Autobus n. 15

Ieri, a Genova, è stato “gambizzato” Roberto Adinolfi, ad di Ansaldo nucleare: i fantasmi delle BR e dei loro “metodi”, riaffiorano in chi ha vissuto quei giorni di terrore.

“Autobus n.15” l’ho scrissi quando, qualche anno fa, vennero arrestati e condannati i componenti delle nuove BR

Autobus n. 15

L’autobus numero 15 correva verso Nervi e, tutte le mattine, portava al lavoro il Commissario di Polizia Antonio Esposito ucciso, il 21 giugno 1978 dalle Brigate Rosse, mentre scendeva dal bus. L’autobus numero 15 correva verso Nervi e finita la scuola, quasi tutte le mattine, io lo prendevo per andare al mare. L’ora non combinò, per fortuna e, anche quel giorno, passai una giornata di svago insieme agli amici: non esistevano, allora, telefonini e computer che potessero informarci, e, solo il tg della sera mi mostrò, nell’insulso formato tessera, il viso dell’ucciso. Quel volto non mi diceva nulla ma il pensiero che, magari per un soffio, avevo evitato l’incontro con lui e con i suoi assassini, mi diede un brivido, un sommesso tremore interno che, per qualche giorno, mi fece esitare un attimo prima di agguantare il “15” che mi portava ai bagni. Fu cosa di pochi giorni perché, negli anni di piombo, non ci si poteva permettere d’avere paura. Eravamo abituati: abituati ai rapimenti, alle gambizzazioni, alle uccisioni, ai volantini, alle stragi, alle bombe sui treni e nelle piazze, alle sigle più improbabili inneggiati alla lotta armata di destra e di sinistra.

Genova poi, si sapeva, era uno dei punti di riferimento della lotta armata contro lo stato e, in una città così piccola, in fondo, ci si conosce tutti: Guido Rossa, sindacalista ucciso dalle BR nel gennaio del ‘79 del frequentava la spiaggia dove andavo io e sua figlia, oggi senatrice, faceva parte della mia compagnia. La notizia della sua morte arrivò presto, mentre ero a scuola e, la suora che c’informò, Dio la perdoni, aggiunse: “Un comunista in meno…” A questa battuta non mi sono mai abituata.

Oggi ritornano i volantini, i kalashnikov  e le P38 nelle mani di ragazzetti che non erano neppure nati quando noi, ogni giorno, ci chiedevamo: “A chi toccherà, oggi?”. Noi conoscevamo a menadito nomi e luoghi e avremmo potuto recitare a memoria una litania di morte: Sossi, Coco, Montanelli, Italicus, Piazza della Loggia, Curcio, Moretti, Fioravanti, Moro. Nomi e immagini che si affollano di nuovo nelle nostre teste “abituate” ma che, per loro, sono solo ideali fantasmi che, forse, nessuo ha saputo o voluto raccontargli.

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9 commenti

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9 risposte a “Autobus n. 15

  1. Nessuno, uscendo di casa, poteva sentirsi sicuro di tornare a casa….prego che non si torni a momenti come quelli!!!!

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  2. Sai c’è qualcosa che non torna in questa storia. O qualcuno ha indagato male, o qualcun altro lascia uscire le belve dal serraglio nei momenti che ritiene opportuno. Spero che prendano presto l’attentatore almeno per capire le trame.

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  3. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  4. grandi verità….
    Io ho schivato per un soffio l’attentato dove perse la vita il PG Coco…Ero in Via Balbi per andare all’università e prima di entrare ho sentito sirene che riempivano gli spazi …poi la sera al TG ho scoperto cosa era successo

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