stampa, appropriazioni indebite e diritti d’autore. Amareggiato, così scriveva:

“Così a me tocca prolungare il soggiorno in Parigi e consumare danari!… Secondo il solito a me le spese e le noie, agli altri l’utile!”Ricordava a Ricordi che la “colossale fortuna” di questi, derivava largamente dalle sue opere.“Infine io non sono mai stato considerato che come un oggetto, un arnese da servirsene fino che produce. Tristi parole, ma vere.”

Ecco Villa Sant’Agata, in un tour di grande suggestione!

In quell’anno

Partecipazione piemontese alla guerra di Crimea con un contingente di 15.000 soldati

 Henry Bessemer inventa un nuovo processo che consente la produzione di acciaio in grandi quantità e in modo economico

Fonti

Wikipidia

http://verdi.passioneperlacultura.it/

http://www.rodoni.ch/

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quel cane dal cuore d’oro che salva la neonata dal cassonetto

Chi è la bestia?

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Zagrebelsky: “Il sì al presidenzialismo del Pd? Un caso di sindrome di Stoccolma” intervista di Aldo Cazzullo (dal Corriere Della Sera del 5.05.2013)

Una parola autorevole sul presidenzialismo tanto auspicato.

Zagrebelsky: “Il sì al presidenzialismo del Pd? Un caso di sindrome di Stoccolma” intervista di Aldo Cazzullo (dal Corriere Della Sera del 5.05.2013).

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I consigli della Principessa

lavatoioSapete sono “ i treuggi e le bugaixe”? Forse solo i genovesi, quelli più “grandi” sanno il significato di queste due parole che, per centinaia di anni, hanno connotato i vicoli di Genova e la loro vita sociale. I lavatoi (treuggi) erano sparsi per tutta la città e, ogni mattina, intorno alle vasche, si riunivano le lavandaie (bugaixe). Oggi, quasi tutti i lavatoi sono stati demoliti: qui, trovate le vecchie foto dei più noti, e quelle dei treuggi ancora esistenti.

Oggi si parla tanto di tablet e di App, che vi permettono di accedere direttamente ai vostri siti preferiti, senza passare per Google, o altri motori di ricerca. Ora si possono avere moltissime App anche sul pc: basta scaricare BlueStacks, e avrete un tablet nel vostro pc. Tra le app gratuite consiglio 3BMeteo, Guida Tv Gratis, MEGA ONE (tv online), Kobo.

Se avete nostalgia dei tempi della mitica Polaroid, ecco un divertente programma che trasforma le vostre foto digitali in “istantanee”: http://www.poladroid.net/

E ora, fatevi quattro risate:

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Una semplice buona domenica.

e_nata_la_repubblica_italianaOggi, ho voglia di augurarvi solo “Buona domenica”, senza pensare a tutti i problemi che assillano le nostre vite.

Lo faccio offrendovi questa languida canzone, interpretata da un uomo che, con la sua arte, ha fatto grande l’Italia.

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2013 un anno senza estate?

Non vi arrabbiate ma, a quanto pare…. l’estate sta finendo! O meglio, non comincerà, proprio!

2013 un anno senza estate?.

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Calendario verdiano: 24 maggio 1862

89009163Qualche tempo fa, mi capitò di leggere un articolo nel quale. Un giornalista tentava di dimostrare che Giuseppe Verdi era un “leghista ante litteram”. Evidentemente il povero scrivano non conosceva il fervente patriottismo verdiano e il suo grande desiderio di vedere l’Italia finalmente unita e repubblicana. Se non bastasse il famoso “Va pensiero”, indegnamente usurpato da barbari in canottiera verde, basterebbe ascoltare quest’Inno alle Nazioni” : cantata profana composta da Giuseppe Verdi su testo di Arrigo Boito per l’Esposizione universale del 1862 e presentata in anteprima il 24 maggio 1862 presso la Royal Opera House di Londra .

Inno delle Nazioni

Librettist: Arrigo Boito

CORO DI POPOLO
Gloria pel cieli altissimi,
Pei culminosi monti,
Pel limpidi orizzonti
Gemmati dí splendor.
In questo dí giocondo
Balzi di gioia il mondo,
Perchè vicino agli uomini
È il regno dell Amor,
Gloria! I venturi popli
Ne cantin la memoria,
Gloria pel cieli! … Gloria!

BARDO
Spettacolo sublime! … ecco … dai lidi
Remoti della terra, ove rifulge
Cocentemente il sol, ove distende
Bianco manto la neve, una migrante
Schiera di navi remigar per l acque
Degli ampli oceani, ed affollarsi tutte
Verso un magico Tempio, ed in quel Tempio
Spandere a mille a mille i portentosì
Miracoli del genio! … E fuvvi un giorno
Che passò furïando, quel bïeco
Fantasma della guerra; allora udissi
Un cozzar d armi, un saettar di spade,
Un tempestar di carri e di corsieri,
Un grido di trionfo … e un uluante
Urlo … e colà ove fumò di sangue
Il campo di battaglia, un luttuoso
Campo santo levarsì, eun elegia
Di preghiere, di pianti e di lamenti …
Ma in oggi un soffio di serena Dea
Spense quell ire, e se vi fur in campo
Avversarii crudeli, oggi non v ha
In quel Tempio che Umana Fratellanza,
E a Dio che l volle alziam di laudi un canto.
Signor, che sulla terra
Rugiade spargi e fior
E nembi di fulgori
E balsami d amor;
Fa che la pace torni
Coi benedetti giorni,
E un mondo di fratelli
Sarà, la terra allor.

Salve, Inghilterra, Regina dei mari
Di libertà vessillo antico! … Oh, Francia,
Tu, che spargesti il generoso sangue
Per una terra incatenata, salve, oh Francia, salve!
Oh Italia, oh Italia, oh Patria mia tradita,
Che il cielo benigno ti sia propizio ancora,
Fino a quel dí che libera tu ancor risorga al sole!
Oh Italia, oh Italia, oh Patria mia!

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Vince-nzo Nibali, squalo di montagna, ci hai fatto sognare.

Ribloggo volentieri questo bel post dell’amico popof1955, su Vincenzo Nibali, vincitore del Giro d’Italia 2013.

Grande Squalo, anche in montagna!

 

Vince-nzo Nibali, squalo di montagna, ci hai fatto sognare..

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Scherzi da prete

Casella 17/09/2011

Casella 17/09/2011

Se il valore di un uomo si misura anche dalla sua autoironia, allora Don Gallo era un grande. Quando l’ho incontrato, durante un dibattito sul testamento biologico, tenutosi a Casella (Ge), insieme a Mina Welby, raccontò un piccolo aneddoto che la dice lunga sul suo atteggiamento verso la morte.

Sua madre, ormai molto anziana, sentendosi prossima al trapasso, aveva voluto accanto a sé tutta la famiglia, compreso, ovviamente, il figlio prete Andrea. Mentre tutti le stavano intorno, pregando e confortandola, la poverina aprì gli occhi e disse:

-Ho sete. -

Immediatamente le avvicinarono alle labbra un bicchiere d’acqua.

-Acqua? No – fece lei – Datemi del moscato!

Bevve, lo gustò e poi spirò in grazia di Dio.

 

Proprio per questo suo senso del humour, mi permetto di dedicare a Don Gallo, questo post, dove ho riunito alcune affettuose vignette a lui dedicate.

 

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ADDIO, DON GALLO

Mi piace riportare questo bel passo di Vito Mancuso, illustre teologo che ammiro molto, su Don Gallo.

ADDIO, DON GALLO.

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